Il giallo sardo di Otto Gabos. A Roma

Tricromia ArtGallery, Roma – fino al 27 marzo 2016. La galleria capitolina accoglie le tavole illustrate di Otto Gabos. Per mostrare una storia semplice, ambientata in una Sardegna del secolo scorso, con “disegni che nascono per caso mentre parli al telefono o stai pensando ad altro”.

Otto Gabos - tavola tratta da L'illusione della terraferma, Rizzoli Lizard - Tricromia, Roma 2016
Otto Gabos - tavola tratta da L'illusione della terraferma, Rizzoli Lizard - Tricromia, Roma 2016

Racconto di piombo e carbone è il titolo che fa da viatico alla nuova personale di Otto Gabos (pseudonimo di Mario Rivelli, Cagliari, 1962) organizzata negli spazi di Tricromia per disegnare un percorso espositivo con le tavole illustrate di un suo recente volume – L’illusione della terraferma – edito da Rizzoli Lizard. Esploso sulle pareti della galleria, il volume di Otto Gabos racconta per immagini – e soltanto per immagini, perché le nuvolette sono vuote, lasciate allo stato embrionale – la storia avventurosa del commissario Ettore Marmo, allontanato dal continente per incompatibilità ideologica con il regime (la storia è ambientata negli Anni Trenta) e inviato dunque in Sardegna, e precisamente a Carbonia, nel Sulcis, dove, accanto all’insofferenza per il mare nutrita dal suo protagonista, succedono una serie di spiacevoli e sfortunati eventi. Ambienti densi e sabbiosi, antelucani e a volte al limite del crepuscolo disegnano l’atmosfera delle tavole in mostra e offrono allo spettatore la visione immediata di un clima realista, “carico di suggestioni grafiche”, come avverte Antonio Dini, “tratte dall’epoca che vuole inquadrare”.

Antonello Tolve

Roma // fino al 27 marzo 2016
Otto Gabos – Racconto di piombo e carbone
TRICROMIA
Via della Barchetta 13
06 6896970
[email protected]
www.tricromia.com

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/52346/otto-gabos-racconto-di-piombo-e-carbone/

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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.