Fiesole si candida a Capitale Italiana della Cultura 2028. Intervista alla Sindaca 

Arte, paesaggio, archeologia, spiritualità. Cristina Scaletti racconta perché Fiesole dovrebbe essere Capitale Italiana della Cultura nel 2028, in un progetto che insieme alla cittadina interessa tutta la regione Toscana. L’intervista

Un progetto di partecipazione che ha interessato i cittadini, le fondazioni e le istituzioni locali, a partire dalla Regione Toscana, passando per la città di Firenze, e sottoscritto in un patto a sostegno da 14 Sindaci del territorio dall’Unione Montana dei Comuni del Mugello a Scandicci e Greve in Chianti. Un network di città italiane promosso da Fiesole (Bacoli, Catania, Moncalieri, Pieve di Soligo, Rozzano, Sala Consilina) che si impegna a realizzare i progetti delle altre in caso di vittoria. Un patto siglato da università (Studi di Firenze, IUE, Harvard, NYU, Georgetown) e l’adesione di oltre 75 associazioni locali (con più di 5000 iscritti).  

Arte, cinema e musica a Fiesole 

Una tradizione nella musica (con la Fondazione Scuola di Musica di Fiesole), nell’Urbanistica (con la Fondazione Giovanni Michelucci) e un centro di documentazione sul Novecento (con la Fondazione Primo Conti). Sono questi, e altri, gli elementi del dossier con cui Fiesole (quasi 14.000 abitanti, a otto km da Firenze) si candida a Capitale Italiana della Cultura 2028 sotto il titolo Dialoghi tra terra e cielo. Un percorso che guarda anche all’identità spirituale del luogo, al paesaggio e alle sue cave identitarie di pietra serena, alla tradizione ma anche al futuro con la ricostruzione di un museo, la nascita di una Casa di Comunità e l’apertura di un nuovo Polo Scolastico. Ne abbiamo parlato con Cristina Scaletti, Sindaca di Fiesole dal 2024 in questa intervista. 

Cristina Scaletti
Cristina Scaletti

Intervista alla Sindaca di Fiesole 

Perché candidare Fiesole a Capitale Italiana della cultura 2028? Quali sono i punti di interesse che rendono questo territorio attrattivo? 
Fiesole rappresenta un unicum da un punto di vista della sintesi tra passato, futuro, tradizione innovazione, cultura, ambiente, paesaggio, spiritualità, luogo del saper fare. Nel titolo del dossier c’è la sintesi della matrice del processo di partecipazione che ha interessato il nostro territorio e che è durato circa un anno. Fiesole nella sua diversificazione territoriale ha mantenuto un grande dialogo con tutte le istituzioni. Ha l’afflato per poter portare la cultura come cifra sostanziale della comunicazione. E non solo. 

Ovvero? 
Lo riteniamo un atto necessario in questo momento. La cultura permette infatti la conoscenza ma anche dialoghi di pace. L’idea è quella di costruire insieme alla cittadinanza non solo la Fiesole che è stata ma la Fiesole che sarà. Una città che vuole essere punto di riferimento culturale di stile di vita, di messaggi, dove la cultura non vuole essere solo legata alla diffusione delle arti ma anche a valori da trasmettere. 

Cosa spinge un’amministrazione a intraprendere questo tipo di percorso? 
La volontà e il desiderio di costruire insieme alla cittadinanza un nuovo piano strategico, il dossier di fatto è un piano strategico dal basso, una costruzione congiunta libera da ogni tipo di orientamento possibile della visione sul futuro. Guardando alle esigenze dei giovani, dei meno giovani, alle diverse categorie professionali, alle fondazioni. C’è stato davvero un percorso di sintesi importante, cominciato lo scorso gennaio 2025. Dal punto di vista dell’amministrazione l’obiettivo è rimettere la cultura al centro, ripensarla come elemento fondante della nostra società. È uno sforzo grande, è vero, però oggi per arginare ciò che sta succedendo in Europa e non solo, l’unica via che vediamo possibile è la cultura, con un investimento da un punto di vista strutturale e valoriale. 

Questo viaggio riguarda solo Fiesole o l’intera Regione Toscana? 
La cittadinanza ha recepito con gioia, si è fatta elemento di proposta. Abbiamo le grandi istituzioni della regione che stanno partecipando a questo processo, a partire ovviamente dalla Regione Toscana, passando per Firenze Città Metropolitana, il Maggio Musicale, le Università tutte che si sono unite, il Centro Pecci, la Fondazione Strozzi con la quale avevamo già collaborato in occasione della mostra sul Beato Angelico. Abbiamo avuto un grande supporto dalla Diocesi, dal nostro Vescovo, che partecipa con le celebrazioni per i 1000 anni della Cattedrale. Quindi vorremmo proprio diventare nuovamente un crocevia di pensiero oltre che di cultura in senso stretto. C’è stato un lavoro di costruzione importante, che ha interessato anche i comuni della città metropolitana che hanno proposto progetti, a dimostrare che la cultura non ha molti confini. È tutto un lavorare insieme.  

