Al Design Museum di Londra la grande mostra che apre al pubblico i favolosi archivi di Wes Anderson
Costumi di scena, sketchbook, pupazzi originali, set in miniatura e scenografie rivelano l’immaginario e l’estetica del regista statunitense, che in 30 anni di attività ha raccolto migliaia di oggetti utilizzati per i suoi film, costruendo un’incredibile raccolta di memorabilia
Per tutto il periodo di Natale, Wes Anderson presterà la sua creatività al progetto ideato da Gagosian per omaggiare l’arte di Joseph Cornell, ricostruendo come fosse uno dei suoi immaginifici set lo studio dell’artista newyorkese, nella sede parigina della galleria.
Ma il regista statunitense chiude il 2025 da protagonista anche a Londra, dove ha inaugurato alla fine di novembre l’attesissima mostra dedicatagli dal Design Museum (si può visitare fino al 26 luglio 2026).

Gli archivi di Wes Anderson in mostra al Design Museum di Londra
Una imponente retrospettiva che per la prima volta apre al pubblico inglese gli affollati archivi di Anderson, esponendo oltre 700 oggetti e progetti riconducibili a 30 anni di attività nel cinema di uno dei cineasti più celebrati degli ultimi decenni. Il viaggio dentro agli archivi di Wes Anderson, all’interno del museo di South Kensington, inizia dal più che riconoscibile Grand Budapest Hotel, modello in scala monumentale dell’albergo rosa confetto (realmente utilizzato per le riprese nel 2014) che dà il titolo a una delle pellicole più note del regista. Poi il percorso si dipana tra costumi di scena, set in miniatura, storyboard, quaderni e memorabilia custoditi con cura da Anderson per evitare che andassero perduti o distrutti, come spesso accade agli oggetti di scena utilizzati dall’industria cinematografica.
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Gli oggetti che raccontano l’immaginario di Wes Anderson
La mostra londinese, curata da Lucia Savi e Johanna Agerman Ross, è una riedizione rivista, aggiornata e accresciuta nel numero di pezzi esposti (300 in più) del progetto allestito la scorsa primavera a Parigi, presso la Cinémathèque française. E consente di scoprire in modo ancora più approfondito il processo creativo dietro ai film girati dagli Anni Novanta (a partire da Rushmore, 1998) a oggi, compreso l’ultima fatica del regista, The Phoenician Scheme (2025). Si risale, così, all’origine di un’estetica ispirata tanto al cinema classico quanto alla letteratura. Dai toni nostalgici de I Tenenbaum alle avventure di Moonrise Kingdom, all’animazione in stop motion di Fantastic Mr. Fox, il percorso espositivo permette di immergersi nel modo di raccontare storie di Anderson, fatto di acribia descrittiva e atmosfere fiabesche.
A ogni film è garantita una sezione a sé stante, con gli oggetti di scena di The Phoenician Scheme proposti per la prima volta in un contesto museale Per la prima volta, gli oggetti dell’ultimo lungometraggio di Anderson compaiono in un contesto museale. Ma si spazia dai distributori automatici di Asteroid City (2023) alla pelliccia Fendi indossata da Gwyneth Paltrow nel ruolo di Margot Tenenbaum, ai pupazzi originali utilizzati per animare le creature marine di Le avventure acquatiche di Steve Zissou (2004). E ancora dal dipinto Il ragazzo con la mela di Grand Budapest Hotel ai costumi indossati da Ralph Fiennes nel ruolo del concierge Gustave H e da Tilda Swinton in quello di Madame D, nella stessa, celebratissima pellicola. I costumi, del resto, sono presenti in grande abbondanza, a testimoniare il lavoro certosino sulla caratterizzazione dei personaggi.
Design e artigianalità nella progettazione corale dei film di Wes Anderson
La mostra propone anche la visione integrale di tre cortometraggi di Anderson: Bottle Rocket (1993, poco conosciuto e raramente rappresentato), Hotel Chevalier (2007) e Castello Cavalcanti (2013), oltre a The Swan, tratto dall’antologia di Roald Dahl curata da Anderson del 2023.
Ma c’è spazio anche per omaggiare il lavoro e le competenze delle numerose maestranze che affiancano il regista, dagli illustratori agli scenografi, ai compositori delle musiche originali dei film, a chi progetta pupazzi o disegna e cuce gli abiti di scena. Un progettazione corale fondata su artigianalità e progettazione di design, “che rende il Design Museum il contesto perfetto per ospitare questa retrospettiva”, sottolinea il direttore del museo londinese, Tim Marlow.
Un catalogo, che ha visto la partecipazione diretta di Anderson, completa il progetto, raccogliendo saggi, interviste e fotografie che approfondiscono i temi della mostra, con le voci di molti attori diretti dal regista, da Owen Wilson, a Scarlett Johansson, Jason Schwartzman, Tilda Swinton, Alexandre Desplat, Seu Jorge e Randall Poster.
Livia Montagnoli
Wes Anderson: The Archives
Fino al 26 luglio 2026
Design Museum, Londra
www.designmuseum.org
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