Visual Handjobs

Torino - 16/05/2013 : 02/06/2013

I curatori dell’esposizione al MIAAO definiscono Visual Handjobs gli esiti di questi desideri estetici manualmente autosoddisfatti. Con artefatti caratterizzati dalla nostalgia per l’autonomia artigiana, ma pure per la perizia compositiva di grandi autori di manifesti tra gli anni ’30 e ’60, e per alti modelli di architettura grafico-tipografica.

Informazioni

Comunicato stampa

VISUAL HANDJOBS & BOOKBUILDERS
Nuovi artieri grafici e librari
mostra collettiva nella Galleria Sottana del MIAAO
a cura di Enzo Biffi Gentili con Valeria Cambareri
via Maria Vittoria 5, Torino 16 maggio-2 giugno 2013

La cultura del progetto è oggi quasi completamente “informatizzata”. Eppure secondo molti giovani progettisti, designers e architetti, le tecniche di stampa digitale, Fine Art compresa, non riescono ancora a garantire le stesse rese cromatiche di procedimenti tradizionali come la serigrafia, né gli stessi spessori d’inchiostri, né la medesima conservazione con l’esposizione alla luce

In Francia, all’avanguardia in questa reazione, tali pratiche artigiane divengono di nuovo nominabili -a esempio dal gruppo Dezzig- con un termine ben appropriato: sérigraphisme, ovvero il graphisme, cioè il graphic design, più la sérigraphie. Nell’intento di creare posters autoprodotti in tiratura limitata, per assicurare la stessa smagliante qualità della stampa en aplat della serigrafia su carta pregiata.

I curatori dell’esposizione al MIAAO definiscono Visual Handjobs gli esiti di questi desideri estetici manualmente autosoddisfatti. Con artefatti caratterizzati dalla nostalgia per l’autonomia artigiana, ma pure per la perizia compositiva di grandi autori di manifesti tra gli anni ’30 e ’60, e per alti modelli di architettura grafico-tipografica. È il caso, tra gli invitati, degli statunitensi Aesthetic Apparatus e DKNG, degli italiani Print About Me e Undesign, dei francesi Dezzig e Thibault Le Guillou. E in altri transalpini emerge il rimpianto politico per una “ManifestAzione” -si rammentino le prove serigrafiche del ‘68 parigino, della Primavera praghese, della revolución cubana- ed è il caso di Andric Cardin e di Dugudus, con le loro affiches d’utilité publique. Unico “ritorno al futuro” nella mostra quello dei Nucleo, che dimostrano la possibilità di usare anche una “arma impropria”, una macchina per l’incisione laser, come supporto per una nuova artigianalità.

E anche i Bookbuilders, i creatori di “BricoLibri”, come i curatori hanno denominato altri cultori di approcci manuali virtuosi -che sovente sono pure Visual Handjobs Addicts- esibiscono eccellenti prove politecniche e polimateriche. E sono, in mostra, gli editori de Il Filo di Partenope su carta d’Amalfi impastata con sabbie, sale, caffè, e ancora, limitandosi solo a qualche anticipazione sulle partecipazioni piemontesi, i SO-AND-SO, Il Laboratorio di Bruno Nardini con i suoi libercoli fotografici stampati in camera oscura, Enrico Frignani, Riccardo Di Stefano… Poi, in un salto all’indietro di qualche generazione, Laura Castagno con Leonardo Mosso e Sergio Jaretti, architetti, con le loro riviste autoprodotte “Lettera” e “Il Pensatoio”. Infine, altre eccentriche perizie artigiane torinesi, con i Wonderplane, gli aeroplanini di carta prodotti da Tibò di RB stampa e grafica…

La mostra Visual Handjobs & Bookbuilders è anche ufficialmente inserita nei contesti della manifestazione Dall’idea al chiodo promossa dal Salone Internazionale del Libro di Torino (16-20 maggio 2013) e del festival Architettura in Città 2013 della Fondazione OAT (27 maggio-2 giugno 2013).