La didattica digitale come opportunità

Proposte e riflessioni per la promozione della scuola a “rete” elaborate dalla associazione Internazionale DiCultHer.

DiCultHer
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Nell’attuale fase di riflessione per sostenere le Politiche culturali e dell’Istruzione del nostro Paese conseguenti alla grave emergenza che stiamo vivendo nel tempo del COVID-19, ci piace condividere alcune riflessioni che sono state alla base della costituzione e dell’agire in questi ultimi anni del network DiCultHer in tema di Digital Cultural Heritage, con l’auspicio di ricevere osservazioni/integrazioni da parte di tutti i lettori di Artribune a un documento di rete postato in modalità modifica.
Le iniziative assunte a ora sul versante istruzione dalla rete DiCultHer per garantire l’accesso alla cultura, la sovranità culturale-epistemologica per sostenere la titolarità culturale esercitata con diritto e la “presa in carico” di una responsabilità comune e condivisa rispetto a un bene comune, sia a ciò che ereditiamo dal passato, sia a ciò che abbiamo la possibilità di progettare e co-creare oggi nell’ambito degli ecosistemi culturali in cui viviamo, sperimentiamo ed esercitiamo, con la prospettiva di lasciare a nostra volta questa eredità a chi verrà dopo di noi, rappresenta a nostro avviso un punto di partenza  per sperimentare ulteriormente e realizzare quell’alleanza tra digitale, cultura, educazione da molti auspicata quale asset collaborativo tra due comparti, quello dell’Istruzione e quello della Cultura anche per qualificare ulteriormente la “domanda” di Cultura partendo proprio dal mondo dell’Istruzione. Per DiCultHer, la stessa sfida n.1 di #HackCultura “Riuso dei contenuti digitali aperti, nonché tutto l’impianto progettuale di #HackCultura rappresentano un momento significativo di sensibilizzazione per la realizzazione di tale “alleanza” anche per la co-creazione di nuovi oggetti culturali digitali partendo da progetti e dai dati culturali aperti presenti in una molteplicità di istituzioni culturali, tanto nazionali che internazionali, come  Europeana, ICCU, ICBAS, INDIRE, ISTAT, ecc.

IL RUOLO DELLE ISTITUZIONI CULTURALI NELLA DIDATTICA

D’altra parte, musei e istituzioni culturali sono sempre più chiamati a svolgere un ruolo rilevante quali contesti privilegiati e di riferimento per le attività di educazione e formazione tanto a livello degli studenti che del corpo docente in servizio. Lo stesso Piano nazionale per l’Educazione al patrimonio culturale predisposto dal MiBACT fonda e qualifica le sue indicazioni proprio nel rapporto di collaborazione tra musei, istituti e luoghi della cultura e delle arti, nonché con gli uffici centrali e periferici del MiBACT e il sistema dell’istruzione nazionale.
Dal punto di vista strategico, una opportunità rilevante per le istituzioni culturali, pubbliche e private (si pensi per esempio alle numerose fondazioni, centri e istituti culturali afferenti all’AICI, alcuni attivi da secoli, altri nati da pochi anni. Una felice biodiversità, diffusa nel Paese, con alcune poche istituzioni costituite per iniziativa pubblica e altre, la maggioranza, sorte per iniziativa privata. Tutte – grandi o piccole – si propongono e sono considerate oggi luoghi importanti di elaborazione e di divulgazione della cultura umanistica o scientifica, fornendo molto spesso un prezioso servizio pubblico a volte in supplenza dello Stato partendo dalla specificità dei loro patrimoni, attraverso attività di ricerca, di formazione e di divulgazione) di interagire e lavorare con un segmento di pubblico di grande interesse come quello del comparto dell’istruzione.
Per contro, il Piano Nazionale per la Scuola Digitale, documento di indirizzo del MIUR finalizzato al consolidamento di una strategia complessiva di innovazione della scuola italiana e a un nuovo posizionamento del suo sistema educativo nell’era digitale, sta ponendo le basi per disegnare la scuola del XXI secolo che attinge le sue risorse non solo dall’interno della Scuola, ma anche dal di fuori del contesto scolastico.
Abituati a pensare in “positivo”, a nostro avviso, l’emergenza al tempo del COVID-19 sta consentendo uno straordinario campo di sperimentazione e di crescita culturale e civile in merito all’opportunità di realizzare quell’alleanza tra settore culturale e settore dell’educazione sopra richiamata costituita non solo di tecnologie ma anche e soprattutto di “contenuti” a disposizione sia dei docenti che degli studenti per prefigurare un modo diverso di fare scuola.
Le indicazioni del MIUR di trasformare le attività di apprendimento in presenza (sospese) in attività di apprendimento a distanza, da un lato, si sono dovute confrontare con l’esigenza di fornire opportuni strumenti e competenze ai docenti e di raggiungere tutti gli studenti visto che non tutte le famiglie italiane dispongono di computer; dall’altro lato, utilizzando anche un repertorio di  risorse aperte utili alla comunità degli insegnanti progettisti come quelle messe a disposizione da RAI, ICCU, UNESCO, INDIRE, ICBSA, EUROPEANA, Treccani, musei, biblioteche, ecc..), appare un’indicazione rilevante per sostenere quell’alleanza tra digitale, cultura, educazione. La stessa creazione da parte del MiBACT della Digital Library Italiana rappresenta oggi una ulteriore grande opportunità di avere dati e prodotti digitali certificati e di qualità a disposizione dello studio, dell’aggiornamento del corpo docente e, in definitiva, per la creatività degli studenti.
Sono bastate poche settimane di scuola senza la scuola e di docenti alle prese con le svariate piattaforme e-learning e video lezioni per far emergere anche una domanda di stimoli, di supporti, di contenuti e di competenze che le istituzioni culturali hanno la possibilità di offrire al sistema dell’istruzione nazionale, realizzando quell’alleanza sopra evocata tra digitale, cultura, educazione e prefigurato nella carta di Pietrelcina sull’educazione all’eredità culturale digitale” promossa da DiCultHer per “garantire a tutte le studentesse e a tutti gli studenti le competenze chiave per affrontare i cambiamenti e le sfide del loro presente, per proiettarsi al meglio nel futuro, per diventare cittadine e cittadini attivi e consapevoli, capaci di condividere valori comuni e di confrontarsi positivamente con l’altro”.

