Concept store e diritto d’autore

La controversia promossa da Kiko contro Wycon ha portato a una decisione epocale da parte della Corte di Cassazione: un concept store può essere tutelato dal diritto d’autore come opera dell’architettura.

Un punto vendita Kiko
Un punto vendita Kiko

Anche un concept store può essere tutelato dal diritto d’autore come opera dell’architettura. In questi termini si è pronunciata la Corte di Cassazione (sentenza 30.04.2020, n. 8433) nella controversia promossa da Kiko contro Wycon per violazione dei diritti di utilizzazione economica del progetto di arredamento di interni dei negozi monomarca realizzato su commissione di Kiko da uno studio di architetti.

KIKO VS WYCON

La Cassazione, nel confermare la sentenza della Corte di Appello di Milano (n. 1543/2018), ha ritenuto che nell’allestimento dei punti vendita Wycon (sia nell’impressione visiva d’insieme sia nella composizione strutturale) c’è stata una sostanziale riproduzione degli elementi caratterizzanti il progetto di allestimento dei negozi Kiko. Gli elementi originali tutelabili come insieme unitario e ripresi da Wycon, pur con alcune limitate differenze, sono “l’ingresso open space, con ai lati due grandi grafiche retroilluminate, all’interno, espositori laterali consistenti in strutture continue ed inclinate lungo le pareti, isole a bordo curvilineo posizionate al centro del negozio, presenza di numerosi schermi TV incassati negli espositori inclinati, utilizzazione di combinazioni di medesimi colori, bianco, nero, rosa/viola, e punti di illuminazione che diffondono luci fredde”.

Un punto vendita Wycon
Un punto vendita Wycon

ARREDAMENTO COME OPERA DELL’ARCHITETTURA

La Cassazione ha stabilito un importante principio generale secondo cui un progetto di arredamento di interni è tutelabile come opera dell’architettura, quando ci sia una progettazione unitaria con l’adozione di uno schema in sé definito e visivamente apprezzabile, che riveli una chiara chiave stilistica e rifletta l’impronta personale dell’autore. Viene così dato rilievo all’organizzazione dello spazio risultante dalla combinazione di elementi che, pur se comuni o già utilizzati singolarmente, nell’insieme risulti originale, frutto di scelte libere e creative dell’autore, non banali e non funzionali.
In questo modo l’architettura non è più intesa solo come l’arte e la tecnica di progettare e costruire edifici ma – in un’accezione più ampia e contemporanea – è anche quell’attività intellettuale volta alla creazione e modificazione degli spazi per renderli fruibili dall’uomo, dove per spazio si intende sia il territorio, il paesaggio, le città e l’edilizia, sia lo spazio interno e la sua organizzazione.

UNA DECISIONE IMPORTANTE

È una decisione importante perché mette un punto in un contrasto interpretativo e giurisprudenziale che vedeva tutelabili i progetti di arredamento di interni come opere del disegno industriale oppure come opere dell’architettura ma – in quest’ultimo caso – solo quando gli elementi di arredo erano incorporati strutturalmente con l’immobile.

Raffaella Pellegrino

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #56

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Raffaella Pellegrino
Raffaella Pellegrino è iscritta all'Ordine degli Avvocati di Bologna dal 2003; è esperta in diritto d’autore e proprietà intellettuale e svolge attività di consulenza e assistenza legale, stragiudiziale e giudiziale. Svolge attività di formazione e divulgativa in materia di diritto d’autore e proprietà intellettuale, ed è autrice di articoli in tali materie. Collabora con la redazione del portale di informazione sulla proprietà industriale e intellettuale Marchi e Brevetti Web (Giappichelli Editore). Collabora con la cattedra di Diritto Industriale (Facoltà di Giurisprudenza) e con la cattedra di Diritto e Proprietà Intellettuale (corso di laurea in Cinema Televisione e Produzione Multimediale), presso l’Università degli Studi di Bologna.