Abbiamo incontrato Blair Thurman, artista americano che inaugura la collaborazione fra Garage Italia e Gagosian a Milano. Un dialogo a tutto campo su Minimalismo, circuiti per auto da corsa e film italiani.

Presente a Milano con il solo show a Garage Italia e anche a miart nello stand di lange + pult di Zurigo e Auvernier, Blair Thurman (New Orleans, 1961; vive a New York) ha trascorso alcuni giorni nel capoluogo lombardo. Lo abbiamo incontrato nello spazio di Lapo Elkann, che proprio con Thurman inaugura la collaborazione con Gagosian: così Garage Italia diventa anche un luogo espositivo.
Figlio d’arte – il padre era un artista, la madre ha diretto l’ICA di Boston –, Thurman ha lavorato per dieci anni al fianco di Nam June Paik, “videoartista coreano ma cittadino del mondo”; con lui ha fatto anche due Biennali di Venezia e ha imparato a lavorare su grandi appuntamenti. Affascinato dall’Italia, cita non solo i classici luoghi, ma soprattutto l’Umbria e in particolare Perugia. Gli piace viaggiare in auto, rapito dalle brevi distanze europee, se rapportate a quelle americane. Dialogare con lui significa assistere a un turbinio di aneddoti, racconti d’infanzia e giovinezza, e confrontarsi con un ampio ventaglio di riferimenti, dai circuiti di Daytona allo scrittore e curatore francese Vincent Pécoil, da artisti “freddi” come Donald Judd a pop come Martial Raysse. Ma iniziamo dal principio.

Mi spieghi il titolo della tua mostra, Nell’acqua azzurra?
Mi piacciono i titoli un po’ sciocchi. Così come mi piacciono gli account Instagram che hanno nomi strani. Per dire, il mio si chiama matureblond. Tornando al titolo: a Lapo piace soprattutto il blu. E da lì mi è venuta l’idea.

Come e quando hai conosciuto Lapo Elkann?
Lapo è un caso speciale, un collezionista che offre un grande supporto. Credo di averlo incontrato la prima volta ad Art Basel Miami.

Italia Independent ha una sede lì, se non sbaglio.
Esatto. C’era un evento in cui Lapo ha raccontato di suo zio, Gianni Agnelli, la storia della sua famiglia, e mio padre era mancato da poco, quindi mi sono sentito molto coinvolto. Succede così, che storie diverse che provengono da posti diversi a un certo punto si incontrino.

Blair Thurman. Nell'acqua azzurra. Exhibition view at Garage Italia, Milano 2018. Photo ©Tullio M. Puglia Getty Images for Garage Italia
Blair Thurman. Nell’acqua azzurra. Exhibition view at Garage Italia, Milano 2018. Photo ©Tullio M. Puglia Getty Images for Garage Italia

Succede la stessa cosa con i tuoi dipinti?
Mi piace come i miei dipinti si collegano l’uno all’altro nel corso degli anni. I primi sono come nonni che poi generano figli e nipoti. Tutto questo avviene all’interno stesso del mio modo di lavorare; voglio dire, non è programmato. Ma alla fine tutti i dipinti di una serie che si costruisce nel tempo lavorano insieme. Quando realizzo un dipinto, diventa parte di questa grande famiglia. Per me ognuno di essi è importante. Perché se non sei tu il primo a crederci, come puoi pretendere che gli altri credano in te e in quello che fai?

Cosa ne pensi di Garage Italia?
Mi piace il fatto che sia un luogo customizzato. Anche io cerco di continuo forme inedite…

Difficile pensare a un tuo quadro rettangolare e flat!
Quando ho trovato una forma che mi piace, la sfrutto in ogni possibile modalità, e poi quella stessa forma a un certo punto si esaurisce. Ed è finita. Succede la stessa cosa con i colori: ogni tanto torno al monocromo, perché alcuni colori è come se avessero una vita propria e in un certo senso non hanno bisogno di una forma.

Quali materiali prediligi in questo periodo?
Sono affascinato da queste vernici riflettenti che si usano sui tetti…

Quelle per far “rimbalzare” i raggi solari?
Esatto. E poi da materiali come l’alluminio e l’asfalto. L’unione di questi elementi dà una sorta di effetto anticato.

Da dove nasce questo tuo interesse per la sperimentazione con materiali tutt’altro che classici?
Beh, devi sapere che ero molto amico di Steve Parrino. Lui mi ha supportato tantissimo e vedere come letteralmente faceva i suoi monocromi è stato un grande insegnamento. Ho capito, ad esempio, che è fondamentale immaginare come saranno le nostre opere fra centinaia di anni.

Hai una formazione classica?
Mio padre era un artista e mia madre è stata direttrice dell’ICA di Boston. Però a me non interessava molto la scuola: ci andavo di giorno, ma la sera preferivo andare al cinema con mio padre.

Cosa ti piaceva vedere?
Mimì metallurgico ferito nell’onore con Giancarlo Giannini, e poi tutti i film di Bertolucci, e quelli di Fellini… Il mio preferito è Toby Dammit [uno dei tre episodi di cui è costituito il film Tre passi nel delirio; gli altri due sono diretti da Louis Malle e Roger Vadim, N.d.R.].