Come passare da una didattica a distanza a una didattica digitale evitando di far stare il vecchio nel nuovo?

Per realizzare questa alleanza tra digitale, cultura ed educazione e per valorizzare appieno questa prospettiva, DiCultHer, con la sua programmazione annuale di attività, di cui quella per questo a.s. è stata posticipata alla prima settimana di dicembre prossimo, sta lavorando per sostenere e  progettare percorsi educativi in cui prevalgono da un lato abilità di learning design, non molto diffuse in una scuola ancora basata sui libri di testo, dall’altro sostenere l’insegnante affinché assuma il ruolo di  learning curator, cioè guida di percorsi, risorse e conoscenze, che affianca i nostri ragazzi nei loro percorsi di crescita e di successo formativo.
In altre parole, come andare oltre le mere indicazioni di trasformare le attività di apprendimento in presenza in attività di apprendimento a distanza disegnando una FAD/DAD, che sia essa sincrona o asincrona, assoluta o blended, che preveda un coinvolgimento importante dei ragazzi? Come passare da una didattica a distanza a una didattica digitale evitando di far stare il vecchio nel nuovo?
È del tutto evidente che, se attraverso la tecnologia si ripropongono testi da leggere, se si chiede agli studenti di avere un ruolo passivo rispetto alle lezioni proposte semplicemente leggendo e rispondendo agli stimoli trasmessi dallo schermo, si rimane sostanzialmente in un vecchio paradigma della formazione seppure nascosto nello schermo di un computer e dunque all’interno di una tecnologia. Perché il nuovo paradigma della formazione sia realmente legato a competenze digitali e innovative, è importante che esso proponga realtà virtuali, simulazioni, mondi da esplorare rispetto ai quali il discente possa avere un ruolo attivo. Il discente deve poter esplorare e conoscere la realtà virtuale che ha di fronte, deve poter intervenire sulle variabili dei fenomeni che studia, deve poter assumere delle azioni e valutare gli effetti di queste azioni, deve essere in qualche modo artefice e protagonista della conoscenza che egli stesso costruisce intervenendo su una realtà virtuale e interagendo con altri discenti.

CULTURA DIGITALE

Come fare perché le attività dello studente, in una pratica di “learning by doing”, consentano loro l’esercizio della creatività in autonomia, come, per esempio, annotare una fonte, costruire un modello 3D di oggetto culturale, fare un webGIS, la creazione di contenuti in realtà aumentata ‒ confrontare analizzare e pubblicare dati, scrivere una pagina di Wikipedia, codificare un testo, ma anche indagare, nel contesto familiare, su usanze e tradizioni del patrimonio culturale del proprio territorio” ecc.? Come studenti/gruppi di studenti possano creare/co-creare progetti culturali digitali che considerano scopi, strumenti, modalità di uscita, interfaccia, qualità dei dati ecc. nella consapevolezza dell’insieme delle problematiche che riguardano il design, la proprietà intellettuale, la messa in opera, il mantenimento, la valutazione e la conservazione di un progetto digitale?
In questa prospettiva e nella visione DiCultHer, le attività di educazione finalizzate a riconoscere il valore della “cultura digitale” fino a ora sviluppate attraverso le proprie attività stanno rappresentando una importante opportunità per restituire alle comunità educative conoscenza approfondita dell’uso consapevole del digitale, delle tecnologie a esso collegate e degli strumenti e tecniche di comunicazione rese disponibili dal digitale stesso.
Le proposte prefigurate, fino a oggi, nel documento online citato in premessa, che per DiCultHer rappresentano le indicazioni per la programmazione delle attività per l’a.s. 2020-21, non possono prescindere dalla disponibilità di un “nuovo libro” tutto da formalizzare ma costituito dall’aggregazione di dati culturali aperti di qualità, certificati, di cui solo le istituzioni culturali dispongono in rete.

Carmine Marinucci, Germano Paini, Massimiliano Zane

https://www.diculther.it/

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Massimiliano Zane (Venezia, 1979) è progettista culturale, consulente strategico per lo sviluppo e la valorizzazione del patrimonio.