Torino 4×4 | La Contessa di Castiglione | You Can Have it All (2019, 2024)

Tre mostre tra Corte e Portico di Palazzo Carignano.  

Comunicato stampa

Mostra: Torino 4×4. Fotografie di una nuova era
Sede: Corte di Palazzo Carignano
Date: 2 aprile – 2 giugno 2026
A cura di Marco Rubiola e François Hébel
Un progetto di Fondazione Boscolo e CAMERA Torino
Realizzato in collaborazione con Residenze Reali Sabaude - Direzione Regionale Musei Nazionali Piemonte e con Museo Nazionale del Risorgimento Italiano

Torino 4×4 è un progetto fotografico che unisce arte e impegno sociale per raccontare la città attraverso le sue realtà virtuose: sistemi capaci di generare trazione e inclusione anche su "terreni difficili" e situazioni di fragilità sociale. Curata da Marco Rubiola e François Hébel, l'iniziativa nasce dalla sinergia tra CAMERA Torino e Fondazione Boscolo, in collaborazione con PiazzaSanMarco. La mostra è allestita nella corte di Palazzo Carignano. Questo esordio avvia una mappatura del territorio che proseguirà nel 2027, intrecciando il lavoro di quattro fotografi con quattro realtà del sociale:
Hackability: organizzazione non-profit che co-progetta soluzioni tecnologiche e ausili per l'autonomia di persone con disabilità e anziani. Fotografata da Deka Mohamed Osman.
Insuperabili: una rete di scuole calcio inclusive per atleti con disabilità, che promuove lo sport come strumento di crescita multidisciplinare. Fotografata da Fabio Bucciarelli.
Nove ¾ (Fondazione Gruppo Abele): centro dedicato al supporto di giovani (16-25 anni) in condizione di ritiro sociale (Hikikomori). Fotografato da Marco Rubiola.
Progetto Tenda: cooperativa attiva nell'accoglienza di rifugiati, vittime di tratta e persone senza dimora tramite l'approccio Housing First. Fotografata da Enrico Gili.

Mostra: L’invenzione di sé. La Contessa di Castiglione
Sede: Portico di Palazzo Carignano, affaccio su Piazza Carlo Alberto
Date: 9 aprile – 2 giugno
A cura di Alessandro Bollo e Walter Guadagnini
Un progetto realizzato con il sostegno di Residenze Reali Sabaude - Direzione Regionale Musei Nazionali Piemonte

La mostra presenta una selezione di nove ritratti della Contessa di Castiglione provenienti dalle collezioni del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, restituendo la modernità di una figura che fece della fotografia uno strumento di sperimentazione identitaria. Attraverso pose studiate, travestimenti, variazioni scenografiche e un attento controllo della propria immagine, Virginia Oldoini anticipò pratiche oggi associate all'autorappresentazione visiva e alla costruzione performativa del sé. I ritratti testimoniano un progetto consapevole e continuativo di autorappresentazione, sviluppato in dialogo con il fotografo Pierre-Louis Pierson nell’atelier Mayer e Pierson di Parigi, ma guidato da una forte regia personale. La Contessa non si limitò a farsi ritrarre, ma mise in scena molteplici versioni di sé – aristocratica, attrice, icona mondana, figura enigmatica – trasformando l’atto fotografico in uno strumento di costruzione dell’immagine pubblica. La sequenza delle immagini mostra così la fotografia non solo come documento, ma come spazio di invenzione e autonarrazione attraverso cui la Castiglione elaborò una delle prime forme di identità mediatica della modernità.

Mostra: You Can Have it All (2019, 2024)
Sede: Portico di Palazzo Carignano, affaccio su Piazza Carlo Alberto
Date: 9 aprile – 2 giugno
A cura di Karla Hiraldo Voleau e Walter Guadagnini
Testo di Camilla Marrese
Un progetto realizzato con il sostegno di Residenze Reali Sabaude - Direzione Regionale Musei Nazionali Piemonte

Il progetto You Can Have It All nasce da due momenti distanti cinque anni nella vita dell’artista Karla Hiraldo Voleau. Nel 2019, durante un periodo di isolamento in Grecia, l’artista inizia a fotografarsi quotidianamente, trasformando la pratica dell’autoritratto in uno strumento per interrogare il proprio rapporto con il corpo e con l’immagine di sé. Nel 2024, rileggendo una lettera scritta allora a sé stessa nel futuro, Hiraldo Voleau torna su quelle esperienze e le rielabora, mettendo in discussione aspettative, fragilità e trasformazioni personali. Il progetto prende forma tra due passaggi esistenziali segnati da rottura, dismorfismo e inquietudine, che la fotografia trasforma in un processo di riflessione e ricostruzione. Ispirandosi al lavoro di artiste femministe come Jo Spence e Ana Mendieta, Hiraldo Voleau mette in scena una serie di azioni e rituali performativi – raccogliere arance senza usare le mani, scalare una montagna, bruciare lettere d’amore – attraverso cui il corpo diventa strumento di resistenza e trasformazione. Più che rappresentazione del corpo, il progetto si configura come una pratica di riappropriazione, in cui la fotografia non è soltanto immagine da osservare, ma un dispositivo capace di rimettere in movimento percezione, memoria e identità.