Blair Thurman. Photo © Vincenzo Lombardo Getty Images for Garage Italia
Blair Thurman. Photo © Vincenzo Lombardo Getty Images for Garage Italia

Torniamo alla tua formazione “scolastica”.
Quando frequentavo l’Accademia a Boston era il periodo del postmodernismo. Si analizzavano le opere in maniera decostruttiva, come se si trattasse di un progetto scientifico. A quell’età vorresti essere uno sperimentatore, uno d’avanguardia, ma poi ti rendi conto che tutto è già stato fatto, sperimentato. Allora l’unica strada è guardare le cose da un nuovo punto di vista.

Le stesse cose, viste da un altro punto di vista, diventano altre cose.
Esatto. Ma non intendo dire che bisogna guardare diversamente quello che trovi nella biblioteca della tua Accademia. Io ho fatto un passo indietro, verso la mia infanzia, con un atteggiamento nostalgico che guardava, ad esempio, ai miei vecchi giocattoli, come se fossero delle madeleine. Ho capito che non sarei mai stato un “pittore”.

O forse lo saresti stato, ma come lo si poteva intendere in un ambiente minimal…
Sì, mi piace il minimal painting, così come mi piacciono i lavori semplici dal punto di vista grafico e nell’uso dei colori. Ma anche grazie alla frequentazione di Parrino ho improvvisamente capito che potevo realizzare immagini simili ma molto più eleganti, e questo l’ho capito proprio mentre collezionavo le piste.

Quali piste?
Come quella che c’è sul soffitto! [Indica l’autopista elettrica allestita sul soffitto del ristorante di Garage Italia, N.d.R.].

Spiegami.
Sono come tessere di un mosaico: individualmente non significano niente. Esistono soltanto nel momento in cui formano un tutto. La stessa cosa vale per i pezzi di queste piste. E la stessa cosa vale per tutte le forme semplici, minimali appunto.

Possiamo sintetizzare così: in questo modo rendi il minimalismo meno freddo?
Esattamente!

Come hai lavorato per questa mostra?
A me piace lavorare on site, anche se nel caso di questa mostra si tratta in gran parte di lavori già editi.

Fino a che anno risalgono?
Il lavoro più vecchio, Mr. White, è del 2008.

E il più recente?
Si intitola Profondo Rosso ed è del 2018.

Blair Thurman, Profondo Rosso, 2018. Courtesy l'artista e Gagosian
Blair Thurman, Profondo Rosso, 2018. Courtesy l’artista e Gagosian

Ancora cinema italiano.
Certo, è un omaggio a Dario Argento! È un grande lavoro, alto più di due metri. Il suo “bisnonno” è un’opera molto piccola ispirata a Pininfarina e la “famiglia” è composta da 4-5 dipinti. Profondo Rosso ricorda un ragno, forse per i suoi quattro occhi.

Però in Profondo Rosso, nel film dico, non mi pare che ci sia un ragno.
A New York, quando si è giovani, si passa di bar in bar. Avevo alcuni amici scozzesi che bevevano come matti. Allora ho inventato la storia di un mostro che vola sopra i bar dall’una alle tre e mezzo del mattino, e diventa sempre più minaccioso. Quando acchiappa qualcuno, non lo vedi più.

Torniamo al tuo dipinto. Non è piatto, giusto?
Esatto.

È una tela montata su…
… su legno.

Sembra una sorta di evoluzione dei Poligoni Irregolari di Frank Stella.
Mi piacciono moltissimo i disegni di Stella. L’anno scorso sono andato a vedere la sua mostra all’NSU Art Museum di Fort Lauderdale e c’erano alcuni dipinti che avevano la forma di ippodromi.

È un minimalismo meno freddo di quello di Judd, ma più freddo del tuo.
È una specie di amore astratto. Per questo amo artisti come Imi Knoebel o anche Martial Raysse.

Un pittore come Raysse nutre il lato più esplicitamente romantico del tuo minimalismo.
Sì, il lato romantico e introspettivo.

Blair Thurman, Spectre, 2018. Courtesy l'artista e Gagosian
Blair Thurman, Spectre, 2018. Courtesy l’artista e Gagosian

Ci sono altri dipinti recenti in questa mostra milanese?
Anche Spectre è del 2018. Ha la forma del circuito di Daytona.

Ancora piste!
Eh sì! Una volta ci sono andato e sono stato molto fortunato, perché stavano provando dei prototipi. Soprattutto il rumore è impressionante.

Spectre sembra fatto con tubi al neon.
E invece è acrilico! Ma mi piacciono anche i neon, perché riescono a creare una bella atmosfera in mostra.

Ancora romanticismo?
Con i neon in una mostra, sembra di essere dentro un bar. C’è un mood intimo, che mi piace molto.

Marco Enrico Giacomelli

Evento correlato
Nome eventoBlair Thurman – Nell’Acqua Azzurra
Vernissage16/04/2018 su invito
Duratadal 16/04/2018 al 17/05/2018
AutoreBlair Thurman
Generiarte contemporanea, inaugurazione, personale
Spazio espositivoGARAGE ITALIA
IndirizzoPiazzale Accursio 1, 20151 - Milano - Lombardia
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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.