L’arbitrato nel mercato dell’arte. Anticipazioni dal convegno veneziano

Intervista all’avvocato Elena Olivetti, fra i relatori del convegno in arrivo a Venezia, dedicato all’arbitrato nelle controversie sul diritto d’autore, nel mondo dello spettacolo e dell’arte.

Placido Costanzi, Arbitrato di Papa Benedetto XIV, 1751-52 ca. Accademia Carrara, Bergamo
Placido Costanzi, Arbitrato di Papa Benedetto XIV, 1751-52 ca. Accademia Carrara, Bergamo

Sempre più spesso si sente parlare di metodi di risoluzione alternativa delle controversie (Alternative Dispute Resolution, ADR), come modi per definire delle controversie diversi (alternativi, appunto) rispetto alla tradizionale strada della causa promossa davanti a un Tribunale.
Oltre alla mediazione c’è l’arbitrato, che devolve la decisione di controversie (già insorte o future) a degli arbitri, soggetti privati, imparziali, neutrali e indipendenti, anche se nominati dalle parti. L’utilità dei metodi ADR è legata principalmente alla celerità con cui si giunge alla definizione della controversia, in quanto i tempi sono più brevi rispetto al normale iter giudiziario. Ci possono essere dei vantaggi anche sul piano dei costi, che sono prestabiliti sulla base di tariffari.
Per parlare di arbitrato nel mondo dell’arte e del diritto d’autore, nelle giornate di venerdì 9 e sabato 10 novembre, l’associazione Arbitrando ha organizzato il convegno L’arbitrato nelle controversie sul diritto d’autore, nel mondo dello spettacolo e dell’arte, che si terrà presso la sede della Fondazione La Biennale di Venezia.
Il convegno si pone come un momento di confronto tra operatori del settore, giuristi e non solo, per approfondire gli aspetti più problematici legati al mondo del diritto d’autore e dell’arte. Ad aprire l’incontro sarà proprio il presidente della Fondazione, Paolo Baratta, a dimostrazione dell’interesse che tale argomento suscita non solo tra i giuristi. Per conoscere meglio l’istituto dell’arbitrato, è stata intervistata l’avvocato Elena Olivetti, relatrice al convegno e membro del consiglio direttivo dell’associazione Arbitrando, organizzatore dell’evento.

Cos’è l’arbitrato?
L’arbitrato è un metodo di risoluzione delle controversie alternativo al procedimento ordinario di fronte al giudice togato. Si tratta di una forma di giustizia privata che ha come esito una decisione, il lodo, che nell’arbitrato rituale ha la stessa efficacia di una sentenza. L’arbitrato presuppone l’esistenza di una valida convenzione arbitrale, che può essere contenuta nel contratto stipulato tra le parti o nello statuto societario (clausola compromissoria) ovvero oggetto di stipulazione al momento dell’insorgenza della lite (compromesso). Nel nostro sistema processuale, l’arbitrato è regolato dagli articoli 806 ss. del codice di procedura civile.

Quali sono le controversie in materia di diritto d’autore che più frequentemente sono devolute alla decisione degli arbitri?
In generale, possono essere devolute in arbitrato tutte le controversie che non abbiano a oggetto diritti indisponibili. Nella materia del diritto d’autore, quindi, tutte le controversie che hanno a oggetto i diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno.

Nel mercato dell’arte quanto è diffuso l’arbitrato?
Nel mercato dell’arte l’arbitrato è diffuso prevalentemente a livello internazionale. Tale diffusione sta aumentando al punto che recentemente è stato costituito all’Aja un Tribunale arbitrale speciale dedicato alla risoluzione delle controversie in materia di arte. Anche a livello nazionale, andando verso una maggior contrattualizzazione dei rapporti giuridici concernenti la circolazione delle opere d’arte, mi risulta che alcune istituzioni arbitrali, quali la Camera Arbitrale di Milano e la Camera Arbitrale di Venezia, si stiano focalizzando nella creazione di competenze e sezioni dedicate a questo specifico settore e che sempre più professionisti si stiano dotando di formazione specifica per affrontare le controversie anche sul piano arbitrale.

L’arbitrato è un metodo di risoluzione delle controversie alternativo al procedimento ordinario di fronte al giudice togato“.

Chi sono gli arbitri?
Gli arbitri sono soggetti privati, per la maggior parte avvocati o giuristi, ma anche professionisti di diverso genere, che vengono nominati dalle parti ovvero da determinate autorità di nomina (se così è previsto nella convenzione arbitrale), ai quali è demandata la risoluzione della controversia devoluta in arbitrato.

