Una vita migliore | Asterismi | Nuovi Sguardi
La nuova versione della mostra “Una vita migliore. Frammenti di storie dell’Istituto per l’Infanzia della Provincia di Torino” . L’opera corale curata da Alessandro Bulgini che racconta le storie dei nativi e delle native dell’IPI. La permanente vede la nascita di due nuovi progetti, pensati come contributi ulteriori, come nuove stratificazioni. Asterismi è il primo. Il secondo Nuovi Sguardi nasce dalla collaborazione con Tea Taramino
Comunicato stampa
ASTERISMI
Giacomo Moranzon, Giuseppe Gallo e Fabio Bucciarelli
Gli asterismi (le costellazioni non ufficiali) sono il frutto del nostro modo di guardare il cielo, è il nostro sguardo che decide di unire i punti luminosi in una figura. Siamo noi a creare la relazione.
All'interno di Una vita migliore questa sezione nasce come un'estensione dell'opera, non come una parentesi. Le storie dei nativi e delle native raccontano una maternità vissuta nella sua dimensione più concreta: nascere, essere accolti, essere separati, cercare le proprie origini, ricostruire una comunità. Asterismi amplia questo racconto attraverso opere provenienti da tempi, linguaggi e contesti differenti, chiamate a dialogare non per analogia storica, ma per prossimità di senso. Opere che trovano un terreno comune non nella storia dell'arte, ma nella capacità di interrogare una delle esperienze più originarie dell'esistenza: la maternità.
Come nella costellazione, anche questo percorso prende forma mettendo in relazione elementi lontani.
Ogni opera mantiene la propria identità, ma acquista un significato ulteriore nell'incontro con le altre.
È il pubblico a tracciare le linee invisibili che uniscono queste presenze.
La Madonna dell'Umiltà di Giacomo Moranzon, scolpita nel Quattrocento per la devozione privata, restituisce una delle immagini fondative della cultura occidentale: una madre che contempla il proprio figlio. Non vi è alcun gesto eroico, soltanto il tempo silenzioso della cura. La maternità diventa relazione prima ancora che rappresentazione religiosa.
Con Giuseppe Gallo, quella stessa immagine si trasforma in materia. Nelle sue sculture il corpo materno non è più soltanto figura, ma spazio originario, rifugio, paesaggio, cavità che accoglie e protegge. La madre diventa una forma archetipica dell'esistenza, capace di custodire memoria, natura e creazione in un unico organismo.
Le fotografie di Fabio Bucciarelli riportano infine questa riflessione nel presente. Nei territori segnati dalla guerra, dall'esilio e dalla crisi umanitaria, la maternità continua a manifestarsi come gesto di resistenza. Lì dove tutto sembra dissolversi, la cura rimane uno degli ultimi atti capaci di affermare la dignità della vita.
Queste opere non illustrano Una vita migliore. Ne ampliano il campo di significato. Attraverso seicento anni di storia, mostrano come la maternità continui a rappresentare uno dei luoghi fondamentali attraverso cui l'essere umano costruisce appartenenza, trasmette memoria e immagina il futuro.
L’inedita costellazione che esse compongono non cerca una sintesi definitiva. Invita piuttosto ad abitare uno spazio di relazione, dove passato e presente, arte antica e contemporanea, esperienza individuale e memoria collettiva si riconoscono reciprocamente. È in questo dialogo che Una vita migliore continua a generare nuove possibilità di lettura del mondo.
Giacomo Moranzon
Madonna che adora il Bambino (Madonna dell'Umiltà)
1445 ca.
Legno intagliato, dipinto e dorato, 53 × 35 cm
Courtesy Flavio Pozzallo
La Madonna dell'Umiltà rappresenta una delle immagini più intense della maternità nella tradizione occidentale. Maria non appare come regina o sovrana, ma come madre raccolta in contemplazione del proprio figlio. Il gesto delle mani giunte e lo sguardo rivolto al Bambino trasformano la scena in un momento di intimità assoluta, dove la relazione prevale sulla solennità.
Inserita nel percorso di Asterismi quest'opera diventa il punto di origine di una riflessione che attraversa l'intera mostra. La maternità non è qui soltanto un tema religioso, ma una forma universale della cura, capace di attraversare i secoli e continuare a interrogare il presente.
