Vera Portatadino – Verticalismi

Corbetta - 13/04/2013 : 26/04/2013

Mostra personale presso la Torre Medievale di Corbetta, Largo Cellere, Corbetta (MI).

Informazioni

Comunicato stampa

verticalismo s. m. [der. di verticale]. – Nel linguaggio della critica d’arte, soprattutto in riferimento all’architettura, la tendenza compositiva che si basa sulla ricerca dello sviluppo verticale delle forme.
"Verticalismi" è una mostra di pittura senza chiodi.
Nello scenario di una torre medievale, la verticalità diventa simultaneamente l'essenza stessa del costituirsi delle immagini e la chiave per la loro fruizione.

Vera Portatadino, è un'artista classe 1984, la cui ricerca trova origine nel fascino per la precarietà come condizione costituente del reale

Ha conseguito un MA in Fine Art al Chelsea College of Art and Design di Londra ed esposto in Italia e in UK in personali e collettive. Attualmente vive e lavora a Varese.

Vera Portatadino. The Sun is the Same

Nel trattato The Human Condition (1958) Hannah Arendt definisce l’opera d’arte come «dimora immortale per esseri mortali». Secondo la filosofa, influenzata in ciò dalle visioni di Martin Heidegger, suo primo maestro, l’opera d’arte sarebbe l’unico prodotto dell’attività umana a possedere carattere d’immortalità, poiché non «toccata dall’effetto corrosivo dei processi naturali» e non destinata «all’uso da parte delle creature viventi». In essa avrebbe luogo il prolungamento del presente da istante inafferrabile a nunc stans, l’adesso che perdura. In questo senso, esporre opere d’arte “immortali” all’interno di una forma “deperibile” come una casa abbandonata rende ancor più evidente lo scarto tra il carattere permanente delle prime e il valore d’uso transitorio dell’oggetto investito dall’inesorabile processo di decadenza.

Tratto dal brano Time dei Pink Floyd, il titolo della mostra pone l’accento su due aspetti ugualmente essenziali per Vera Portatadino: la ciclica immutabilità dei fenomeni astronomici, per i quali la pittrice nutre una passione trasmessale dal padre fin dall’infanzia, e il rapporto esistenziale dell’individuo con il fluire rettilineo del tempo. Nel testo della band britannica, il confronto tra sole e individuo esprime poeticamente il rapporto tra i termini in gioco, permanenza e transitorietà, tempo naturale e tempo umano, opera d’arte e vita: The sun is the same in a relative way but you’re older. Shorter of breath and one day closer to death (il sole è sempre lo stesso, relativamente parlando, ma tu sei più vecchio, con il fiato più corto e un giorno in meno da vivere). Nella sua concisione il verso non solo riformula in chiave contemporanea e con allure nichilista una ben nota massima monastica (memento mori), ma ricapitola inoltre la frattura tra tempo ciclico e tempo lineare, che sempre la Arendt espone con estrema chiarezza: «Mortalità significa muoversi lungo una retta in un universo dove ogni cosa dotata di movimento segue un ordine ciclico». Sole e individuo appartengono semplicemente a due moti temporali distinti e inconciliabili, che soltanto lo slancio mistico di Nietzsche ha provato a ricomporre in unità con la figura dell’eterno ritorno dell’uguale.

Per l’individuo il fluire costante del tempo lineare si arresta nella concentrazione contemplativa, che con un’espressione felice il filosofo Peter Sloterdijk ha chiamato «stato di morte apparente» ovvero «l’approssimarsi alla condizione di quasi-morte che stimola la conoscenza». In questi frangenti l’io esce dal qui e ora per andare in un altrove atemporale, in un “luogo” misterioso e imperscrutabile al di fuori della contingenza. Chiarisce Sloterdijk: «L’estasi così come viene interpretata dalla filosofia è la modalità con cui l’esistenza stessa si presenta come tensione in un altrove, e non importa se si descrive questa tensione come tendenza a “trascendere” o come percorso del “divenire” creativo».

Ma che cosa porta in questo altrove? «Che cosa fa ancora fermare l’uomo?» si chiede Portatadino. Esistono forse condizioni o eventi particolari che siano in grado ancora oggi, nella nostra condicio (post) humana contemporanea, iperdinamica e in costante accelerazione, di condurci alla “morte apparente” sperimentata dall’«osservatore puro»? Hugo von Hofmannsthal era persuaso che «nel presente si [celi] sempre quell’ignoto la cui apparizione potrebbe mutare tutto». Vera Portatadino cerca di afferrare proprio tali apparizioni, che stimolano lo stato contemplativo e interrompono il flusso inesorabile del tempo esistenziale. Da qui l’interesse per i fenomeni della natura e per l’astronomia: un’eclissi (proprio Eclipse s’intitola l’ultimo brano dell’album The Dark Side of the Moon, che ospita anche Time) o l’incontro inaspettato con un animale selvatico nel suo habitat. Allora il tempo sembra davvero dilatarsi in spazio e arrestarsi, portando con sé l’osservatore e il suo ambiente (nel senso antropologico di Umwelt, il suo “mondo circostante”).

