Lo scultore sfaccettato

A Lugano, un ampio catalogo dell’inventiva di Tony Cragg, che rivitalizza la scultura e celebra l’umano, diluendolo in mille forme organiche. Dagli esordi ai volti odierni, una carrellata nella storia di uno dei più grandi scultori viventi. A Villa Ciani e nel parco adiacente, fino al 12 agosto.

Tony Cragg - veduta della mostra a Villa Ciani, Lugano 2012

Vien voglia di usare definizioni roboanti per Tony Cragg (Liverpool, 1949; vive a Wuppertal), vedendo la sua mostra a Lugano: il più grande scultore vivente? Le opere esposte nella villa Ciani e nel parco compongono in effetti l’antologia di un’inventiva inarrestabile. Le sculture dell’inglese rivitalizzano l’unitarietà della forma scultorea, oggi dispersa nei mille rivoli dell’installazione antimonumentale. Ma senza dimenticarsi della frammentarietà che caratterizza il nostro tempo.
Il fulcro delle sue opere è proprio la deviazione dal monolite: i blocchi di bronzo, fibra di vetro, legno, cera vengono colti nel momento della dispersione. Proprio per questo i lavori di Cragg vincono la sfida di uno spazio stupendo ma difficile: diventano parte delle sale di Villa Ciani, relativamente piccole e molto connotate, e paradossalmente vengono valorizzati. Più naturale l’armonia che s’instaura fra le tre sculture poste in esterni e il Parco Ciani.

Tony Cragg - veduta della mostra a Villa Ciani, Lugano 2012

Sono numerose in mostra le opere oggi più caratteristiche dell’artista, disamine perfette della situazione odierna dell’individuo: i volti – in via di comparizione o di dissolvenza? – che si palesano spingendo l’equilibrio quasi al punto di rottura. L’accostamento di questi lavori a un’antologia di opere storiche evidenzia poi l’ampiezza della ricerca dell’artista. A uno sguardo retrospettivo si ha la sensazione precisa di uno stato di grazia permanente che ormai dura da trent’anni, con l’allusione biomorfa e antropomorfa come costante.
Si prenda Secretions, fantasmagorico assemblaggio di una quantità infinita di dadi da gioco. Quasi incastrato nella stanza ma non per questo domo, l’organismo formato dai dadi è un super-io che non ha nulla da invidiare ai più complessi esseri immaginati dalla fantascienza. Evoca un coacervo di organi umani, oppure un essere senziente dalla forma inedita.

Tony Cragg - veduta della mostra a Villa Ciani, Lugano 2012

Gli assemblaggi di bottiglie e vetri, poi, attaccano con una sensazione di pericolo incombente, e allo stesso tempo accolgono con un respiro di leggerezza dovuto alla capacità compositiva – ogni oggetto dà l’impressione di stare nell’unica posizione possibile, negli assemblaggi di Cragg. E ancora, le piramidi di pezzi metallici di recupero, i Vermi realizzati con le palline che rappresentano i legami chimici…
In fondo, il pensiero che soggiace all’opera di Cragg non è idealista né regressivo, ma utopico e progressista. La presenza umana è ovunque, in un regno di rispetto reciproco tra le forme, gli esseri, tra natura e artificio.

Stefano Castelli

Lugano // fino al 12 agosto 2012
Tony Cragg
VILLA E PARCO CIANI
Viale Franscini 9
+41 (0)58 8667214
[email protected]
www.mda.lugano.ch

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (nato a Milano nel 1979, dove vive e lavora) è critico d'arte, curatore indipendente e giornalista. Laureato in Scienze politiche con una tesi su Andy Warhol, adotta nei confronti dell'arte un approccio antiformalista che coniuga estetica ed etica. Nel 2007 ha vinto il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli. Pubblica regolarmente i suoi articoli dal 2007 su Arte, dal 2011 su Artribune e dal 2018 su IL-mensile de Il Sole 24 ore. Collabora anche con Antiquariato. Dal 2004 a oggi ha curato numerose mostre in spazi privati e pubblici, di artisti affermati ed emergenti. Dal 2016 è nel comitato curatoriale del Premio arti visive San Fedele. Nel 2020 ha pubblicato il saggio "Radicale e radicante – Sul pensiero di Nicolas Bourriaud" (Postmediabooks) e tradotto il saggio "Inclusioni" di Nicolas Bourriaud (Postmediabooks).