Se passeggiate vicino alla Stazione Termini, a Roma, vi capiterà di alzare lo sguardo sul maestoso muro circolare delle Terme di Diocleziano. A tutti piace la luce, ma le lucine LED che, con due spicci, puoi mettere un po’ ovunque sono un’altra cosa.

La discutibile illuminazione delle Terme di Diocleziano a Roma
Parliamo dell’Aula Rotonda – da non confondere con la gemella Aula Ottagona – su Via del Viminale, all’angolo di Piazza dei Cinquecento, parte delle Terme di Diocleziano, costruite tra il 298 e il 306 d.C., che occupavano circa tredici ettari, più o meno quanto un grande parco acquatico, e potevano accogliere contemporaneamente fino a tremila persone. Nel 1705 Papa Clemente XI la incorporò nel pubblico Granaio Clementino, salvandola dalla distruzione cui era destinata. Quei muri, in laterizio e nel cosiddetto calcestruzzo romano, sono arrivati fino a noi per il rotto della cuffia e prima di appenderci delle lucine varrebbe la pena di ricordarsene. Oggi nell’Aula Rotonda si trovano un ristorante e… un noleggio auto.
Il pragmatismo romano
I romani dei tempi antichi non erano meno pragmatici di noi, intendiamoci. Per fare un esempio, i trionfi degli imperatori venivano celebrati d’abitudine nelle ore diurne per essere visti bene da tutti, ma, quando si andava per le lunghe, si ricorreva a fiaccole, torce e bracieri monumentali, mentre lungo il corteo e sui gradini dei templi si disponevano migliaia di lucerne a olio. A Roma non esisteva un sistema di illuminazione pubblica stabile delle strade, che erano buie e pericolose. Escludendo le cerimonie, quasi i soli luoghi pubblici illuminati di notte erano le taverne, le osterie ed i luoghi di malaffare.

Gestire un bene culturale non è arredare un negozio
Se arredare in maniera creativa gli spazi commerciali è una consolidata pratica, certamente non si può fare delle Terme di Diocleziano una vetrina per la propria visibilità, anche perché la tutela dei beni culturali prevede precise regole e autorizzazioni per intervenire sui monumenti. E le Soprintendenze, di solito, si muovono per molto molto meno.
Maria Isabella Safarik
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