BIO
Giacomo Moranzon (documentato dal 1413; morto tra il 1467 e il 1469) fu uno dei principali intagliatori attivi nella Venezia del Quattrocento. Figlio di Catarino Moranzon, appartenne a una delle più importanti botteghe veneziane specializzate nella scultura lignea e nell'intaglio.
Giuseppe Gallo
Mater dulcissima
2004
Bronzo, 45,8x25,7x33 cm
Courtesy Galleria dello Scudo
Nella ricerca di Giuseppe Gallo la maternità diventa una forma primaria dell'esistenza. Mater dulcissima non rappresenta semplicemente una figura femminile: è un corpo-casa, una cavità, un rifugio che accoglie. La scultura evoca contemporaneamente il mantello della Madonna, una roccia modellata dal tempo, una caverna primordiale e il grembo materno.
La madre diventa così uno spazio simbolico nel quale memoria, natura e creazione coincidono. L'opera suggerisce che l'origine dell'essere umano non appartiene soltanto alla biologia, ma anche all'esperienza della protezione, dell'accoglienza e della relazione.
BIO
Giuseppe Gallo nasce nel 1954 a Rogliano (Cosenza), figlio di un pittore-restauratore. Frequenta il liceo scientifico e si iscrive ad Architettura. Nel 1976 si trasferisce a Roma, dove debutta con la prima personale alla Galleria Ferro di Cavallo; l’anno successivo presenta da La Stanza Giambellino, installazione critica verso alcune forme di commercializzazione dell’arte contemporanea. La ricerca iniziale, con forti componenti concettuali, prosegue nel 1979 con la personale alla Galleria Luigi De Ambrogi di Milano, dove presenta un unico lavoro articolato in più interventi tra pittura e installazione. In questo periodo condivide lo studio con Nunzio all’ex pastificio Cerere, luogo centrale della scena romana, dove sviluppa un linguaggio tra figurazione frammentata, astrazione e sistemi simbolici. Tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80 partecipa a mostre internazionali (Europa 79, Stoccarda; Annina Nosei Gallery, New York, 1983; Sperone Westwater, 1986; Akira Ikeda, Tokyo, 1987) e a rassegne come la Biennale di Parigi e L’Italia oggi (1985). Nel 1986 debutta alla Biennale di Venezia e nel 1990 vi espone con una sala personale. Negli anni successivi espone in istituzioni internazionali (Vienna, Tolosa, New York) e musei italiani, con una progressiva centralità della scultura. Tra le personali si segnalano Rende (2001), Spoleto (2004) e l’antologica al MACRO di Roma (2007-2008), poi itinerante tra Mannheim e Saint-Étienne. Nel 2022-2023 il Mart di Rovereto gli dedica la personale Michelangelo sogna Brancusi.
Fabio Bucciarelli
Occupied Territories #69, Gaza, 2018
Hahnemühle Photo Rag®️ Bright White 310 gsm, 70 x100cm.
Courtesy Fabio Bucciarelli
Le fotografie di Fabio Bucciarelli raccontano la maternità nei territori della guerra e delle crisi umanitarie.
Nei suoi lavori la cronaca si trasforma in esperienza umana, restituendo centralità alle persone e ai gesti quotidiani che resistono anche nelle condizioni più estreme.
All'interno di Nuovi Asterismi le sue immagini spostano la riflessione dal simbolo alla contemporaneità. La maternità non è più soltanto un'iconografia o una metafora, ma una pratica concreta di resistenza, capace di custodire la vita anche dove tutto sembra negarla. Le fotografie di Bucciarelli ricordano che la cura continua a essere uno dei gesti più radicali e universali dell'esperienza umana.
BIO
Fabio Bucciarelli è un fotografo, giornalista e autore italiano conosciuto a livello internazionale per la sua documentazione di conflitti e crisi umanitarie. La sua fotografia si distingue per un approccio empatico e una visione autoriale che va oltre la semplice testimonianza dei fatti storici. Le sue immagini evocative non solo raccontano l’esperienza umana, ma coinvolgono profondamente lo spettatore, stimolandolo a riflettere sulle complessità del mondo contemporaneo. Riconosciuto come uno dei fotogiornalisti più influenti della sua generazione, Bucciarelli collabora con importanti testate e piattaforme editoriali internazionali, tra cui La Repubblica, Die Zeit e The New York Times. Il suo lavoro ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali, tra cui la Robert Capa Gold Medal, diversi World Press Photo Awards, il Visa d’Or News, il Lucie Impact Award e il Prix Bayeux-Calvados des Correspondants de Guerre. Ha inoltre ottenuto tredici premi Picture of the Year International, compreso il titolo di Photographer of the Year nel 2019.
