Russia alla Biennale. Le istituzioni locali e il Comune di Venezia si schierano dalla parte della Fondazione (e quindi contro il Governo)

Durante la presentazione del Padiglione Centrale appena restaurato ai Giardini di Castello, c’è stato spazio per tornare sul caso del Padiglione Russi anche in assenza del Ministro. Con gli interventi del Presidente della Regione Veneto e del Sindaco di Venezia

Il rinnovato Padiglione Centrale dei Giardini della Biennale di Venezia è stato salutato da un sole pieno. Chi crede nella sorte potrebbe interpretarlo come il primo buon segno di una Biennale (quella che aprirà i battenti il prossimo 9 maggio) finora piuttosto sfortunata o quantomeno tormentata. La scomparsa della curatrice, così come quella di una delle artiste che rappresenteranno la Germania, l’incendio recente al Padiglione Serbia (presto contenuto), e lo scontro istituzionale senza precedenti legato alla partecipazione della Russia, che tornerà alla Biennale con il suo padiglione, dopo essere stata assente per le scorse due edizioni. Nell’occasione della presentazione del Padiglione Centrale dopo 16 mesi di restauro, alcune note in merito all’affare russo erano attese, e difatti ci sono state. Aprendo un nuovo capitolo della questione, e lasciando la patata bollente, nuovamente, nelle mani del Governo.

La vicenda del Padiglione Russia alla Biennale Arte 2026, in breve

La faccenda è piuttosto articolata, e abbiamo già dedicato diversi articoli a riguardo: all’annuncio del Padiglione Russo è seguita una risposta del Ministero della Cultura, che dichiara l’autonomia della Biennale nella decisione e la contrarietà del Governo. Dello stesso avviso del Ministero è la Commissione Europea, che in una nota ribadisce l’estraneità della Russia ai valori dell’Unione e la possibilità (qualora la Biennale prosegua su questa strada) di una sanzione all’istituzione veneziana, mediante un ritiro dei fondi europei. A Roma, poi, la presentazione del Padiglione Italia di Chiara Camoni e Cecilia Canziani è stata teatro di un ulteriore scontrotra il Ministro Alessandro Giuli e il Presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, entrambi fermi sulle proprie decisioni.

Le dichiarazioni di Stefani e Brugnaro sulla partecipazione della Russia alla Biennale di Venezia

Alla luce di questo, l’assenza – comunicata all’ultimo – del Ministro alla presentazione del Padiglione Centrale è stata da alcuni interpretata come una ulteriore presa di posizione, sebbene la presenza del Vice Capo di Gabinetto Valerio Sarcone e le parole di ringraziamento del Presidente Pietrangelo Buttafuoco nei confronti del Ministero – senza il cui supporto il restauro del padiglione non sarebbe stato possibile – riescano ad attenuare il recente clima di discordia. Ma visto che non ci piace speculare con articoli a ripetizione su fatti che diventano di cronaca nazionale e non più di cronaca culturale (non lo abbiamo fatto con la Russia, ma neppure con l’Angelo Meloni), perché parliamo ancora dell’argomento? A farci tornare sulla questione russa sono gli interventi dei rappresentanti delle istituzioni locali, e la cosa costituisce notizia: il Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, sottolinea come la Biennale sia “un contesto in cui riscoprire il significato di libertà” – parole velate ma chiare, visto il contesto, e rincarate poi da Buttafuoco; decisamente più esplicito, come è il suo stile, il Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro parla senza mezzi termini dello spirito di pace internazionale che guida le scelte di Biennale, così come dell’apertura dell’arte e della non responsabilità dei popoli nelle guerre attualmente in corso.

Può esistere censura senza coerenza?

Quello emerso a Venezia è dunque un sostanziale fronte comune che unisce istituzioni artistiche e politiche locali, contrapposto (ancorché senza ricerca di conflitto) a quello del Ministero (e quindi del Governo) e su su della Commissione Europea. Da verificare, tuttavia, è se il Padiglione Russia promuoverà gli stessi valori di cui Biennale si effigia. Il progetto è dopotutto selezionato dal governo russo, ed è facile ipotizzare un grado di libertà inferiore a quello promosso da Biennale. Vero è, d’altra parte, che posizioni come quella del Governo e della Commissione sono legittime nella misura in cui siano coerenti e lontane da doppiopesisimi: non si comprende, per esempio, come la partecipazione di Israele o degli Stati Uniti (visti gli atteggiamenti sullo scacchiere internazionale, recenti e non solo) non possa essere messa in discussione per gli stessi motivi di quella della Russia. Nell’opinione di chi scrive, la censura è uno strumento che da un lato può certamente (e paradossalmente) tutelare posizioni democratiche, al costo però di negare le possibilità di dissenso, dissidenza e critica, imprescindibili pilastri dell’arte contemporanea, e quindi di ogni manifestazione che desideri definirsi pienamente culturale.

Alberto Villa

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Alberto Villa

Alberto Villa

Nato in provincia di Milano sul finire del 2000, è critico e curatore indipendente. Si laurea in Economia e Management per l'Arte all'Università Bocconi con una tesi sulle produzioni in vetro di Josef Albers (relatore Marco De Michelis) e attualmente…

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