Valentina Bartolotta – Risalendo la china

Latina - 02/12/2012 : 06/01/2013

Titolo che indica la volontà di sfida e di mettersi in gioco da parte della disegnatrice e il filo conduttore dei disegni esposti, dato non da un messaggio definito ma dallo strumento usato.

Informazioni

Comunicato stampa

L’ultimo appuntamento di quest’edizione di MAD ON PAPER “Sulla scala rossa de La Feltrinelli”, rassegna curata da Fabio D’Achille e ospitata all’interno della libreria di via A. Diaz, è domenica 2 dicembre alle 18,30 con la mostra di Valentina Bartolotta “Risalendo la china”, titolo che indica la volontà di sfida e di mettersi in gioco da parte della disegnatrice e il filo conduttore dei disegni esposti, dato non da un messaggio definito ma dallo strumento usato

Valentina Bartolotta è una giovane di Latina dalla formazione autodidatta, la sua passione per il disegno a china – mezzo che considera più congeniale al suo modo di essere e di esprimersi – le si rivela sin da bambina per poi svilupparsi nel corso degli anni. Non ama definirsi artista, termine che considera troppo pretenzioso, quanto piuttosto disegnatrice. Ha già esposto con MAD in luoghi lontani dai circuiti artistici tradizionali, ma questa è la prima mostra a cui partecipa con un numero considerevole di opere.
Sulla sua poetica artistica si riporta il testo di Laura Cianfarani:
“Ciò che immediatamente emerge dall’osservazione dei disegni di Valentina Bartolotta è una commistione tra lo stile dei manga, il cinema, la fotografia, il mondo del web e la cultura underground con una predilezione per il linguaggio espressivo dei tattoo. Questo non la conduce a un ibrido eclettismo né a una pedissequa imitazione di quanto già sperimentato da altri, ma le consente di esternare la sua creatività, che si esplica nella resa di soggetti – sempre femminili – spesso realmente esistenti, dove l’iniziale ispirazione alla realtà esterna è superata da una dimensione interiore che si traduce in un’ambientazione surreale e onirica, in un universo popolato da animali e fiori che rivelano l’amore di Valentina per la natura e da creature fantastiche che sembrano scaturire dall’immaginazione delle donne raffigurate, la cui forza comunicativa è data da grandi bocche e occhi dall’espressione malinconica in grado di suscitare sensazioni conturbanti. La bellezza dei disegni non si accompagna a una facilità di lettura né si limita a un piacere estetico, anzi richiede un impegno da parte dell’osservatore per entrare nel mondo personale della disegnatrice, la quale rifugge dall’intenzione di trasmettere messaggi definiti che rischiano di scadere in facili clichès, in macro argomenti che finiscono per svilire l’operato artistico in eccessi e forzature; l’essenzialità e la linearità di Valentina si esprimono attraverso la china, l’attenzione per i particolari, il bianco e nero con l’aggiunta di pochi dettagli di rosso, gli effetti ottici ottenuti con un gioco di forme e linee curve che danno volume all’immagine, ed è attraverso questi accorgimenti che il media, lo strumento, si fa messaggio, mentre il soggetto è qualcosa di istintivo e immediato, scevro da complicati intellettualismi”.