NUOVI SGUARDI
a cura di Tea Taramino
Girolamo Della Malva, Laura Biella e Luca Romano
L'arte non nasce dall'appartenenza a una categoria, ma dalla necessità di dare forma a un'esperienza.
Cambiare sguardo significa allora modificare il modo in cui riconosciamo le opere, le persone e le relazioni che le attraversano.
Una vita migliore nasce dall'ascolto di persone che per lungo tempo sono rimaste ai margini della memoria collettiva: l'opera di Alessandro Bulgini restituisce dignità a storie che rischiavano di rimanere invisibili, trasformando la memoria in un luogo di relazione e di appartenenza. Nuovi Sguardi si inserisce in questo percorso come un naturale ampliamento dell'opera. Le ricerche di Girolamo Della Malva, Laura Biella e Luca Romano, selezionate da Tea Taramino, non chiedono di essere osservate attraverso la lente della biografia o della definizione di arte irregolare. Chiedono piuttosto di mettere in discussione il nostro modo di guardare.
Da oltre quarant'anni Tea Taramino conduce una ricerca che mette in discussione i confini tradizionali tra arte contemporanea e arte irregolare, proponendo una visione capace di superare ogni distinzione gerarchica.
Attraverso il laboratorio La Galleria, la Collezione Civica di Arte Irregolare della Città di Torino e oggi il PARI – Polo delle Arti Relazionali e Irregolari, il suo lavoro ha costruito uno spazio nel quale l'arte diventa innanzitutto occasione di incontro, ascolto e trasformazione reciproca.
Le opere riunite in questa sezione non chiedono di essere osservate come testimonianze di una condizione personale, né come eccezioni rispetto a una presunta normalità. Chiedono piuttosto di sospendere ogni definizione e di lasciare che sia l’opera a creare la propria relazione con chi la guarda.
I mondi costruiti da Girolamo Della Malva, Laura Biella e Luca Romano sono profondamente differenti, ma ci aprono a un nuovo modo di guardare ciò che ci circonda. Nei loro lavori il segno, il colore e la ripetizione diventano strumenti attraverso cui dare aprirsi a una nuova esperienza, costruire relazioni e affermare la propria presenza nel mondo.
All'interno di Una vita migliore, questi lavori ampliano il significato dell'intero progetto. Se l'opera di Alessandro Bulgini invita a riconoscere nei nativi e nelle native una comunità fondata sulla relazione e non sulla genealogia, Nuovi Sguardi propone un analogo cambio di prospettiva: riconoscere che ogni opera autentica possiede la capacità di generare nuove forme di incontro e nuove possibilità di lettura del mondo.
L'arte diventa così un luogo in cui le differenze non vengono esibite né cancellate, ma accolte come occasione di conoscenza reciproca. È nello spazio aperto tra questi sguardi che una comunità continua a nascere.
Girolamo Della Malva (Giorgino)
I gemelli
Anni ‘90
Pennarelli su carta, 30 x 30 cm
Courtesy Archivio Mai Visti, Città di Torino
Senza Titolo
Anni 2000
Pennarelli su carta, 70 x 1000 cm
Courtesy Archivio Mai Visti, Città di Torino
Per Girolamo Della Malva, detto "Giorgino", il pennarello diventa espressione di un rigore quasi architettonico. Le sue carte si riempiono di griglie, geometrie, intrecci cromatici che si accendono come vetrate medievali.
BIO
Girolamo Della Malva (Vico del Gargano, 1956 – Torino, 2014), detto “Giorgino”, ha dedicato la sua vita all’arte, elevando il semplice pennarello a strumento espressivo di grande valore grazie a una ricerca costante iniziata negli anni ’70. Ha svolto un’intensa attività artistica in autonomia, lavorando tra casa, atelier e centro diurno. Le sue opere si distinguono per l’uso di griglie, geometrie e vivaci intrecci cromatici, in cui segni, forme e colori si combinano in composizioni rigorose e armoniche. Le superfici policrome che ne derivano richiamano, per ricchezza e struttura, le vetrate medievali reinterpretate in chiave contemporanea.
