Voci dall’Aldilà 9

Bologna - 27/01/2016 : 13/02/2016

...una rassegna di film, un "viaggio nella memoria" su compositori scomparsi che continuano a rimanere tra noi...

Informazioni

Comunicato stampa

VOCI DALL'ALDILÁ 9
...una rassegna di film, un "viaggio nella memoria" su compositori scomparsi che continuano a rimanere tra noi..



mercoledì 27 gennaio > sabato 13 febbraio 2016

un progetto di AngelicA
in collaborazione con il Museo della Musica di Bologna a cura di Walter Rovere


Inaugurata nel 2004 e giunta alla sua nona edizione, torna la rassegna Voci dall’Aldilà, promossa da AngelicA Festival in collaborazione con Museo della Musica e curata come sempre dal critico Walter Rovere, con tre appuntamenti dedicati ad altrettante personalità tra le più singolari che abbiano attraversato i rispettivi generi di provenienza: l’italiano Giacinto Scelsi per la musica contemporanea, l’americano Ornette Coleman per il jazz, e l’inglese Syd Barrett per il rock.
Le serate dedicate a Scelsi e Coleman presentano lavori che esulano dal semplice formato documentario, come il film Via di San Teodoro 8 (2010) del videoartista inglese David Ryan, e Ornette: Made in America (1985), l'ultimo film realizzato dalla pioniera del New American Cinema Shirley Clarke; mentre la proiezione di Under Review (2006) dedicata a Barrett, del quale ricorrono quest’anno i 70 anni dalla nascita e i dieci dalla scomparsa, si terrà in prima nazionale.
La serata su a Scelsi vedrà inoltre la presenza come ospiti del regista inglese Ryan, di Nicola Sani, compositore, sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna, e per dieci anni presidente della Fondazione Isabella Scelsi di Roma, e di Mario Baroni, critico e docente universitario bolognese e direttore dei “Quaderni della Fondazione Scelsi”.

La rassegna prende il nome da un volume del 1968 di Konstantin Raudive, il più celebre studioso di emissioni audioelettromagnetiche di origine sconosciuta, analizzate e classificate dallo stesso Raudive come voci provenienti da persone scomparse. Analogamente ai processi psicologici inconsci di proiezione e condensazione, che tanta parte hanno nell'interpretazione di queste cosiddette EVP (Electronic Voice Phenomena), Voci dall'Aldilà accosta ‘voci’ di compositori scomparsi provenienti da ambiti e metodologie musicali diverse; ‘visioni interiori’ che in maniera più o meno evidente, sopra o sotto la soglia della coscienza, continuano a dialogare con il presente.

Gli appuntamenti, a ingresso gratuito, si terranno in due sedi e orari diversi: il Teatro San Leonardo / Centro di Ricerca Musicale di Via San Vitale 63 per le serate dedicate a Scelsi (27 gennaio) e Coleman (5 febbraio) alle ore 20.30, e il Museo della Musica di Strada Maggiore 34 per Barrett (13 febbraio, ore 17).
Tutti i film verranno presentati in lingua originale sottotitolati appositamente.

mercoledì 27 gennaio ore 20.30
Centro di Ricerca Musicale / Teatro San Leonardo
GIACINTO SCELSI (1905-1988)
Via di San Teodoro 8, di David Ryan (GB 2010, 43')
fotografia: Tim Sidell-Rodriguez suono: Emanuele Costantin con: Oscar Pizzo
incontro e proiezione con Mario Baroni, David Ryan, Nicola Sani
in collaborazione con Fondazione Isabella Scelsi, Roma

Ignorato quando non apertamente osteggiato dall’ambiente accademico italiano, l’originalissimo percorso di Scelsi verso una scrittura basata su un largo uso dei microintervalli e su una dimensione "a-costruttiva" del tutto anomala nel pensiero musicale dominante in Europa e più vicina invece alle concezioni orientali nella sua dichiarata volontà di "raggiungere il cuore del suono", gli varrà l’ammirazione e il sostegno di compositori e performer quali John Cage, Morton Feldman, Alvin Curran, Frances-Marie Uitti, Diamanda Galàs e Stefano Scodanibbio.
Tra documentario sperimentale e saggio poetico, individuando la musica di Scelsi come formata essenzialmente da processi che mettono in discussione la relazione tra suono e struttura e tra improvvisazione e composizione, il film di Ryan indaga le relazioni tra suoni e ambienti della casa che per Scelsi, situandosi “su una linea ideale di demarcazione tra Oriente e Occidente”, spiegava esattamente la sua vita e la sua musica.

