Tōhen – Agostino Rocco in conversation with Japanese ceramics
La galleria barbara paci amplia il proprio sguardo alla scena del design contemporaneo, oggi uno dei territori più interessanti della ricerca contemporanea e sempre più al centro dell’interesse di collezionisti e nuove generazioni di appassionati.
Comunicato stampa
La galleria barbara paci amplia il proprio sguardo alla scena del design contemporaneo, oggi uno dei territori più interessanti della ricerca contemporanea e sempre più al centro dell’interesse di collezionisti e nuove generazioni di appassionati. Attenta alle evoluzioni del gusto e ai nuovi campi d’indagine del collezionismo contemporaneo, la galleria inaugura un dialogo tra pittura e ceramica d’autore con la mostra Tōhen – Agostino Rocco in conversation with Japanese ceramics, realizzata in collaborazione con Onishi gallery di New York.
La mostra inaugurerà domenica 31 maggio 2026 alle ore 18.30 presso la sede della galleria in Piazza Duomo 25 a Pietrasanta, e sarà visitabile fino al 4 luglio 2026.
Protagonista del progetto è l’artista italiano Agostino Rocco, la cui ricerca pittorica entra in relazione con una selezione di ceramiche giapponesi firmate da Yoshita Minori e Tokuda Yasokichi III, entrambi riconosciuti in Giappone come Living National Treasures.
Il titolo della mostra, Tōhen (“frammento ceramico”), diventa chiave poetica dell’intero progetto espositivo. Frammento come traccia di una perfezione perduta, ma anche come possibilità di immaginazione, memoria e ricostruzione. Nelle opere di Rocco, figure sospese e silenziose emergono da sfondi rarefatti: volti mai completamente rivelati, corpi tagliati dall’inquadratura, presenze immobili che sembrano apparire e dissolversi nello stesso momento.
Come scrive l’artista:
“Ho sempre cercato il volto che resta nello specchio, il volto circoscritto in uno spazio angusto, l'umano in valore assoluto e l'emozione profonda ma sottesa, che si coglie solo se si vuole, se si collabora.”
I suoi personaggi indossano abiti che richiamano motivi ornamentali orientali (peonie, rami di ciliegio, superfici lucide e preziose) evocando un Giappone immaginato e filtrato attraverso la sensibilità occidentale, in un rimando che richiama il Japonisme europeo di fine Ottocento. Non una citazione filologica, ma un omaggio sincero e personale, costruito attraverso immagini, memorie e fascinazioni.
Accanto ai dipinti, le ceramiche giapponesi introducono un ulteriore livello di dialogo sul concetto di tradizione e trasmissione. Come sottolinea Nana Onishi, fondatrice della Onishi gallery di New York, le opere esposte affondano le proprie radici in tecniche tramandate attraverso secoli di pratica e apprendistato, trasformando la tradizione in un linguaggio contemporaneo vivo e mutevole.
La mostra costruisce così una conversazione tra materia e immagine, tra pigmento e ceramica, tra Italia e Giappone, mettendo in relazione pratiche artistiche lontane geograficamente ma unite da una comune riflessione sul tempo, sulla memoria e sulla persistenza delle forme. In Tōhen, il frammento non rappresenta una mancanza, ma la possibilità di generare nuove connessioni e nuove narrazioni.