Siamo stati alla Fashion Week di Taipei: la moda taiwanese tra identità e mercato. Il reportage 

Tra Oriente e Occidente, artigianato e materiali artificiali: la moda taiwanese ridefinisce la propria posizione in uno spazio nuovo recentemente rigenerato

A lungo l’Occidente l’ha chiamata Formosa, ‘isola bella’, come la battezzarono i navigatori portoghesi nel Cinquecento. Oggi è Taiwan a decidere come raccontarsi attraverso la moda. Arrivare a Taipei per seguire la Fashion Week significa confrontarsi con una domanda che riguarda oggi molti sistemi creativi fuori dai tradizionali centri della moda: come costruire un’identità propria e riconoscibile senza rinunciare al dialogo internazionale? Invitata dal Taiwan Design Research Institute, Artribune ha seguito l’edizione Primavera/Estate 2027 (SS27) della manifestazione, dal 15 al 18 ottobre 2026.

L’ex quartier generale dell’Aeronautica diventa il centro della moda a Taiwan

Nata nel 2018, la Taipei Fashion Week ha avviato con la stagione Autunno/Inverno 2026 (AW26) una trasformazione, da vetrina a piattaforma che sostiene i marchi, il loro mercato e l’apertura internazionale. Con la SS27 la Fashion Week lascia per la prima volta il Songshan Cultural and Creative Park e si trasferisce, in gran parte, nel Kong Zong Cultural Base, un luogo con oltre ottant’anni di storia, prendendo parte alla sua rigenerazione urbana. È stato l’Istituto di Ricerca Industriale dal 1941, sede dell’Aeronautica militare dal 1950 ed è base del Taiwan Contemporary Culture Lab dal 2018. Il restauro degli edifici si è concluso ad agosto 2026 e con il festival Skyward 2026, il sito con i suoi 7 ettari si è aperto al pubblico come base culturale nazionale. Il tema di Skyward quest’anno è stitching (cucitura) e non poteva essere più in linea per ospitare l’evento di moda negli edifici restaurati, tra il verde e le opere d’arte pubblica.

Radici locali, immaginari globali alla Taipei Fashion Week SS27

Taipei si trova in una posizione culturale interessante, un luogo in cui convivono molte stratificazioni: radici cinesi e culture indigene, la memoria del periodo coloniale giapponese, l’influenza globale e quella locale, con uno sguardo molto aperto verso l’occidente. Lo si vede anche nel programma: nei miti e nelle credenze ancestrali di Wei Tzu Yuan, che attinge all’oltretomba mitico di Fengdu e alle divinità del vento e della terra; nei ricami per le divinità che JUST IN XX porta in UNIFORMOSA; negli omaggi al kimono giapponese, fino a Batman, nella collaborazione di Gioia Pan con DC di Warner Bros. Discovery, e a Intervista col vampiro di Anne Rice, da cui parte INFDARK.
Ma più che una sintesi già compiuta tra questi mondi, quello che emerge dalla Fashion Week è il lavoro per definire un linguaggio proprio. Non si tratta di individuare una cifra estetica comune, quanto di capire come una generazione di designer possa confrontarsi con mercati, tecnologie e modelli culturali differenti senza perdere la specificità della propria ricerca.

Taipei Fashion Week SS27: le sfilate e i brand

Le cinque sfilate e le otto presentazioni in calendario hanno restituito un panorama eterogeneo. Nelle collezioni, il lavoro sui materiali e sulle costruzioni convive con riferimenti alla cultura pop, alla musica, al mondo digitale e alle sottoculture. Daniel Wong ha aperto la stagione nel cortile storico con Dress Code, per mettere in discussione i confini tra uniformi militari, abiti formali e abbigliamento casual. Yentity ha puntato su silhouette ampie, tonalità brune ed eleganza misurata; oqLiq ha costruito un racconto in total denim. INMORIES, in collaborazione con la lega professionistica taiwanese di basket, ha trasformato in silhouette i movimenti e le traiettorie dei giocatori. GIOIA PAN ha portato in passerella la sua ricerca nella maglieria attraverso abiti neri lisci o forati, mentre INFDARK ha costruito una sfilata teatrale, popolata da figure che richiamano l’immaginario gotico, JENN LEE ha intrecciato la sartoria del qipao (abito tradizionale cinese femminile, caratterizzato da un colletto alla coreana, una chiusura asimmetrica sul petto e spacchi laterali) alle linee gotiche. CHARINYEH, fondata nel 1985, con Island Tides ha proposto silhouette fluide e tagli scultorei, con elementi tridimensionali che richiamano le maree. Linguaggi diversi, che difficilmente possono essere ricondotti a un’unica tendenza, ma che confermano la pluralità delle direzioni intraprese.