Laura Biella
Annunciazione
2011
Matita e acquerello su carta, 20 x 20 cm
Courtesy Archivio Mai Visti, Città di Torino
Donna con uccellino
2013
Matita e acquerello su carta, 30,5 x 23 cm
Courtesy Archivio Mai Visti, Città di Torino
Gli acquarelli di Laura Biella reinterpretano in chiave fantastica angeli, madonne e annunciazioni che si parlano con malizia e tenerezza, in un mondo dove anche gli animali hanno una voce e una storia da raccontare. Il suo tratto delicatamente fumettistico ci restituisce la tenerezza di chi guarda il mondo senza smettere mai di stupirsi.
BIO
Laura Biella (Torino, 1981) sviluppa una ricerca artistica capace di trasformare riferimenti colti e suggestioni quotidiane in racconti visivi poetici e immediati. Nelle sue opere la dimensione fantastica assume un ruolo centrale: ispirandosi ai grandi maestri della tradizione, in particolare a soggetti come angeli, madonne e annunciazioni, li reinterpretava con uno stile personale, delicatamente fumettistico, sospeso tra malizia e candore. I suoi lavori sono spesso animati da dialoghi di corteggiamento e dalla presenza di animali parlanti. Una parte significativa della sua produzione è dedicata al mondo animale, protagonista di un originale bestiario umanizzato nelle forme e nei comportamenti. Il carattere fresco, ingenuo, trasognato e allo stesso tempo ironico e divertito delle sue scene è accentuato dall’uso delicato dell’acquerello e, più raramente, di matite e pennarelli colorati.
Luca Romano
Autobus 67 (retro)
1990
Biro rossa e pastelli a cera su carta, 35 x 50 cm
Courtesy Archivio Mai Visti, Città di Torino
Teleferica (retro)
1988
Pennarelli su carta, 29,5 x 42 cm
Courtesy Archivio Mai Visti, Città di Torino
Luca Romano affida a centinaia di disegni un desiderio, ripetuto quasi come una preghiera: "prendere da solo l'autobus 67". La sua figura ritorna continuamente, ora nascosta e dissolta nel colore, ora costruita per piccoli tratti accostati, fino a emergere lentamente dalla materia stessa dell’opera.
BIO
Luca Romano (Torino, 1950 - 2021) ha sviluppato una ricerca artistica profondamente legata al proprio vissuto personale, affidando a centinaia di disegni e dipinti su carta il desiderio, più volte dichiarato, di “prendere da solo l’autobus 67”. Questo tema si traduce nella costante ripetizione della sua figura, raffigurata per anni quasi sempre nello stesso modo, fino a diventare il nucleo della sua produzione. Lavorava instancabilmente tra casa, atelier e centro diurno, utilizzando soprattutto fogli di formato A4, talvolta ricavati da materiali di recupero. Il pennarello era il suo strumento prediletto: attraverso sovrapposizioni di colore e piccoli tratti verticali accostati, costruiva immagini in cui la figura emerge gradualmente dalla superficie. Spesso riutilizzava fogli già segnati, compresi grandi disegni realizzati dal padre architetto, che adattava alle proprie esigenze. Sul retro dei fogli comparivano talvolta scritte ripetute, come “mamma”, “papà” e “Luca”, a testimonianza del forte legame tra pratica artistica e dimensione affettiva. Nelle opere a tempera, sperimentate in atelier, tracciava direttamente con il pennello la propria sagoma, intera o a mezzo busto. A seconda dell’intensità del colore utilizzato, la figura poteva apparire chiaramente visibile oppure quasi dissolversi nella materia pittorica.
BIO
Tea Taramino (Torino, 1952) è artista relazionale e curatrice. La sua attività unisce ricerca artistica, pratiche partecipative e progettazione culturale, con particolare attenzione all’inclusione, all’accessibilità e al dialogo tra arte contemporanea e arte irregolare.
È ideatrice del PARI – Polo delle Arti Relazionali e Irregolari attivo presso Flashback Habitat Torino, che dirige con l’artista Irene Pittatore.
Per oltre quarant’anni ha operato presso il Comune di Torino, dove nel 1982 ha fondato il laboratorio La Galleria, da cui è nata la Collezione Civica di Arte Irregolare e Outsider Art, oggi composta da oltre 30.000 opere. Alla sua tutela e valorizzazione continua a dedicarsi attraverso l’associazione Forme in bilico APS, di cui è fondatrice e presidente.
Ha ideato e curato numerosi progetti per istituzioni pubbliche e private, tra cui Arte Plurale, Singolare e Plurale e Mai Visti e Altre Storie, collaborando con musei, università e centri di ricerca.