Che tipo di attività svolge l’associazione Arbitrando rispetto alla scelta e alla nomina degli arbitri?
L’associazione Arbitrando, nata nel 2011, ha come scopo la diffusione dello strumento arbitrale e la formazione di professionisti qualificati nella materia arbitrale, sia come difensori sia, soprattutto, come arbitri. Attualmente Arbitrando annovera tra i suoi soci circa quaranta professionisti, avvocati, commercialisti, giuristi d’impresa, ingegneri. Arbitrando, ove richiesta, offre un servizio di nomina di arbitri per controversie in arbitrati ad hoc e arbitrati amministrati da istituzioni arbitrali e offre altresì alle parti che lo richiedono la possibilità di scegliere tra una rosa di professionisti esperti e competenti nella materia oggetto della specifica controversia insorta tra le parti.

Quanto è importante la formazione e la professionalità degli arbitri, soprattutto in materie specialistiche come il diritto d’autore e il diritto della proprietà intellettuale?
La formazione e la competenza degli arbitri è divenuta ormai fondamentale, soprattutto in materie quali quelle del diritto d’autore e della proprietà intellettuale. Proprio al fine di declinare le varie competenze e di creare delle aree di specializzazione, all’interno di Arbitrando sono stati creati dei Dipartimenti Specialistici (bancario, societario, lavoro, sport, famiglia, diritti reali, contrattualistica, proprietà intellettuale ecc.) nei quali vengono approfondite le questioni riguardanti le diverse aree del diritto con riferimento all’arbitrato, allo scopo di abbinare l’esperienza dei professionisti nelle singole aree del diritto a una competenza in materia arbitrale.

Quali sono i vantaggi dell’arbitrato rispetto al tradizionale giudizio davanti al Tribunale?
I vantaggi dell’arbitrato rispetto al giudizio ordinario sono molteplici: tra questi certamente la maggior celerità ed efficienza del procedimento (le parti possono stabilire i termini entro i quali gli arbitri devono deliberare il lodo), la maggior flessibilità (l’arbitrato è caratterizzato da un’ampia libertà di forme, sempre salvo il principio del contraddittorio e delle norme di ordine pubblico), la competenza specifica degli arbitri (che possono essere scelti dalle parti proprio in base alla loro esperienza nella materia del contendere), la possibilità di scegliere il luogo di svolgimento dell’arbitrato (disancorandolo in tal modo alla nazionalità delle parti), la riservatezza del procedimento (i lodi vengono pubblicati soltanto con il consenso delle parti e soltanto in alcuni ordinamenti).

Quali sono i costi dell’arbitrato?
I costi degli arbitrati variano molto a seconda della tipologia di arbitrato, del Paese in cui esso si svolge e del valore della controversia. Per quanto riguarda gli arbitrati amministrati, le istituzioni arbitrali hanno dei tariffari prestabiliti, per cui le parti possono conoscere in anticipo i costi del procedimento. Per quanto riguarda gli arbitrati ad hoc è più difficile quantificare i costi, sebbene il Decreto Ministeriale 55/2014 sulla liquidazione dei compensi per la professione forense, nella sua recente revisione, preveda parametri anche per i compensi degli arbitri. Per quanto riguarda Arbitrando, l’associazione dispone di tariffe agevolate nel caso in cui, in un arbitrato ad hoc, le parti chiedano all’Associazione la nomina dell’intero collegio arbitrale (o dell’arbitro unico). In ogni caso l’eventuale maggior costo dell’arbitrato è senz’altro compensato dalla maggior velocità ed efficienza del procedimento che consente alle parti di ottenere una decisione in minor tempo e quindi con minor aggravio sulle proprie risorse (tempo dedicato, personale ecc.). Inoltre, occorre segnalare che all’estero è molto diffuso, anche per l’arbitrato, il sistema del third party funding, ovverosia il finanziamento da parte di fondi che consente alle parti di avviare una procedura arbitrale senza anticiparne i costi.

La formazione e la competenza degli arbitri è divenuta ormai fondamentale, soprattutto in materie quali quelle del diritto d’autore e della proprietà intellettuale“.

L’arbitrato, come la mediazione, rientra tra i metodi alternativi di risoluzione delle controversie. In cosa si differenzia la mediazione dall’arbitrato?
L’arbitrato, come la mediazione, è uno strumento di ADR. Peraltro, mentre la mediazione costituisce una forma di conciliazione tra i diversi interessi delle parti al fine del raggiungimento di un accordo con l’ausilio del mediatore, l’arbitrato invece è un procedimento contenzioso il cui esito, il lodo, è emesso da un organo giudicante terzo (arbitro unico o collegio) ed è vincolante per le parti. In altre parole, mentre il mediatore non ha il potere di decidere la controversia, gli arbitri dispongono di tale potere, nell’arbitrato rituale, allo stesso modo del giudice pubblico.

