Ventinovegiorni – Nicola Rotiroti

Roma - 13/06/2014 : 11/07/2014

Nicola Rotiroti persegue un lavoro di scomposizione del corpo umano, osservato come se si trovasse immerso nell’acqua. Visioni istantanee, equilibri che nell’immediato trovano realizzazione, sono captati dalla pittura, e resi come accadimenti eterni.

Informazioni

  • Luogo: MENEXA
  • Indirizzo: Via di Montoro 3 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 13/06/2014 - al 11/07/2014
  • Vernissage: 13/06/2014 ore 19
  • Autori: Nicola Rotiroti
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

Nicola Rotiroti

Nicola Rotiroti persegue un lavoro di scomposizione del corpo umano, osservato come se si trovasse immerso nell’acqua. Visioni istantanee, equilibri che nell’immediato trovano realizzazione, sono captati dalla pittura, e resi come accadimenti eterni. La realtà si fonde con l’illusione, e genera una conoscenza incerta e vagamente angosciosa dei soggetti.

Nicola Rotiroti nasce a Catanzaro il 24 giugno del 1973, vive e lavora a Roma. Nel 1993 si diploma nella Scuola di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro



Ventinovegiorni

Ventinovegiorni è un progetto per l’arte contemporanea organizzato da Kou, nello spazio Menexa di Palazzo Montoro a Roma. Questo progetto è legato alla temporalità del ciclo lunare, infatti da sempre la luna piena si è rivelata un segno attrattivo, facendo confluire lo sguardo dell’osservatore verso un riferimento certo.

La nostra rassegna vuole essere uno strumento per mettere in evidenza un artista in concomitanza del plenilunio.

In questo modo, ogni ventinove giorni, viene presentato un nuovo artista, facendolo illuminare da una luna feconda, nell'ospitalità di uno spazio non convenzionale, un luogo di lavoro creativo.

Menexa non è una galleria, ma lo è stata nel passato e ne conserva l’aspetto, e vuole creare dei trait d’union che contribuiscano a costruire un futuro all’arte contemporanea.

Come una fionda vuole lanciare nuove idee, usando la luna a guisa di acceleratore, come accade per le sonde spaziali, che la usano per proiettarsi nelle profondità dell’inesplorato.

Sorgono così, dopo il ciclo iniziato nel duemiladodici, una serie di nuove lune piene, che si illuminano senza necessità di cura, nella consapevolezza che l’arte non sia malattia, quindi non abbia bisogno di curatori. Questi cicli si reiterano attraverso gli artisti, che, mettendosi in gioco, accettano l’obbligo di esser loro stessi ad indicare l’artista successivo, creando così un percorso originale e privo di protagonismi.