Nella sua ricerca artistica l’opera è intesa come spazio di relazione tra dimensione individuale e collettiva, dove l’altro è sempre presente come traccia, materia o partecipante.
Dal 2017 ha sospeso la produzione artistica personale per dedicarsi alla conservazione e alla valorizzazione della Collezione Civica di Arte Irregolare, considerata una delle sue opere più significative. Ha esposto in Italia e all’estero.
Flashback Habitat
Ecosistema per le Culture Contemporanee
presenta
La nuova versione dell’Opera
“Una vita migliore. Frammenti di storie dell’Istituto Provinciale per l’Infanzia della Provincia di Torino”
a cura di Alessandro Bulgini
in collaborazione con Città Metropolitana di Torino
Inaugurazione giovedì 2 luglio 2026, ore 19.00
Corso Giovanni Lanza 75 – Torino
Pad. B, 3° piano
Torino 2 luglio 2026
Da giovedì 2 luglio a Flashback Habitat (corso Giovanni Lanza 75 – Torino) Una vita migliore. Frammenti di storie dell’Istituto Provinciale per l’infanzia della Provincia di Torino si presenta in una nuova forma.
Nata da un’idea di Alessandro Bulgini (artista e direttore artistico di Flashback Habitat) la mostra, concepita come un’opera, è testimonianza della storia del luogo e di chi lo ha vissuto in prima persona.
Inaugurata nel 2023 al terzo piano del Padiglione B, Una vita migliore nasce come restituzione di quella moltitudine di mondi che si sono intrecciati nell’ex brefotrofio di Torino. Frammenti, scorci di storie dei nativi e delle native, delle tate, sono composti in un’opera corale che intreccia emozioni, arte e vita.
Una vita migliore si sviluppa nel Padiglione dove i lattanti, ospiti dell’I.P.I. (Istituto Provinciale per l’Infanzia) venivano nutriti. Ogni ambiente vuole essere un micromondo dove immergersi ed entrare nelle storie raccontate. Ogni stanza si compone di ritratti audio-video dei “nativi” e delle “native” che rispondono a una semplice domanda, “Mi racconti?”, e lo fanno di profilo, posizione che suggerisce un rivolgersi fuori, altrove o forse verso un altro io.
I ritratti parlanti vengono accompagnati da immagini risalenti a una mostra fotografica dedicata al luogo, allestita alla chiusura del brefotrofio. Infine, ogni stanza si arricchisce di una mappa-racconto con stratificazioni di significati, grazie a fotografie e documenti di archivi pubblici e privati.
Flashback Habitat, centro per le culture contemporanee, è concepito come un ventre materno, un organismo omnicomprensivo in cui tutto converge: l’origine, il filo rosso che unisce passato e presente, la casa in cui tornare. Quel che cambia e si trasforma, oggi, è l'atteggiamento con cui accogliamo il dono di questo spazio, le storie delle persone che lo hanno attraversato, la vita stessa del luogo: la nuova versione dell’opera si configura in un gesto beneaugurante. L'opera è un dono per la comunità.
Il percorso espositivo si arricchisce di suggestioni e testimonianze in dialogo con la poetica di Flashback: riportare il sommerso alla luce, riattivarlo, risignificarlo nel contesto presente. Il pubblico si immerge nei documenti, nelle mappe, negli archivi dell'ex brefotrofio della città, ma incontra anche i protagonisti e le protagoniste nella loro attualità. Il dispositivo si ri-attiva con la loro presenza, acquisisce significati altri, amplificando il senso di appartenenza al luogo e alla sua storia.
Questo è il grande mutamento: il passaggio dall’effimero al permanente, nella speranza che l’opera mantenga una vita propria, che assorba, assimili ancor di più la storia del luogo che l’ha generata. Il racconto si dispiega in tutto il suo magnetismo nell’unico modo possibile: quello umano, affettuoso. Non si tratta più soltanto di custodire il ricordo di ciò che è stato, ma di impreziosirlo con immagini che parlano anche del presente.
La permanente vede la nascita di due nuovi progetti, pensati come contributi ulteriori, come nuove stratificazioni.
Asterismi è il primo: nelle stanze centrali compaiono tre nuove pareti che accolgono tre opere sul tema della maternità, dove antico, moderno e contemporaneo convivono sul medesimo orizzonte temporale: dagli scatti di Fabio Bucciarelli (2018) che ritraggono le madri di Gaza e del Libano, alla Madonna lignea della metà del Quattrocento (1445 ca.) di Giacomo Moranzon fino alla Mater Dulcissima in bronzo di Giuseppe Gallo (2004).
