Un’alleanza tra scienza e design per i tessuti prodotti con le risorse naturali della Camargue

I tessuti della nuova collezione del brand francese Élitis sfruttano le risorse autoctone della zona umida del delta del Rodano, dalla lana delle pecore locali alle erbe e piante selvatiche, usate per produrre le tinture. Un approccio che si nutre delle ricerche di LUMA Atelier, partner dell'iniziativa e voce autorevole nel campo del biodesign

L’acqua onnipresente, le riserve naturali abitate da cavalli selvaggi e fenicotteri, le saline che si accendono di colore al tramonto. La Camargue, la pianura alluvionale intorno al delta del Rodano, è una regione affascinante che ogni anno attira circa 23 milioni di turisti, ma non è solo quello: è anche una incredibile miniera di risorse naturali che possono essere utilizzate per dare vita a materiali innovativi e circolari. Ad accorgersene, tra i primi, è stato il LUMA di Arles, il campus creativo fondato dalla mecenate svizzera Maja Hoffmann nella città alle porte dell’oasi naturalistica della Camargue, con il suo programma di ricerca sul design impegnato soprattutto nella ricerca di soluzioni sostenibili a chilometro zero. 

Dalle alghe al sale, il lavoro di LUMA Atelier sulle risorse locali

Con un’azione ad ampio raggio che coinvolge progettisti, scienziati ed esperti di vari settori, LUMA Atelier lavora all’intersezione tra scienza e design e studia da diversi anni il potenziale di materiali abbondanti nell’ecosistema locale ma a lungo screditati, o comunque non presi sul serio, come le alghe, il sale, i funghi, le piante selvatiche o i rifiuti agricoli. Rielaborati e valorizzati, possono rivelarsi utilissimi in diversi ambiti, dall’edilizia all’industria. Le alghe, per esempio, possono servire per produrre bioplastiche e tinture mentre il sale, cristallizzato attraverso un procedimento tutto naturale, può diventare un materiale da construzione inconsueto ma di tutto rispetto. Nel nuovo edificio dell’Atelier LUMA, Le Magasin Électrique, inaugurato nel 2023 in un’ex-officina ferroviaria e dedicato proprio a rendere visibile questa sperimentazione sui biomateriali locali, quasi ogni cosa deriva da risorse reperite in zona: le maniglie antibatteriche sono fatte con cristalli di sale, l’isolamento acustico è garantito da pannelli in fibra prodotta con il midollo delle piante di girasole e paglia di riso e le piastrelle dei bagni sono state ricavate dagli scarti di una vicina cava d’argilla. 

La collezione Racines di Elitis, “figlia” della Camargue 

L’approccio bioregionale al design del LUMA si è tradotto di recente in una vera e propria collezione di tessuti grazie alla collaborazione con Élitis, una maison che come il centro d’arte basato ad Arles ha la sua sede nel sud della Francia, nella “città rosa” di Tolosa. Come racconta la direttrice artistica della divisione tessile dell’azienda, la designer Ariane Dalle, alla base di questa operazione c’è stato il riconoscimento di una sensibilità comune e di una comunione di intenti tra le due realtà. “L’idea ha preso forma durante la mia visita all’Atelier Luma“, spiega. “Ho avuto l’opportunità di scoprire il loro dipartimento di tintura e di incontrare il dipartimento tessile diretto dalla designer Axelle Gisserot. È stato l’incontro di due donne che desideravano lavorare nella stessa direzione. Sono rimasta colpita dalla complessità delle tinture naturali, dalla loro iregolarità, dalla loro memoria“. La collezione Racines (Radici) è nata a partire da materie prime rigorosamente locali, la lana merino di Arles e una serie di erbe tintorie raccolte in Camargue, con il coinvolgimento di un ecosistema industriale locale.

La natura della Camargue, una passione di famiglia

Il legame con il territorio è stato fin dal principio un elemento essenziale di questo progetto, al quale Ariane Dalle teneva molto anche per ragioni biografiche e famigliari. “Sono nata in una graziosa fattoria provenzale del diciottesimo secolo della Camargue, incastonata tra campi di lavanda bluastra, ulivi verderame, un ampio viale di platani e i ciottoli del Rodano, circondata dagli splendidi cavalli bianchi e dromedari della regione“, prosegue la designer. “Il mio istinto creativo è sempre stato legato all’idea della superficie materica della terra come memoria, un luogo in cui le cose vengono assorbite e rivelate. Mio padre, inoltre, è un ingegnere agronomo e mi ha trasmesso il suo amore per la Camargue sulle orme di Luc Hoffmann, il padre di Maja Hoffmann, che nel 1954 aveva fondato un istituto di ricerca non profit dedicato alla conservazione delle zone umide mediterranee e degli uccelli“. 

Le tinture naturali e la riscoperta del valore estetico dell’imperfezione

Trovare le erbe tintorie giuste – dalla Coreopside, una pianta erbacea perenne con dei fiori gialli e arancio simili a margherite, al tannino e al castagno per i neri, i grigi e i marroni – e utilizzarle per elaborare una palette coerente ispirata alle cromie dell’ambiente circostante è stato un percorso lento, costellato da prove ed errori, e non privo di difficoltà. “Ci sono stati degli insuccessi, certo, ma questo ci ha permesso di di pensare in modo diverso alle soluzioni naturali“, racconta ancora Dalle. “La lentezza del processo di tintura naturale è stata una sfida ma anche una rivelazione. Non si può forzare. I colori cambiano, si stabilizzano e reagiscono naturalmente. Ho dovuto abbandonare l’idea di raggiungere la perfezione e, cos’ facendo, ho trovato qualcosa di più delicato, di più vivo. I tannini naturali presenti in alcune piante offrono una tavolozza infinita di sfumature che non ci aspettavamo“. 

Giulia Marani

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Giulia Marani

Giulia Marani

Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per…

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