Dinnanzi all’apparizione improvvisa di un gruppo di cicogne o allo sguardo fiero di una iena, per esempio, si è colti da paura o stupore, che per Aristotele, non a caso, è l’inizio del filosofare. Sembra che intorno a noi tutto taccia e che l’aria diventi più densa, viscosa, intrappolando ogni cosa al suo interno ed eternandola. Grazie anche a un uso espressionista del colore che amplifica la sensazione di estraneità, Portatadino ritrae nei suoi dipinti precisamente quest’istante espanso che accompagna il perturbamento: l’evento che turba, appunto, che strappa alla quotidianità, al “presente” temporale, e introduce alla “presenza” spaziale, al contesto fisso del mito, del sogno, dell’opera d’arte. Sarà un qualsiasi banale evento mondano, lo squillo del telefono, una voce che ci chiama, a ridestarci dal nostro stato di morte apparente, facendo nuovamente valere i diritti del tempo, come canta amaramente Rick Wright: The time is gone, the song is over…

© 2017 Veronica Liotti

Vera Portatadino. The Sun is the Same
In the treaty The Human Condition (1958) Hannah Arendt defines the work of art as an “immortal dwelling for human beings”. According to the German philosopher, influenced by her first master’s, Martin Heidegger, visions, the work of art is considered the only product of human activity which has the characteristics of immortality since “it is not touched by the corrosive effect of natural processes and it is not destined “to be used by living creatures”. In a work of art you have the extension of the present from an elusive moment to a nunc stans, the now that lasts. In this respect, showing “immortal” works of art in a “perishable” environment such as an abandoned house makes more perceivable the difference between the permanent character of the first and the transitory value of the object which undergoes the irreversible process of decline.
The title of the exhibition, taken from the song Time by Pink Floyd, emphasises two equally important aspects for Vera Portatadino: the cyclic immutability of astronomical phenomena, for which the artist has had a great passion since she was a child, and was passed down from her father, and the existential relationship between the individual and the linear flow of time. In the lyrics of the British band, the comparison between the sun and the individual expresses poetically the terms at stake, durability and impermanence, natural time and human time, work of art and life: The sun is the same in a relative way but you’re older. Shorter of breath and one day closer to death. The conciseness of the verse not only reformulates in a contemporary way and nihilist allure the notorious monastic quote (memento mori) but moreover recaps the fracture between cyclic time and linear time that Arendt expresses very clearly with “Mortality means moving along a straight line in the universe where everything else is provided with a movement which follows a cyclic order”. The sun and the individual simply belong to two separate time movements that are incompatible, only the mystical impetus of Nietzsche tried to reassemble these two movements with the image of the eternal return.
For the individual, the constant flow of time stops when there is a contemplative concentration, the philosopher Peter Sloterdijk has used an apt expression called “apparent state of death” or better “the approaching to an almost death condition that stimulates knowledge”. In these moments/situations the “I” emerges from the here to move to a timeless elsewhere, a mysterious and unfathomable “place” beyond contingency. Sloterdijk clarifies: “Ecstasy as it is interpreted in philosophy is the way existence itself appears as a tension in an elsewhere, and it does not matter if it describes this tension as a tendency to ‘transcend’ or as way of the creative ‘becoming’”.
But what happens in this elsewhere? “What can still stop man?” Portatadino asks herself. Are there maybe situations or particular events nowadays in our contemporary, hyperdynamic and in constant acceleration condicio (post) humana, which are capable to lead us to the “apparent death” experimented by the pure observer? Hugo von Hofmannsthal was convinced that “in the present the unknown is always hidden and its apparition could change everything”. Vera Portatadino tries to catch these apparitions, that stimulate the contemplative state and interrupt the unrelenting passing of existential time. Hence her interest for natural phenomena and astronomy: an eclipse (as the title of the last song in the album The Dark Side of the Moon, which includes the song Time) or an unexpected encounter with a wild animal in his habitat. So time seems to lengthen, bringing with it the observer and its environment (in the anthropological meaning of Umwelt, its “surrounding world”).
Before the sudden apparition of a group of storks or the proud gaze of a hyena, for example, one is taken aback by fear and astonishment and, it is no coincidence, that for Aristotle this is the beginning of philosophising. It seems as if everything is silent and the air becomes thicker, viscous, entrapping everything and making it eternal. Thanks also to an expressionist use of colour that enhances the feeling of the uncanny, Portatadino depicts in her paintings exactly the expanded instant that follows the turmoil: the event that indeed disturbs, that breaks from our everyday life and our temporal “present”, and introduces to the spatial “presence”, the permanent context of the myth, the dream, the work of art. A banal social event, the telephone ringing, a voice calling out, can awaken us from our apparent death, proving again the values of time, as Rick Wright bitterly sings: The time is gone, the song is over…

© 2017 Veronica Liotti – Eng. trans. by Juliette Pickett