David Ryan è un video artista, pittore, musicista e critico inglese. Sue opere e installazioni sono stati presentate in sedi come Whitechapel Gallery (London), Flowers West (Los Angeles), Galerie Art Space H (Seoul), Synthese Festival (Bourges), Issue Project Room (New York). Ha suonato con improvvisatori come John Edwards ed Eddie Prevost, e ha all’attivo collaborazioni di lunga data con il clarinettista Ian Mitchell e con Nicola Sani, per il quale ha curato le parti video di numerose opere, tra cui “Non tutte le Isole…” (2003), “AchaB” (2006), e la recentissima Chemical Free (?), presentata alla Biennale Musica di Venezia nell’ottobre 2015.


venerdì 5 febbraio ore 20.30
Centro di Ricerca Musicale / Teatro San Leonardo
ORNETTE COLEMAN (1930-2015)
Ornette: Made in America di Shirley Clarke
(Stati Uniti 1985, v.o. sott. it., 77')
con William Burroughs, George Russell, Buckminster Fuller, Don Cherry, Charlie Haden, Ornette Coleman & Prime Time, John Giordano & The Forth Worth Symphony Orchestra, The Master Musicians of Jajouka

Un gigante della storia del jazz e della musica del Novecento, l’inventore (letteralmente) del Free Jazz e padre putativo di no wave e free funk con la formazione elettrica dei Prime Time, nell’ultimo film della regista indipendente Shirley Clarke. Incentrato attorno all’inaugurazione della Caravan of Dreams nell’83 ma realizzato nel corso di 20 anni assemblando spezzoni in 16mm e video sequenze sperimentali, il film rivela il cuore, la mente e la musica di un artista realmente visionario, creatore con la propria Teoria Armolodica di spericolate operazioni di sintesi che gli consentirono di esplorare formati diversi - dal quartetto jazz all'Orchestra Sinfonica – quanto a collaborare con musicisti da Yoko Ono ai Master Musicians of Jajouka, dai Grateful Dead a Pat Metheny a Lou Reed, con la stessa disinvoltura.
Shirley Clarke, co-fondatrice della Film-makers Coop di New York, iniziò a fare cinema nei primi anni 50, divenendo molto nota nei circuiti indipendenti per i suoi film The Connection (61), The Cool World (64) e Portrait of Jason (67). Conosciuto Coleman a Parigi tramite l’amica comune Yoko Ono, iniziò a lavorare a un film incentrato sulla decisione di Ornette di usare il figlio undicenne Denardo come batterista del suo gruppo. Nel 69 la versione incompleta del film venne rifiutata dal produttore, e la Clarke abbandonò il cinema per dedicarsi al nascente campo del video. In vista dell’inaugurazione nell’83 del Caravan of Dreams Performing Arts Center che avrebbe salutato il ritorno di Coleman nella sua città natale, la produttrice Kathelin Hoffman formò una compagnia cinematografica per documentare l’evento, e Coleman suggerì di contattare la Clarke come regista. Con l’aiuto di Ed Lachman (direttore della fotografia per Herzog, Wenders, Schrader, Altman, Haynes...) decise di mescolare formati diversi, dai 16mm originali al nuovo Super 16 a video di diversi tipi, e di seguire le strutture non ortodosse della musica di Coleman montando le immagini sul suono, e non viceversa: “La partitura sinfonica di Skies of America venne usata come “sceneggiatura” di base, impiegando tecniche narrative non lineari, mescolando gli spezzoni d’archivio in pellicola a sogni “video-musicali” di tre minuti (in un epoca in cui MTV non era ancora esplosa), sequenze in flashback e commentatori in finte TV di cartone; esplorando le idee di Buckmister Fuller e della corsa allo Spazio, le influenze della cultura Nordafricana sugli espatriati americani ad Algeri negli anni 60 e 70 (Burroughs, Williams, Bowles, Ginsberg), e infine le basi esperienziali del jazz e del blues emanate dai paesi del sud degli Stati Uniti.”


sabato 13 febbraio ore 17 - Museo della Musica
SYD BARRETT (1946-2006: a 70 anni dalla nascita e a 10 dalla scomparsa)
Under Review di Anonymous (Gb 2006, v.o. sott.it., 66') PRIMA ITALIANA
con Syd Barrett, The Pink Floyd, Hugh Hopper, Chris Welch, Nigel Williamson, Malcolm Dome

Cofondatore dei Pink Floyd, principale autore del loro primo album e chitarrista protagonista delle avventurose e sperimentali performance live del gruppo che tra ’66 e ’67 trasformarono i loro concerti in esperienze sensoriali che combinavano proiezioni di luci psichedeliche, sperimentazioni con nastri ed effetti e intense astrazioni improvvisative, il “diamante pazzo” Barrett, il più famoso tra le "acid casualties" dei lisergici anni Sessanta, riuscì a completare solo due altri dischi come solista nel ’70 prima di scomparire dalle scene pubbliche; ma il culto sulla sua vita e le sue opere che è cresciuto e rimasto vivo fino ad oggi, come infinite cover (Bowie, Hawkwind, Jesus & Mary Chain, R.E.M., Hope Sandoval, Smashing Pumpkins, Placebo, ecc.) attestano fino ad oggi.