Il legame tra sport e moda è sempre più indissolubile (se n’è accorta anche la Cina)
Dagli investimenti di Prada a Shanghai al mega-gruppo Anta Sport, in Cina si sta costruendo una cultura della moda che – pezzo dopo pezzo – mira a scalzare i grandi marchi occidentali. E lo sport gioca un ruolo di primo piano
La notizia è di qualche giorno fa: Prada ha realizzato il formalwear per la nazionale femminile di calcio cinese, quella con le “Steel Roses” (Rose d’Acciaio è il soprannome di questa compagine), è una collaborazione iniziata nel 2023 e destinata a proseguire almeno fino agli Asian Games di Aichi-Nagoya 2026. Il calcio femminile in Cina è visto come uno strumento di progresso sociale: in un Paese in cui la visibilità femminile delle donne nello sport è ancora limitata, le Rose d’Acciaio rappresentano un modello positivo e una fonte di ispirazione per milioni di ragazze. Per il Gruppo Prada, così come per tutti i brand di moda, la Cina è il secondo mercato di consumo più grande al mondo, rappresenta una destinazione di grande importanza. Così, ai progetti educativi, alle collaborazioni con istituzioni locali e internazionali, ai programmi espositivi di Rong Zhai o Pradasphere II allo Start Museum di Shanghai Prada ha affiancato questa incursione nel territorio dello sport. La collaborazione, del resto, si inserisce in un trend globale che vede i brand del lusso traghettare dal mondo del leisure a quello degli sport attivi, non solo come sponsor ma come interpreti estetici.

Sport e moda nel presente e nel prossimo futuro
L’en plein italiano degli sport invernali alle Olimpiadi Milano Cortina 2026 ha fatto seguito a un 2025 che ha visto intorno alle imprese di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz crescere a dismisura il numero dei fan di uno sport un tempo considerato elitario mentre siamo ora in attesa dell’inizio della Coppa del Mondo FIFA 2026 che si terrà dal 11 giugno al 19 luglio 2026. Le previsioni parlano di 6-7 milioni di tifosi presenti negli stadi di USA, Canada e Messico e oltre 5 miliardi a seguire il torneo in tutto il mondo attraverso tv tradizionale, piattaforme di streaming, highlights, social e altri media. Il riflesso di questi eventi sulla moda? Di certo assisteremo a un rinvigorirsi del blokecore, l’utilizzo le maglie da calcio come outfit integrati nello streetwear, segmento di cui sono leader brand Nike e Adidas. Anche se più di recente quest’ultimo è stato surclassato dal gorpcore (“gorp” è lo snack da trekking) estetica che prevede di indossare in città, capi di outdoor di brand come The North Face, Patagonia, Arc’teryx o Solomon.

Il super gruppo cinese Anta Sport
Ho utilizzato nelle righe qui sopra termini che definiscono fenomeni che hanno avuto origine in Paesi di lingua anglosassone per poi diffondersi ovunque. Ma non è questo che importa, importa invece che sotto la koiné più o meno snobistica del fashion, si avvertono forti movimenti tellurici. Il valore complessivo del mercato globale dell’abbigliamento sportivo è oggi nell’ordine di 250 miliardi di dollari all’anno, secondo alcuni analisti con una forte crescita prevista fino a 800 miliardi entro il 2034. Qui come in qualsiasi altra area produttiva, la Cina – da secondo mercato globale più importante al mondo – si propone di diventarne il primo produttore. La vicenda del Gruppo Anta Sport è esemplare. Si tratta della principale azienda cinese di abbigliamento sportivo presente sulla scena internazionale: vanta un portafoglio globale fortemente arricchito da acquisizioni, di cui l’ultima è nata da un accordo da 1,8 miliardi di dollari per una partecipazione maggioritaria in Puma di proprietà del gruppo francese Groupe Artèmis società della famiglia Pinault che controlla Kering gruppo del lusso (contenitore di Gucci, St. Laurent, Valentino, Balenciaga tra gli altri) attualmente concentrato sulla riduzione del proprio indebitamento. L’ offerta di Anta Group spazia dall’attrezzatura outdoor, allo sportswear maschile e femminile (venduto a circa un terzo del prezzo di Nike), alle sneaker il tutto una politica di fasce di prezzo ben differenziate. Dal 2025 Anta Group detiene oltre il 23% del mercato cinese dell’abbigliamento sportivo, superando sia Nike che Adidas. Nel mondo si colloca al terzo posto, dopo Nike e Adidas, ma l’ambizione del suo fondatore Ding Shizhong, è quella di farla diventare il più grande conglomerato di abbigliamento sportivo del pianeta.
Anta Sport: una storia di successo
Nato in una piccola città nella provincia del Fujian, Ding Shizhong abbandona la scuola superiore e chiede al padre un prestito 10mila yuan (1.441 dollari) con cui acquista 600 paia di scarpe dalla fabbrica di un parente. Dopo averle vendute a Pechino, torna a casa e reinveste i profitti in una piccola officina. Inizialmente si concentrava sulla produzione per conto di marchi internazionali, ma presto si rende conto che creando un proprio marchio avrebbe realizzato margini molto più elevati. Lancia il marchio Anta nel 1991. All’inizio degli Anni Duemila affrontata la prova più difficile. Un’ondata di giganti globali dell’abbigliamento sportivo si riversa in Cina, mettendo sotto pressione i player locali. Anta risponde integrando la sua base di mercato di massa con l’acquisizione di marchi internazionali. Oggi, il suo portfolio include marchi nati in Cina come Anta, Anta Fusion e Anta kids o Maia Active, specializzato in abbigliamento yoga e fitness, ma il suo portfolio prevede anche il controllo di brand provenienti da altrove come il sudcoreano Fila, Descente, marchio giapponese specializzato in sci, cross-training e running, il pioniere sudcoreano dell’outdoor Kolon Sport, l’abbigliamento per l’outdoor Jack Wolfskin. Il balzo decisivo, tuttavia, Anta lo ha fatto nel 2018, acquisendo il controllo dell’americana Amer Sports per 6,29 miliardi di dollari. Sorprende riconoscere oggi brand premium come Arc’teryx, Salomon e Wilson nella compagine costruita pezzo dopo pezzo da Ding Shizhong. Con il controllo di Puma Anta ha ottenuto ciò che mancava al suo portafoglio globale: un marchio, riconosciuto a livello globale e con una forte risonanza negli Stati Uniti e in Europa.
Aldo Premoli
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