C’è anche un progetto promosso da Fiesole, Italia 2028, il network che riunisce 7 delle città candidate in un patto di collaborazione (la città vincitrice si impegnerà a ospitare e condividere parte dei programmi delle altre), che forse è una delle architetture più interessanti del vostro dossier… 
Pensiamo che sia davvero ammirevole che tutte queste città si stiano impegnando per mettere la cultura al centro, qualunque sia il risultato. Per le amministrazioni la partecipazione a queste competizioni genera uno sforzo davvero notevole. Abbiamo pensato “comunque vada continuiamo a fare rete tra noi e a parlarci”, a scambiarci progetti, magari il progetto di una città può essere recepito da un’altra per dare vita ad una rete dell’amicizia nella cultura. 

Delle esperienze di Capitali precedenti ce ne è qualcuna a cui guardate con grande interesse? 
Un po’ tutte, in realtà. Ci interessava analizzare tutto il movimento che si era creato. Poi dopodiché una volta che si innesta il processo di partecipazione ogni città è diversa ed esalta una accezione anziché un’altra. Una volta che abbiamo iniziato sono stati i cittadini e le istituzioni a indicarci il sentiero da percorrere e gli aspetti strutturali su cui puntare, ad esempio la ristrutturazione e il riallestimento del Museo Archeologico in occasione dei 150 anni. Per non tacere delle grandi reti, come quello sociosanitarie e scolastiche. Abbiamo ad esempio il progetto della città educante, della scuola come elemento fondante di una comunità con la riqualificazione degli edifici scolastici e la realizzazione del nuovo polo scolastico, ripensato, riprogettato, e realizzato entro il 2028 nell’area del Borgunto. 

La candidatura di Fiesole a Capitale Italiana della Cultura 2028 si fonda sulla visione “Dialoghi tra terra e cielo”. Entriamo un po’ nel merito del progetto? 
Ci sono tanti highlights, abbiamo puntato tantissimo, con il progetto Fiesole che risuona, sulla Scuola di Musica di Fiesole, a partire dall’idea del maestro Farulli di portare la musica dove non ce n’è, andando anche dalle persone che non riescono ad accedervi. Abbiamo la componente paesaggistica e naturalistica con il Parco di Monte Ceceri valorizzando quella pietra serena (e gli scalpellini) che addirittura dà forma alle pareti degli Uffizi, rimettendolo a disposizione della cittadinanza e rendendolo fruibile attraverso un progetto di riqualificazione, in accordo con proprietà della Fattoria di Maiano E poi le piazze, come luogo di incontro che arricchiscono il valore della diversità, attraverso la attivazione di 56 nuovi spazi (cortili, giardini, atelier) che avranno i giovani con il ruolo di ciceroni.  Nascerà inoltre la Casa di Comunità a Camerata con il potenziamento dei servizi sanitari su tutto il territorio. 

Come entrerà, se entrerà, l’arte contemporanea nel progetto? 
Certamente, stiamo già lavorando con il Centro Pecci di Prato.  E naturalmente il nostro lavoro interesserà anche i settori del cinema e del teatro, entrambi identitari per la nostra comunità, si pensi ad esempio al Premio Fiesole ai Maestri del Cinema, istituito negli Anni Sessanta. 

Infine, si parla di turismo sostenibile, un tema estremamente rilevante in Toscana e soprattutto nella provincia di Firenze. Qual è la vostra proposta a riguardo?  
Abbiamo insistito molto sui sentieri e sulle vie, su ciò che rende il turismo sostenibile davvero. Quindi parliamo di un turismo fortemente tematico, legato alla cultura ma anche al paesaggio, proprio per cercare di allontanare lo spettro dell’overtourism che è una delle tematiche italiane. Su Fiesole questo fenomeno è sempre stato piuttosto lontano, privilegiamo il percepito che racconta una città dove stile di vita, natura e paesaggio sono prioritari.  

Cosa accadrà da qui al 2028? 
A breve sapremo se saremo tra le 10 città selezionate, mentre a marzo avverrà la nomina, dopodiché se l’esito sarà favorevole lavoreremo per l’attuazione di tutti i singoli passaggi. Speriamo fortemente di vincere, ma vorremmo fare tutto lo stesso, per restituire ciò che ci hanno consegnato cittadini e istituzioni, insieme alle fondazioni, alle imprese e a tutti i soggetti che hanno partecipato. 

Santa Nastro 

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Santa Nastro

Santa Nastro

Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è vicedirettore di Artribune. Dal 2015 è Responsabile della Comunicazione di…

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