Willy Ronis – Fotografie 1934-1998

Venezia - 05/09/2018 : 06/01/2019

La mostra, la più completa retrospettiva del grande fotografo francese in Italia, presenta 120 immagini vintage, tra cui una decina inedite dedicate a Venezia, e documenti, libri e lettere mai esposti prima d’ora.

Informazioni

  • Luogo: CASA DEI TRE OCI
  • Indirizzo: Fondamenta delle Zitelle, 43 - 30133 Giudecca - Venezia - Veneto
  • Quando: dal 05/09/2018 - al 06/01/2019
  • Vernissage: 05/09/2018 su invito
  • Autori: Willy Ronis
  • Generi: fotografia, personale
  • Orari: Tutti i giorni 10-19; chiuso martedì
  • Biglietti: 12,00 € intero 10,00 € ridotto studenti under 26 anni, over 65, titolari di apposite convenzioni 8,00 € ridotto speciale gruppi superiori alle 15 persone 8,00 € ridotto speciale ogni mercoledì per i residenti e nati nella città metropolitana di Venezia 6,00 € studenti Ca’ Foscari e Iuav 24,00 € ridotto famiglia (2 adulti + 2 under 14) 5,00 € ridotto scuole Gratuito, bambini fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, disabili e accompagnatore, due insegnanti accompagnatori per classe, giornalisti con tessera, guide turistiche
  • Uffici stampa: CLP, CIVITA TRE VENEZIE

Comunicato stampa

Dal 6 settembre 2018 al 6 gennaio 2019, la Casa dei Tre Oci di Venezia rende omaggio al grande fotografo francese Willy Ronis (1910-2009), con la più completa retrospettiva mai tenuta in Italia





L’esposizione, curata da Matthieu Rivallin, coprodotta dal Jeu de Paume di Parigi e dalla Médiathèque de l’architecture et du patrimoine, Ministry of culture – France, con la partecipazione della Fondazione di Venezia, organizzata da Civita Tre Venezie, presenta 120 immagini vintage, tra cui una decina inedite dedicate a Venezia, in grado di ripercorre l’intera carriera di uno dei maggiori interpreti della fotografia del Novecento e protagonista della corrente umanista francese, insieme a maestri quali Brassaï, Gilles Caron, Henri Cartier-Bresson, Raymond Depardon, Robert Doisneau, Izis, André Kertész, Jacques-Henri Lartigue e Marc Riboud.



Pur non essendo un movimento codificato da un manifesto programmatico, quello umanista dimostrava il suo interesse verso la condizione umana e la quotidianità più semplice e umile, per scoprirvi un significato esistenziale universale.

Attraverso le sue immagini, Ronis sviluppa una sorta di micro-racconti costruiti partendo dai personaggi e dalle situazioni tratte dalla strada e dalla vita di tutti i giorni, che lo portano a estasiarsi davanti alla realtà e a osservare la fraternità dei popoli.



Se è vero che le sue fotografie corrispondono, in una certa misura, a una visione ottimista della condizione umana, Ronis non ne cela l’ingiustizia sociale e s’interessa alle classi più povere. La sua sensibilità nei confronti delle lotte quotidiane per la sopravvivenza in un contesto professionale, familiare e sociale precario, rivela che le sue convinzioni politiche, militante comunista, lo conducevano a un impegno attivo, attraverso la produzione e la circolazione di immagini della condizione e delle lotte operaie.

Sebbene la maggior parte delle sue immagini più riprodotte siano state scattate in Francia, sin dalla sua giovinezza Ronis non ha smesso di viaggiare e fotografare altri luoghi.

Il suo stile resta intimamente legato al suo vissuto e al suo modo di intendere la fotografia. Non esitava, infatti, a rievocare la sua vita e il suo contesto politico e ideologico. I suoi scatti e i suoi testi raccontano un artista desideroso prima di tutto di esplorare il mondo, spiandolo in segreto, aspettando pazientemente che esso gli sveli i suoi misteri. Ai suoi occhi è più importante ricevere le immagini che andarle a cercare, assorbire il mondo esteriore piuttosto che coglierlo e, da qui, costruire la sua storia.



Willy Ronis, il fotografo comunista

Donate dall’autore allo Stato francese, sbarcano a Venezia 120 stampe vintage provenienti dal fondo Willy Ronis della Médiathèque de l'architecture et du patrimoine. Una significativa selezione di immagini, che permette di scoprire finalmente uno dei più importanti ‒ e di certo il più politico ‒ tra i fotografi francesi del Novecento.