The Sweet Sixties. Narrazioni di moda.

Informazioni Evento

Luogo
CASTEL SANT'ANGELO
Lungotevere Castello 50, Roma, Italia
Date
Dal al
Vernissage
28/03/2023

ore 12 su invito

Curatori
Stefano Dominella, Guillermo Mariotto
Generi
fashion
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Il decennio che ha rivoluzionato la moda interpretato dai creativi di domani.

Comunicato stampa

Il decennio che ha rivoluzionato la moda interpretato dai creativi di domani: apre oggi al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, a Roma, “The Sweet Sixties. Narrazioni di Moda”, mostra a cura di Stefano Dominella e Guillermo Mariotto, rispettivamente presidente e direttore creativo della maison Gattinoni, per celebrare gli anni ’60 (fino al 28 maggio). Accanto ai capi più iconici firmati da grandi nomi della creatività come Ken Scott, definito “Il Giardiniere della moda” proprio per le sue stampe floreali, Courrèges, Paco Rabanne, Pierre Cardin, o Max Mara, ci sarà anche l’outfit realizzato da Sara Giannini, ex studentessa di Istituto Modartech, scuola di alta formazione di Pontedera, che vanta collaborazioni attive nei principali distretti del Made in Italy.

Tessuti innovativi che danno vita ad affascinanti illusioni ottiche seguendo l’esposizione della luce, utilizzo di materiali di recupero, ed elementi ispirati alle di stilisti come Paco Rabanne e Courrèges: la ricerca di Sara Giannini parte dall’analisi dettagliata della moda anni ’60, i materiali impiegati sono tessuti e accessori second hand, uniti a scarti di magazzino, con i quali la giovane designer ha dato vita a un abito verniciato con un particolare materiale che all’esposizione della luce crea un effetto di “illusione ottica”. Recuperando alcune catene in alluminio è stata inoltre creata una sorta di “armatura”, arricchita con delle paillettes. Completa l’abito un top dalla scollatura particolare con uno scollo a barca, fortemente Sixties.

“Collaborazioni come questa rappresentano un incommensurabile valore aggiunto per Istituto Modartech – dichiara il direttore Alessandro Bertini – e un’importante finestra sul mondo del lavoro per i nostri studenti ed ex studenti, con cui rimaniamo in contatto attraverso la rete dell’ufficio placement. Sara Giannini si è laureata a gennaio scorso con 110 e lode, grazie a un progetto di tesi che parla di uno dei valori distintivi per la sua generazione e per noi: la sostenibilità ambientale”.

La mostra si divide in cinque capitoli, sviluppati in altrettante sale, che raccontano la parte più leggera e sognante degli anni ’60. Un esperimento che, facendo suo il linguaggio della contaminazione visiva e dell’upcycling, guarda alla moda di quegli anni come a un archivio da consultare e valorizzare attualizzando l’identità culturale di una decade complessa e multiforme. Tutto prende inizio da Carnaby Street, la prima sala, con due look creati e curati da Guillermo Mariotto: ecco le passanti, la cui mise riproduce fedelmente il look di giovani donne alle prese con una sessione di shopping nelle boutique cult di Londra. Il secondo capitolo riflette invece sulle libere associazioni vestimentarie: da una parte le stampe naturalistiche e rigogliose dello stile di Ken Scott, dall’altra il denim e gli angioletti dichiaratamente pop di Fiorucci. Si arriva così alla terza sala, realtà in cui sono le atmosfere lunari di Courrèges, Pierre Cardin, Paco Rabanne, Valentino Garavani ad essere riscoperte sotto forma di metallo, pvc e cappelli a mo’ di casco. Un presagio stilistico, quello della Space Age, che di lì a poco vedrà un uomo solcare il suolo lunare per la prima volta. E poi è la volta dei colori e dei ricami con cui l’alta moda vestiva i borghesi per le grandi occasioni - le tinte audaci, il glamour e le paillettes iridescenti rivivono grazie a una selezione di abiti d’archivio tra cui quelli della sartoria Battilocchi, Gattinoni, Lancetti e Mila Schön. Infine, nella sala Optical, il ritmo dei Sweet Sixties rallenta e si sofferma sull’accostamento geometrico dei due non colori per antonomasia: il bianco e il nero. Si finisce con il celebrare l’arte, si citano il testamento creativo di Giuseppe Capogrossi e l’operato dei Pittori maledetti di Roma, per ricordare la straordinaria potenza evocativa della moda.