Il secondo Nuovi Sguardi nasce dalla collaborazione con Tea Taramino artefice e curatrice del PARI, Polo delle Arti Irregolari. Le finestre del corridoio un tempo utilizzate per tenere d’occhio i bambini e le bambine adesso si trasformano in display luminosi. Ad abitarli sono le opere di Girolamo Della Malva, Laura Biella e Luca Romano, artisti “irregolari” che ci indicano nuovi modi di guardare. Le opere riunite in questa sezione non chiedono di essere osservate come testimonianze di una condizione personale, né come eccezioni rispetto a una presunta normalità. Chiedono piuttosto di sospendere ogni definizione e di lasciare che sia l’opera a creare la propria relazione con chi la guarda.
“La nuova versione nasce con un'intenzione precisa: essere beneaugurante. Nel primo allestimento, il progetto era concepito quasi come un'opera aperta: le fotografie erano appese solo nella parte superiore delle pareti, quasi come fossero dei post-it, degli appunti visivi. Era una scelta deliberata: restituire la qualità volatile della memoria, la sua natura frammentaria e provvisoria. Con il tempo, però, abbiamo sentito la necessità di fare un passo avanti. Ho sempre continuato a chiamarla "opera" poiché quello che ho sempre inteso è piuttosto una suggestione, un punto di partenza emotivo e visivo: un atto d’amore”.
Queste le parole di Alessandro Bulgini.
Oggi Una vita migliore racconta quindi un nuovo desiderio: quello di restare.
L’IPI (Istituto Provinciale per l’Infanzia), inaugurato nel 1954 ospitò ogni anno circa trecento bambini e bambine in attesa di adozione, spesso partoriti in corso Lanza 75, e poi dati in adozione, in genere prima dei tre anni.
Oggi molti di quei bambini, quelle bambine, diventati adulti, frequentano il luogo e le attività di Flashback Habitat, riconoscendo in corso Lanza le proprie origini, la loro prima casa, arricchendo di storie e di emozioni la nuova vita del luogo stesso.
In breve, la storia del luogo:
Il nucleo originario del complesso, di proprietà del banchiere Marsaglia, è composto dalla villa padronale, dalle scuderie e dalla portineria. Fu realizzato negli anni tra il 1892 e il 1896 e non si conosce il nome dei progettisti che definirono l’intervento, a eccezione dell’ingegner Rivetti che realizzò la portineria, e si tratta dell’unico lotto che non ha subito cambiamenti strutturali e funzionali nel corso del tempo. L’inaugurazione della Clinica Sanatrix della Regia Università di Torino avvenne alla fine del 1932 e trasformò questo luogo in una delle costruzioni sanitarie più importanti realizzate in Piemonte. Nel 1952, con la chiusura della clinica, questi spazi vennero acquistati dalla Provincia di Torino e ospitarono diverse funzioni quali brefotrofio, scuola e uffici, per essere infine abbandonati e lasciati in disuso dal 2013 fino al 2022. Proprio in quell’anno, Flashback ha dato il via alla riqualificazione di 20.000 mq in corso Giovanni Lanza 75 a Torino, un luogo denso di storia e storie da riportare alla luce.
Flashback Habitat
Ecosistema per le Culture Contemporanee
Corso Giovanni Lanza 75, Torino
flashback.to.it
[email protected]
t. +39 393 64 55 301
Una vita migliore. Frammenti di storie dell’Istituto Provinciale per l’Infanzia della Provincia di Torino
a cura di Alessandro Bulgini
in collaborazione con la Città Metropolitana di Torino
Dal 2 luglio 2026
Accanto alla sua attività fotografica, dal 2009 Bucciarelli è reporter per Il Fatto Quotidiano. Negli ultimi anni ha ampliato il proprio ruolo assumendo anche incarichi di curatore e direttore artistico; le sue opere sono state esposte in musei, gallerie e fiere internazionali. Svolge inoltre attività di docenza ed è attivamente impegnato in iniziative educative. Il suo ultimo libro, Occupied Territories: Stories from the West Bank, Gaza and Lebanon (Dario Cimorelli Editore, 2025), raccoglie oltre un decennio di lavoro in Palestina e Libano.