Ugo Mulas. Vitalità del negativo

Roma - 17/01/2012 : 17/01/2012

Achille Bonito Oliva, Stefano Chiodi e Antonello Frongia, con il curatore Giuliano Sergio, illustrano il reportage rimasto in larga parte inedito fino a oggi, realizzato nel 1970 dal celebre fotografo-artista in occasione dell'omonima mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma.

Informazioni

Comunicato stampa

Quarant’anni dopo la celebre esposizione al Palazzo delle Esposizioni di Roma Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960-70 – curata da Achille Bonito Oliva e organizzata da Graziella Lonardi Buontempo, fondatrice degli Incontri Internazionali d’arte – Johan & Levi Editore pubblica un volume fotografico a cura di Giuliano Sergio che ripercorre le tappe del lavoro di Ugo Mulas



La mostra riunì 33 artisti oggi considerati maestri dell’arte italiana degli anni Sessanta e Settanta: Vincenzo Agnetti, Carlo Alfano, Getulio Alviani, Franco Angeli, Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Agostino Bonalumi, Davide Boriani, Enrico Castellani, Gianni Colombo, Gabriele De Vecchi, Luciano Fabro, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis, Francesco Lo Savio, Renato Mambor, Piero Manzoni, Gino Marotta, Manfredo Massironi, Fabio Mauri, Mario Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Vettor Pisani, Michelangelo Pistoletto, Mimmo Rotella, Piero Sartogo, Paolo Scheggi, Mario Schifano, Cesare Tacchi, Giuseppe Uncini, Gilberto Zorio.

Ugo Mulas, il più attento fotografo della scena artistica internazionale dell’epoca, ne fu testimone con i suoi scatti, ora confluiti nel volume: una selezione di 135 immagini che mostrano artisti, opere, installazioni e pubblico, e che offrono il raccolto di un evento poi rimasto memorabile.

Recita il testo di Graziella Lonardi Buontempo: «Ugo Mulas immortalò il mondo dell’arte in anni ribollenti, dinamici, sorprendenti; la fantasia attraversava le vite e, rivoltandole, le animava: era l’imagination au pouvoir, e la “realtà” ne risultava trasformata. Mulas era dentro al suo tempo: lo intuiva, lo anticipava, lo guardava, lo capiva e ne estraeva la forma e lo stile: l’anima, insomma. […] Il reportage su Vitalità del negativo mostra l’evoluzione ultima dell’opera di Mulas, quando il dialogo con gli artisti diventa una riflessione sul mezzo fotografico e sulla sua funzione di documento, dove la fotografia dell’arte è l’analisi del fotografare stesso».

Il libro costituisce dunque un momento di approfondimento della storia della fotografia italiana e della ricerca personale del fotografo nel suo rapporto con l’arte e gli artisti. Lo spiega Giuliano Sergio: «C’è una coincidenza quasi magica che lega Ugo Mulas alla mostra Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960-70. Quel titolo enigmatico, voluto da Achille Bonito Oliva, curatore della mostra, sembra commentare proprio le ricerche fotografiche che Mulas stava portando avanti in quel periodo. Alla fine del 1970, poco prima dell’apertura della esposizione romana, Mulas presentò per la prima volta la sua Verifica 1. L’immagine mostrava un rullino fotografico vergine, riprodotto tel quel in un provino a contatto vuoto, a significare lo straordinario potere della superficie sensibile, l’infinita potenzialità del negativo. Quella coincidenza non era casuale, rivelava un’attitudine comune tra il fotografo, gli artisti e la critica, una sensibilità maturata negli anni sessanta che aveva portato a un naturale accordo nell’intendere l’arte e nel riscriverne i confini, la storia, l’operatività. […] Vitalità del negativo vista da Mulas è la testimonianza che permette di cogliere appieno la nuova stagione dell’arte contemporanea che si apriva nel 1970».

Progetto a cura di Giuliano Sergio in collaborazione con Archivio Ugo Mulas e Incontri Internazionali d’arte. Testo Vitalità del negativo e le sue stanze di Achille Bonito Oliva.