Vincenzo Scolamiero | Alfredo Zelli
Due dei componenti di Blocco 13 sono protagonisti di altrettante personali nei padiglioni A e B del Mattatoio.
Comunicato stampa
Padiglione 9a
mostra
a cura di Maria Vittoria Pinotti
Mostra promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, da Azienda Speciale Palaexpo e Fondazione Mattatoio di Roma – Città delle Arti, con il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Roma e dall’AICA, Associazione Internazionale dei Critici d’Arte
Realizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Twiceout
Il percorso espositivo ripercorre quindici anni di ricerca pittorica di Vincenzo Scolamiero, docente di Pittura presso il Dipartimento di Arti Visive dell’Accademia di Belle Arti di Roma, città nella quale vive e lavora. Questo ampio arco temporale permette di cogliere in profondità l’evoluzione dell’artista, la cui prima mostra personale si è tenuta presso la storica galleria Al Ferro di Cavallo di Roma nel 1987, offrendo una visione complessiva e articolata della sua produzione. La mostra presenta oltre trenta opere, tra lavori su tela e tavola, carte e libri d’artista.
La mostra esplora i molteplici ambiti che da sempre nutrono la ricerca dell’artista, profondamente influenzata dalla lettura della poesia, dall’ascolto della musica e da una costante attenzione rivolta alle più piccole tracce del quotidiano. In questo modo la pittura diviene un luogo di profonda riflessione, sintomo di una mobilità interiore e di un atteggiamento filosofico nei confronti della vita.
Il titolo della mostra Con qualche parte della terra, tratto da un verso della poetessa Louise Glück, rimanda a un rapporto totalizzante con il mondo, che affiora nelle opere esposte tramite minime tracce, sintomo di riflessioni sulla caducità e l’impermanenza della propria condizione. Percorrendo gli ambienti del padiglione emerge una pittura caratterizzata dalla costruzione di uno spazio dinamico, incentrata sulla concezione del vuoto come elemento costruttivo delle opere esposte.
L’inizio del percorso espositivo è costituito da una serie di opere in cui l’equilibrio compositivo è costruito su pochi elementi e caratterizzato da una sospensione spaziale minimale, mentre gli ambienti successivi presentano una serie di opere caratterizzate da una apertura graduale verso una maggiore complessità tonale e strutturale dovuta ad un rapporto sempre più stringente che l’artista instaura con la musica e la poesia. Riferimenti diretti di questa relazione si trovano nei titoli delle opere in mostra, come Piero Bigongiari, Harrison Birtwistle, Louise Glück, Luigi Nono.
La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue, edito da De Luca Editori d’Arte, con i testi critici di Francesca Bottari e Maria Vittoria Pinotti.
Padiglione 9b
mostra
A cura di Carlo Alberto Bucci
Mostra promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, Azienda Speciale Palaexpo e Fondazione Mattatoio di Roma – Città delle Arti
Realizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Latitudo
Nel 1986 Alfredo Zelli tiene a Roma la sua prima mostra nella galleria di Ugo Ferranti, protagonista allora della promozione dei linguaggi di ricerca e d’avanguardia. E, nello stesso anno, espone da Yvon Lambert a Parigi e da Annina Nosei a New York. A quarant’anni dall’esordio, la mostra dell’artista romano ha sì carattere di antologica, ma in chiave di personale e attraverso l’esposizione di più di 40 sue opere.
Alfredo Zelli impiega la pittura per le sue creazioni e plasma i materiali con l’occhio di uno scultore, eppure sin dagli esordi ha individuato nello spazio accogliente e abitale il motore primo dell’opera.
La prima delle opere che il visitatore incontrerà entrando all’interno del Padiglione è la grande installazione Senza titolo del 1999 che mima una nicchia architettonica al centro della quale si stacca una forma ovale di piefrancescana memoria. Di fronte a questo lavoro in legno, cartone e tempere, troviamo l’acrilico su Pet Tra giorno, notte, cielo e terra del 2025-26: scelto per rappresentare gli esiti più recenti di una ricerca che, iniziata più di quindici anni fa, vede la figura – per lo più umana e debitrice dei volumi dell’arte manierista – smaterializzarsi lungo la prospettiva di piani trasparenti che scalano in profondità.
L’esposizione prosegue facendo dialogare opere del passato e del presente: le superfici scabre e le tonalità calde dell’installazione Senza titolo del 1987 e del clipeo Madre oro del 2007 dialogano con i piani traslucidi e i colori squillanti dei lavori più recenti, Figura e spazio esposto nel 2023 e Ipotesi metaverso. In Tutto è nascente, struttura tridimensionale presentata allo Hyunnart Studio nel 2023, i fogli di Pet dipinti si articolano a raggiera intorno a un palo centrale restituendo allo spettatore l’immagine di un corpo in movimento attraversato dalla luce. Le superfici trasparenti che compongono l’opera, e sulle quali i colori si aggregano in velature, si dispongono secondo sequenze di lontana eco futurista.
La mostra invita lo spettatore a ricomporre attraverso il proprio sguardo figure e identità presenti nei dipinti. Parafrasando il celebre detto latino presente in contesti eremitici francescani e cistercensi, Beata moltitudo rimanda quindi all’umanità, nel suo sviluppo attraverso la storia dell’arte e del sacro.