A Bilbao il nuovo Bellas Artes firmato Norman Foster. Quattro anni di lavori e 46 milioni di investimento
Una lunga architettura in acciaio e vetro si solleva sopra il museo esistente, sostenuta da grandi strutture a V, e propone un ulteriore forma alla storia di un’istituzione fondata nel 1908
Dopo quattro anni di lavori, il Museo de Bellas Artes di Bilbao grazie a Norman Foster insieme all’architetto basco Luis María Uriarte aggiunge oltre 6mila metri quadrati al complesso museale, intervenendo sugli edifici storici e introducendo un nuovo volume sospeso, destinato alle mostre temporanee. Si chiama Agravitas ed è a tutti gli effetti un esercizio tra conservazione e trasformazione. Una lunga architettura in acciaio e vetro si solleva sopra il museo esistente, sostenuta da grandi strutture a V, e propone un ulteriore forma alla storia di un’istituzione fondata nel 1908. Foster conosce Bilbao da vicino: alla fine degli Anni Ottanta aveva progettato le stazioni e gli ingressi della metropolitana, contribuendo a ridefinire l’immagine della città industriale. Ora torna su un edificio culturale, in un progetto che ha l’obiettivo di far crescere un museo senza cancellarne la memoria.

A Bilbao inaugura Agravits: il nuovo Bellas Artes firmato Norman Foster
Il Bellas Artes è già il risultato di più epoche. Il nucleo originario, realizzato nel 1945 da Fernando Urrutia e Gonzalo Cárdenas, guarda alla tradizione museale e al modello del Prado. A questo si è aggiunto nel 1970 il corpo progettato da Álvaro Líbano e Ricardo Beascoa, più vicino alla grammatica modernista e alle esigenze dell’arte contemporanea. Luis María Uriarte aveva poi lavorato sul complesso all’inizio degli Anni Duemila. Con Agravitas il nuovo intervento si sviluppa sopra le costruzioni preesistenti e diventa, anzi, lo strumento attraverso cui metterle finalmente in relazione. Il nuovo volume concentra le principali funzioni aggiuntive in una struttura sopraelevata, evitando un grande intervento nel sottosuolo del parco. Una soluzione che ha ridotto i rischi del cantiere e consentito di conservare il rapporto tra il museo e il paesaggio circostante, ma che soprattutto definisce una precisa idea di sostenibilità. I lavori, iniziati nel novembre 2022, hanno richiesto un investimento di circa 46 milioni di euro e il museo è rimasto operativo durante il cantiere, rendendo l’intervento ancora più complesso.
La struttura di Agravitas al Bellas Artes di Bilbao
Al centro dell’intervento c’è l’Atrio Arriaga, uno spazio che ricompone il rapporto tra i due edifici storici e diventa il nuovo punto di orientamento del museo. L’antico spazio aperto tra le architetture viene inglobato e trasformato in una grande soglia trasparente. Al centro rimane la fontana-scultura dedicata al compositore Juan Crisóstomo de Arriaga, realizzata da Francisco Durrio, mentre un grande oculo di sei metri di diametro porta la luce naturale dall’alto. La sequenza di sale che prima appariva più frammentata trova qui un nuovo punto di relazione. Le diverse epoche del museo possono essere attraversate con maggiore continuità, mentre le vetrate ristabiliscono un rapporto con il parco Nervión.

La parte più spettacolare di Agravitas si trova però al livello superiore. Qui il progetto concentra una nuova galleria di circa 1.500 metri quadrati, completamente libera da colonne, pensata soprattutto per le mostre temporanee e per opere di grandi dimensioni. L’assenza di sostegni interni rende lo spazio estremamente flessibile. L’illuminazione può essere modulata fino al buio completo e la configurazione della sala può cambiare in funzione delle esposizioni. E attorno alla galleria si sviluppa una terrazza di circa 700 metri quadrati destinata alla scultura. Tra quelle già presenti figurano lavori di Anthony Caro, due dei quali sono stati donati dalla famiglia Foster, e una terza opera proveniente dalla Collezione Arango. Al livello inferiore sono stati invece organizzati gli spazi dedicati a Design e Architettura, le aree educative e alcune funzioni di servizio. Sono stati inoltre recuperati l’auditorium e l’osservatorio dedicato a Jorge Oteiza, mentre biblioteca e archivio hanno ottenuto nuovi spazi per la conservazione dei materiali.
Il materiale del nuovo Bellas Artes: l’acciaio
Il materiale scelto è l’acciaio, che infatti appartiene alla storia economica e industriale dei Paesi Baschi. Dietro la leggerezza apparente del volume sospeso si trova infatti una macchina tecnica articolata, progettata per integrare impianti, controllo climatico e illuminazione senza compromettere la pulizia degli ambienti espositivi.
La collezione del Bellas Artes
Inoltre, la riapertura del museo porta con sé una revisione del modo in cui la collezione viene raccontata. Il Bellas Artes conserva circa 18mila opere, con una cronologia che attraversa oltre duemila anni di storia dell’arte. Il nuovo allestimento ne presenta circa 750, includendo 150 opere mai esposte in precedenza. Nell’edificio storico del 1945 il percorso cronologico è stato riorganizzato, creando accostamenti tra periodi diversi e inserendo artiste contemporanee nei punti della narrazione storica caratterizzati da una minore presenza femminile. El Greco, Goya, Veronese, Frida Kahlo, Miró e Tàpies entrano così in una narrazione che costruisce connessioni tra linguaggi, epoche e posizioni differenti. Il nuovo edificio amplia così anche la presenza dell’arte contemporanea nel programma del museo. La grande sala superiore inaugura questa funzione con una selezione dedicata alla produzione spagnola degli ultimi decenni, con lavori, tra gli altri, di Itziar Okariz, June Crespo, Ibon Aranberri, Sergio Prego e Ana Laura Aláez.
Il Bellas Artes di Bilbao e le collezioni private
Un altro aspetto rilevante della nuova fase è il ruolo attribuito alle collezioni private. Circa il 70 per cento del patrimonio del Bellas Artes proviene infatti da lasciti e donazioni. Tra le mostre inaugurali figura La búsqueda del comienzo. Homenaje a Plácido Arango (1931-2020), costruita intorno al nucleo di opere che la famiglia del collezionista ha concesso al museo fino al 2030. Il progetto prevede una rotazione semestrale e mette in dialogo opere di El Greco, Zurbarán, Murillo, Goya, Fortuny, Zuloaga, Miró, Tàpies e Veronese con prestiti provenienti da istituzioni internazionali come il Prado e il Metropolitan Museum of Art di New York. A questa si aggiunge Visiones de Ultramar. Artistas viajeros en la Colección Patricia Phelps de Cisneros, curata da Estrella de Diego, con circa 150 opere tra dipinti, disegni, incisioni, mappe e fotografie dedicate alla rappresentazione delle Americhe tra il XVII e il XX Secolo.
Museo de Bellas Artes
Museo Plaza, Artetxe Kondearen Zumarkalea, 2,
Abando, Bilbao, Spagna
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati