Il pazzo design di Lidl. La catena di supermercati lancia la borsa-carrello in edizione limitata firmata Nik Bentel
Supermercati, moda e design. Un nuovo accordo tra la tedesca Lidl e il newyorkese Nik Bentel Studio. Borse ispirate a pasta, cornetti, set da pic-nic e ora ai carrelli della spesa. Ironia e appeal per le collezioni del brillante designer
Lidl ci ha preso gusto. Non nuovo ad operazioni di marketing originali, ultra pop e al contempo pensate per strizzare l’occhio all’esclusività, il colosso tedesco della grande distribuzione rinnova la collaborazione con il designer newyorkese Nikolas Gregory Bentel e con il suo Nik Bentel Studio. Se nel 2024, sviluppando il connubio cibo-moda, avevano lanciato un modello sui generis di borsetta, andato velocemente sold out, oggi tornano sul tema, con la stessa carica d’ironia.
La prima volta si trattò di una mini bag in pelle (The Croissant Handbag), ispirata al tradizionale croissant al burro di Lidl e ai sacchetti di carta marrone in cui si ripongono i prodotti da forno: il cornetto era un soffice portamonete in pelle, ben visibile attraverso la finestra trasparente delle bustine, perfettamente riprodotta. Sfizioso il dettaglio della chiusura, arrotolata su stessa come un vero sacchetto e sigillata da un appariscente pin-logo.
La Trolley Bag di Nik Bentel per Lidl
L’idea per il 2026 è forse ancora più eccentrica. Un carrello da portare al braccio, non per fare la spesa ma per metterci dentro portafogli, chiavi, make up, cellulare. In teoria. Perché la Trolley Bag di Bentel è carina, originale a dir poco, ma non esattamente pratica: più uno sfizio da esibire per gioco o un oggetto da collezione. È infatti un classico cestello grigliato in acciaio inossidabile, con catena-tracolla, impossibile da chiudere e con il contenuto totalmente a vista. Stretto e lungo, come un’elegante “baguette”, per un’insolita variazione rispetto ai prototipi da supermarket. Il manico giallo-blu è quello dei carrelli Lidl, mentre su un lato è agganciato un piccolo charm-portachiavi (vagamente a forma di moneta, per associazione spontanea), brandizzato pure lui.
Si tratta, come nel 2024, di un’edizione limitata, e anche stavolta bisognerà correre per accaparrarsi un esemplare: dopo un bel battage su stampa e social, la Trolley Bag è stata svelata dal vivo durante l’evento speciale Lidl Fresh Drop, il 20 e 21 febbraio a New York, nel punto vendita di D’Arblay, a Soho. Non acquistabile, la si poteva conquistare cimentandosi con una “fruit machine” – una slot machine in versione ortofrutticola – appositamente creata. Per chi è rimasto a bocca asciutta ci sarà ancora una chance: una quantità imprecisata di borse sarà estratta a sorte sul sito di Nik Bentel Studio il 26 febbraio alle ore 10.

Nik Bentel Studio, ironia e gusto vintage
Ben fatta la campagna di comunicazione, animata da una serie di scatti divertenti, coloratissimi, un po’ naïf, sempre sul focus “frutta e ortaggi”: piogge di arance, cavolfiori, mele, sedani, banane, tra ceste ricolme e ragazzi che volteggiano nel vuoto, agganciati alle le loro bag. L’approccio di Bentel è inconfondibile. Basta scorrere il suo sito: struttura minimal, palette accesa e un’identità visiva fortissima (firmata da Little Troop). Uno humor che si nutre di leggerezza e di un’idea del vintage sdrammatizzata, non romantica, tra logotipo e faccine-mascotte animati, a evocare grafiche, font e cartoon Anni ‘70/‘80.Quanto ai prodotti lanciati di recente, sono in perfetta continuità con l’operazione Lidl la Spaghetti Clutch e la Pasta Bag, borsette in pelle vegana con stampa UV, costruite esattamente come delle confezioni di pasta: finto marchio vintage, in stile ‘antico pastificio d’epoca’, colore blu Barilla – Bentel è di origini italiane – catena in acciaio dorato e tutti i dettagli perfettamente riportati, dal numero del formato al peso, dal codice a barre alle indicazioni sul tipo di grano o sulla cottura. Costo: tra i 275 e i 320 dollari.

Dal food al capitalismo: le ispirazioni nel design di Bentel
Ancora a proposito di borse, su un altro registro si colloca la Orb Bag, realizzata in acciaio cromato, bianco e nero, stavolta non la versione deluxe di un prodotto da supermercato, ma un oggetto futuristico che si ispira alle ciclidi di Dupin, superfici algebriche definite come l’inversione di un toro geometrico, un cilindro o un cono: protagoniste sono dunque le linee di curvatura spaziali e la relativa deformazione della luce. Realizzate in acrilico e rivestite in lucida pelle, assomigliano a delle sculture in miniatura di Anish Kapoor. Piccole come amuleti e simili a luccicanti toys sono invece le Ball Harp, strumenti musicali in acciaio e ottone, realizzati decostruendo e riplasmando in una inedita forma sferica l’armonica a bocca.
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Dal banco frutta alla matematica più astrusa, dalla pasta alla musica, in naturalezza e in leggerezza: nei voli pindarici di Bentel c’è la capacità di vestire l’ironia di autorevolezza, di dissimulare l’alta qualità del design dietro un’allegra passione per i simboli più cheap del consumismo. I suoi oggetti del desiderio sono giocattoli irriverenti, ma anche citazioni colte o divertissement sulla società di massa. Così si ammicca all’economia con il geniale The Capitalism Knife, il coltello in platino intitolato al capitalismo, crudele con un’arma bianca. La lama forgiata in acciaio ha le esatte dimensioni e la grafica di una carta di credito, il manico è in legno con finitura a olio. Pratico, affilatissimo, utilizzabile a tavola, si lava anche in lavastoviglie: costa intorno ai 70 dollari ed è stato prodotto in più versioni, inclusa una serie limitata di 100.
A proposito di amore per il vintage, il tema è la tecnologia primitiva dei floppy disk – inventati da IBM nel 1967 e rimasti in commercio fino agli Anni ’90 – per i piccoli portafogli quadrati in vera pelle (Floppy Disk Wallet), dotati di fermasoldi in argento, identici nella forma e nelle dimensioni (3,5” x 3,5”) ai cari, vecchi dispositivi di archiviazione dati. E tra mobili, accessori, capi d’abbigliamento e articoli per la casa, lo studio newyorkese (composto da cinque persone: Dan, Diana, Gene e Mara, oltre a Nik) ha trovato una cifra unica, progettando e commercializzando tra gli oggetti più stravaganti del momento, frutto di un’intelligente operazione di recupero e rielaborazione di merci e simboli che abitano l’immaginario collettivo, mixando cultura alta e cultura bassa, fra gioco, disincanto, memoria affettuosa, critica sottile e ispirazione sociale.
Helga Marsala
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