Le presentazioni dei creativi a Taipei

È nelle presentazioni che la distanza tra chi crea e chi osserva si è ridotta maggiormente. Formati aperti hanno permesso di avvicinarsi ai capi, leggerne i dettagli sartoriali e comprenderne le lavorazioni. AISH ha decostruito e ricucito capi di generazioni diverse, lasciando visibili le cuciture come tracce di memoria. Story Wear, realtà nata attorno al recupero del denim e oggi impegnata nella sperimentazione del recupero di nuovi materiali di scarto, ha articolato la presentazione su due piani dell’hotel il Capella, con un’apertura esplicita verso un immaginario occidentale, fino al richiamo a Imagine di John Lennon. JUST IN XX, stilista a cui, da oltre vent’anni, si affidano le uniformi di musei, istituzioni e della squadra olimpica (ha disegnato quelle di Chinese Taipei per Tokyo e Parigi), si è visto durante la presentazione e la mostra UNIFORMOSA, che unisce ‘uniform’ a ‘Formosa’. Il suo estro si ritrova anche negli spazi del Trade Show con pezzi unici di upcycling ricavati dalla sua minuziosa collezione di capi e tessuti antichi, vintage o di seconda mano.

Tecnologia e intelligenza artificiale nella moda di Taiwan

La tecnologia è un altro asse di questo scenario. Claudia Wang costruisce un mondo fiabesco di colori pastello e silhouette comode, eleganti e giocose allo stesso tempo, in cui un fiocco sulla testa fa da filo rosso e dialoga con la creazione in virtuale. Nel suo processo creativo l’intelligenza artificiale entra in relazione con il disegno e con la costruzione di personaggi. Story Wear, invece, parte dal denim di seconda mano, raccolto da 1.200 persone. Lo decostruisce, lo classifica con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e lo trasforma in nuovi tessuti con una tecnica di jacquard in denim messa a punto dal marchio. Un’impostazione che si ritrova anche nel Trade Show con Yen Ting Cho che usa la co-creazione tra essere umano e macchina e la tecnologia digitale per sviluppare motivi originali. Anche gli incontri del Fashion Salon hanno affrontato il rapporto tra moda, impresa e nuove tecnologie. Il nodo, in fondo, è che gli strumenti si moltiplicano rapidamente, ma il valore di un progetto continua a dipendere da ciò che è in grado di esprimere attraverso di essi. E in un luogo riconosciuto nel mondo per la propria forza tecnologica, resta da vedere come questa possa dialogare con la moda. Nel mondo della moda Taiwan è nota soprattutto per l’export tessile, molto meno per l’abbigliamento, ed è nel design che la scena locale vuole fare la differenza. Il Ministero della Cultura afferma di voler sostenere il sistema, dallo sviluppo dei materiali all’accesso al mercato. È una filiera che si può già osservare con Yentity che lavora con tessuti funzionali di fornitori taiwanesi, e oqLiq con un denim COOLMAX dalle prestazioni rinfrescanti, creato insieme a WISDOM®.

Dalla passerella al mercato: il debutto del Trade Show alla Taipei Fashion Week

Accanto alle sfilate, il debutto del TPEFW Trade Show ha riunito cinquantatre brand in quattro aree: contemporary lifestyle, accessori, atelier su misura e showcase. L’edizione ha contato più di 29.000 visite, il 42,8% in più rispetto alla stagione dell’anno scorso, e più di 70 buyer da nove paesi, tra cui l’italiana Luisa Via Roma, i giapponesi Isetan, Hankyu e Takashimaya, e la tedesca Andreas Murkudis. Incontri con buyer, attività di matchmaking e iniziative rivolte ai consumatori indicano, inoltre, la volontà di accompagnare la ricerca creativa con occasioni concrete di sviluppo commerciale e di apertura internazionale. Resta da capire quanti degli incontri con i buyer si tradurranno in ordini. È un passaggio decisivo, perché costruire un’identità non significa soltanto renderla visibile, ma anche creare le condizioni perché possa sostenersi nel tempo.

L’identità ancora aperta della moda di Taiwan

Da un lato, la necessità di dialogare con un sistema globale che impone velocità, visibilità e nuove competenze; dall’altro, il desiderio di trovare qualcosa che non sia immediatamente intercambiabile con ciò che si vede altrove. Taipei Fashion Week non restituisce un’immagine uniforme della moda taiwanese, né è questo il suo aspetto più interessante. Mostra piuttosto un sistema che sta ridefinendo le proprie coordinate, sostenuto dal Ministero della Cultura, dalle piattaforme di confronto e da una crescente attenzione internazionale. L’identità è un processo aperto: si costruisce nelle scelte dei designer, nei materiali che sperimentano, nei riferimenti che trasformano e nelle relazioni che si riescono ad attivare. La prossima edizione, Autunno/Inverno 2027, è in programma a marzo 2027 al Kong Zong Cultural Base.

Margherita Cuccia

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Margherita Cuccia

Margherita Cuccia

Margherita cura per Artribune, TAILOR, la nostra newsletter verticale dedicata al mondo della moda nelle sue intersezioni con l'arte e la cultura. Sul fronte offline cura Artribune Moda, il magazine semestrale dedicato all'arte del vestire e ai suoi linguaggi. È inoltre responsabile dei Progetti Speciali…

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