Secondo lei quanto è conosciuto lo strumento dell’arbitrato tra gli avvocati?
In Italia lo strumento arbitrale ha una discreta diffusione, tuttavia vi è ancora molta resistenza al suo utilizzo, resistenza dovuta, da un lato, alla scarsa conoscenza dello strumento da parte degli operatori giuridici e, dall’altro lato, a causa di radicati pregiudizi relativi al costo del procedimento arbitrale e, in generale, alla mancanza di una cultura che valorizzi gli strumenti di risoluzione delle controversie alternativi alla giustizia ordinaria. Confidiamo che grazie all’opera di divulgazione e formazione svolta dalle istituzioni arbitrali e dalle associazioni di professionisti come Arbitrando, il panorama giuridico possa mutare verso un sempre maggiore utilizzo di questo strumento che offre grandi opportunità e vantaggi alle parti e agli operatori economici.

Come associazione avete organizzato il convegno che si terrà a Venezia il 9 e il 10 novembre sull’arbitrato nelle controversie di diritto d’autore, nel mondo dello spettacolo e dell’arte. Quale obiettivo volete perseguire con questo evento formativo rivolto principalmente, ma non solo, ai giuristi?
Dalla sua fondazione, Arbitrando ha organizzato oltre trenta eventi tra convegni, seminari, corsi di formazione in materia di arbitrato. Oltre ai corsi sull’arbitrato in generale, negli ultimi anni Arbitrando si è specializzata nella promozione dell’arbitrato in settori in cui lo stesso è poco conosciuto (ad esempio il diritto di famiglia) ovvero, sebbene conosciuto, scarsamente utilizzato (il diritto del lavoro). L’evento organizzato a Venezia ha lo scopo di promuovere lo strumento arbitrale anche nel settore dell’arte, del diritto d’autore e dello spettacolo, mediante un approfondimento e una valorizzazione delle controversie arbitrabili anche in questi settori, con un particolare sguardo però all’internazionalità: la scelta di Venezia a questo scopo non è causale, poiché la città è di per sé un’opera d’arte e infinite ne racchiude nelle sue chiese e nei suoi musei; inoltre, ospita la Camera Arbitrale di Venezia, istituzione che sta manifestando una particolare vocazione per la gestione delle controversie in materia artistica anche con connotati di internazionalità: non a caso la Presidente della Camera Arbitrale e un Consigliere parteciperanno come relatori all’evento organizzato da Arbitrando. L’evento, quindi, è di interesse non solo per i giuristi ma per tutti gli operatori del settore.

A livello internazionale è più diffuso l’arbitrato? Vede delle differenza tra l’Italia e altri Paesi?
L’arbitrato è molto diffuso all’estero, soprattutto nei Paesi di cultura anglosassone, nei quali gli strumenti alternativi alla giustizia ordinaria sono maggiormente radicati nel substrato giuridico e sociale. L’Italia in questo è più legata al sistema giuridico statale e quindi mostra più resistenza nei confronti della diffusione di tale strumento.  Peraltro, in Italia il procedimento arbitrale è ancora molto ancorato al sistema procedurale del giudizio ordinario di fronte al giudice statale, mentre gli arbitrati internazionali si svolgono con una maggior indipendenza rispetto alle norme procedurali dei singoli ordinamenti.

Per chiudere, qual è la principale difficoltà che trovate, come associazione, nella diffusione di questo strumento?
La maggiore difficoltà alla diffusione dello strumento arbitrale è costituita anzitutto dalla scarsa conoscenza dello stesso, dei suoi vantaggi e delle sue potenzialità e quindi dalla ritrosia a inserire clausole arbitrali nei contratti. Lo scopo di Arbitrando è proprio quello di contribuire a una maggior conoscenza di questo istituto giuridico, al fine del suo più ampio utilizzo a vantaggio di tutti gli operatori e a beneficio del sistema della giustizia italiana in generale.

Raffaella Pellegrino

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Raffaella Pellegrino
Raffaella Pellegrino è iscritta all'Ordine degli Avvocati di Bologna dal 2003; è esperta in diritto d’autore e proprietà intellettuale e svolge attività di consulenza e assistenza legale, stragiudiziale e giudiziale. Svolge attività di formazione e divulgativa in materia di diritto d’autore e proprietà intellettuale, ed è autrice di articoli in tali materie. Collabora con la redazione del portale di informazione sulla proprietà industriale e intellettuale Marchi e Brevetti Web (Giappichelli Editore). Collabora con la cattedra di Diritto Industriale (Facoltà di Giurisprudenza) e con la cattedra di Diritto e Proprietà Intellettuale (corso di laurea in Cinema Televisione e Produzione Multimediale), presso l’Università degli Studi di Bologna.