Arte per crescere. Parola a Marco Dallari

Il curatore della nuova collana editoriale “Arte per crescere” edita da Art’è Ragazzi, appartenente al Gruppo UTET, racconta l’importanza della didattica nel rapporto adulti-ragazzi. Usando l’arte come un utile intermediario.

Piero della Francesca e la prospettiva - collana Arte per crescere, Art'è
Piero della Francesca e la prospettiva - collana Arte per crescere, Art'è

Docente di Pedagogia Generale all’Università di Trento, Marco Dallari è il curatore della nuova collana editoriale che pone l’arte al centro di uno stimolante processo di apprendimento, capace di rafforzare il legame tra il mondo degli adulti e quello dei ragazzi, a partire da contenuti condivisi. Tutti i dettagli in questa intervista.

Il titolo della collana, Arte per crescere, è già particolarmente significativo. Quali gli obiettivi?
L’obiettivo principale della collana è fornire strumenti e idee per rendere più piacevole e significativa, sia dal punto di vista affettivo che cognitivo, la relazione adulti–ragazzi. E siamo convinti che per ottenere questo scopo i repertori dell’arte visiva costituiscano un’occasione straordinaria. I libri non sono pensati per essere consegnati a bambini e ragazzi perché se li leggano da soli, ma, almeno inizialmente, per essere sfogliati e utilizzati insieme, nella relazione genitori-figli o educatori-alunni. E poiché non è detto che anche gli adulti siano esperti degli argomenti presentati, la collana può essere anche per loro un un’occasione gradevole per scoprire con leggerezza, insieme ai piccoli, qualcosa di sorprendente e di condivisibile.

Paul Klee e il Bauhaus - collana Arte per crescere, Art'è
Paul Klee e il Bauhaus – collana Arte per crescere, Art’è

Il formato albo e la cura della veste grafica impreziosiscono molto un contenuto che però non abbandona mai la vocazione laboratoriale e interattiva. Come nasce ogni volume della Collana?
La qualità estetica dei volumi per noi è molto importante. Un libro da utilizzare insieme, nella relazione adulti-bambini, è come una stanza virtuale nella quale costruire e gestire la relazione educativa. Maria Montessori, con la quale sono molto d’accordo, diceva che la bellezza del luogo in cui ci si educa è molto importante, ed è già di per sé educazione. Il bello, diceva Montessori, educa. Condividere un libro bello non solo nei contenuti ma anche nella veste grafica e nella confezione ci fa sentire in un ambiente esteticamente confortevole, è già un piccolo ma importante incremento a “star bene” insieme dentro quelle pagine. E poiché, come lei ricordava, la vocazione laboratoriale e interattiva è alla base dello spirito dell’opera, la nostra speranza è che questa tensione alla cura e alla bellezza si trasferisca anche nei lavori prodotti dai nostri lettori. D’altra parte lo “spirito del laboratorio” non è solo nella proposta educativa e culturale che proponiamo, ma anche nella strategia e nel metodo di costruzione dei nostri volumi che nascono dalla collaborazione di soggetti differenti, ben affiatati fra loro ma portatori di competenze e conoscenze diverse. Da un brain storming iniziale nasce il progetto del volume, discusso e condiviso. Poi ciascuno ha il suo ruolo e i suoi compiti per realizzarlo.

Lei è docente di Pedagogia all’Università di Trento. Come ha visto, dal suo osservatorio, cambiare il panorama dell’educazione all’arte negli ultimi anni?
La scuola italiana del Ventunesimo secolo sta facendo qualche sforzo per adeguarsi ai modelli più attendibili delle nazioni europee maggiormente virtuose, in particolare la Finlandia e quelle del Nord Europa. Il tentativo di convincere i docenti a lavorare per progetti interdisciplinari, a introdurre le tecniche del lavoro di gruppo, a valorizzare gli aspetti utili e positivi delle risorse tecnologiche, è già in atto, soprattutto nei territori in cui esiste una maggior sensibilità politica e culturale anche nel nostro paese. Resta tuttavia un problema ancora irrisolto: quello della selezione e della formazione degli insegnanti. Quando si parla di qualità pare che la scuola non abbia come compito la formazione degli alunni ma il reclutamento dei docenti, e che il lavoro di insegnante non sia uno dei più importanti e delicati ma piuttosto una specie di ammortizzatore sociale. Così, non assegnando alla qualità della relazione educativa il ruolo centrale che meriterebbe si rischia di dare troppa importanza alle tecniche e alle strategie didattiche, fingendo di ignorare quello che da secoli è sotto gli occhi di tutti: la scuola funziona bene se gli insegnanti sono colti, motivati, ben preparati, e dotati di competenza emozionale e sufficiente sensibilità interattiva ed educativa.

Piero della Francesca e la prospettiva - collana Arte per crescere, Art'è
Piero della Francesca e la prospettiva – collana Arte per crescere, Art’è

Se dovesse raccontare il suo approccio all’arte come lo definirebbe e che consiglio darebbe a chiunque, piccolo o grande, per innamorarsi dell’Arte come fa lei ogni giorno?
Uno dei principali equivoci nei confronti dell’arte consiste nel ritenerla un ambito specifico, specialistico, una “materia”. In realtà l’arte visiva ha accompagnato la vita dell’Homo sapiens fin dai primi graffiti che rinforzavano e testimoniavano la vocazione simbolica che ha caratterizzato la vita e il pensiero dei nostri avi arrivando fino a noi. Quello dell’arte non è un codice specialistico ma un linguaggio veicolare per eccellenza, perché gli artisti hanno sempre raccontato storie e idee e hanno collaborato, con le immagini, alla costruzione delle grandi narrazioni religiose, mitologiche, storiche, hanno dato visibilità a eroismi, miserie, hanno immortalato personaggi, hanno creato figure dei fatti, delle tensioni ideali, delle emozioni, hanno rappresentato le manifestazioni della natura e illustrato le leggi della fisica e le conquiste della scienza. Utilizzare l’arte come risorsa educativa significa cercare di immettere nei processi intellettuali, immaginativi e creativi dei giovanissimi idee, paradigmi, metafore e repertori simbolici desunti e suggeriti dall’esperienza artistica. Occorre cioè che l’incontro con l’arte, come già suggeriva John Dewey, sia soprattutto esperienza. E questo è, per l’appunto, lo spirito che anima i suggerimenti e le risorse contenuti nella nostra collana.

Annalisa Trasatti

http://arteragazzi.it

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Annalisa Trasatti
Laureata in Beni culturali con indirizzo storico artistico nel 2002 presso l’Università di Macerata con una tesi sul Panorama della didattica museale marchigiana. Ho curato per dieci anno la rubrica Didattica per un famoso portale d’arte nazionale. Dopo numerose esperienze di tirocinio preso i principali dipartimenti educativi d’italia (Rivoli, Mambo, etc) sono diventata educatrice museale prima, coordinatrice poi presso il Museo Tattile Statale Omero di Ancona, specializzandomi in accessibilità al patrimonio culturale per disabili visivi . Sono anche guida turistica della Provincia di Ancona dal 2002, attività che mi permette di monitorare costantemente il territorio dove vivo. Pubblicazioni: Il Museo oggi, di Cataldo-Paraventi, hoepli 2006- “Alla ricerca di un circolo virtuoso per la didattica museale” negli Atti dei lavori del salone della didattica museale ALDO, MC, 2004- “La didattica museale nelle Marche”, Atti dei lavori di ALDO, salone della didattica museale Macerata 17-19 ottobre 2003 e annuali aggiornamenti dello studio per il portale www.cultura.marche.it