The Parody Show

Milano - 10/07/2014 : 10/07/2014

In occasione dell’Open Day, il Dipartimento Pittura e Arti Visive di Naba presenta i due progetti elaborati durante i corsi di Allestimento, del Triennio di Pittura e Arti Visive, tenuto da Elvira Vannini e di Curatela, del Biennio Arti Visive e Studi Curatoriali, tenuto da Andris Brinkmanis.

Informazioni

Comunicato stampa

“to exhibit is to find friends and allies for the struggle”
Édouard Manet, 1897.



Giovedì 10 luglio, in occasione dell’Open Day, il Dipartimento Pittura e Arti Visive di Naba presenta i due progetti elaborati durante i corsi di Allestimento, del Triennio di Pittura e Arti Visive, tenuto da Elvira Vannini e di Curatela, del Biennio Arti Visive e Studi Curatoriali, tenuto da Andris Brinkmanis

L’evento, che si struttura attraverso due differenti tipologie espositive, il circo e i tappeti, come due tools da agire e dove “incontrarsi casualmente, far accadere qualcosa e poi disperdersi”, seguendo lo schema dell’azione indeterminata di Schechner, si svilupperà attraverso una mostra nell’aula C0.2, una serie di performance che invaderanno gli spazi esterni del Campus, insieme a una open lecture di Marinella Senatore, vincitrice del Premio MAXXI, sull’uso della luce nella definizione di set e spazi espositivi, aperta al pubblico e ai partecipanti all’Open Day.


THE PARODY SHOW, curato da Elvira Vannini, è ispirato all’iconografia e agli scenari di produzione artistica e teatrale del Circo di Stato di Mosca degli anni Venti. Il circo è il “gemello siamese” del teatro, sosteneva Nikolai Foregger, teorico, regista-pedagogo, coreografo e direttore di teatri d’opera e del circo, sviluppando un’azione scenica e drammaturgica, attraverso l’uso di dispositivi extra-teatrali e la ricerca di nuovi modi performativi.
Il teatro è stato attratto dalla produzione artistica tanto quanto la produzione artistica ha trasformato il teatro (Goldberg): così il fronte dell’avanguardia sovietica, in un contesto di sperimentazione di ascendenza costruttivista, trovava nella costruzione dell’apparato scenico la sua dimensione spaziale, vicina alle forme para-teatrali dell’agit-prop, le parate e i re-enactement (come The storming of Winter Palace, la grande manifestazione di massa per il terzo anniversario della presa del Palazzo d’Inverno con la ricostruzione parziale degli eventi che avevano preceduto la Rivoluzione d’Ottobre). Da Majakovski, che preparò una pantomima Moscow is burning!, con più di 500 comparse, per la commemorazione del 25 anniversario della “Domenica rossa”, ordinata dall’Agenzia centrale sovietica del Circo di Stato e presentata nella seconda parte dello spettacolo al Circo di Stato, alla messa in scena di Le Cocu Magnifique, con la regia di Meyerhol’d e le scene costruttiviste di Ljubov Popova, fino alle strutture espositive di Frederick Kiesler, dal display system “L Type”, a quelle elaborate per la mostra sulle tecniche teatrali (International Exhibition of New Theater Technique, 1924), sono stati tra i riferimenti iconografici, insieme a una serie di esercizi laboratoriali, sviluppati durante il corso, come introduzione metodologica alla storia e la pratica dell’exhibition making attraverso la costruzione di un diverso concetto di display.
THE PARODY SHOW è uno evento entropico che prolifera fino a diventare qualcosa di non finito, senza un inizio e senza una fine, che sarà ospitato in una grande costruzione ambientale progettata e realizzata da Samantha Calligaris, intitolata The Maze (Seeing in the dark to better appreciate the light) che richiama un dedalo, un labirinto, una struttura aperta dalla disposizione radiale, la cui circolarità, si sviluppa su diversi livelli in altezza e accoglie al suo interno lavori, documentazioni, oggetti, testi e materiali di ricerca dei lavori proposti. La forma del circo, come display, crea un collage narrativo e spaziale, una configurazione permeabile e cumulativa, con la coesistenza di diverse time zones e aree autonome, di mostra dentro la mostra, dove si svolgeranno tutte le attività: studio visit, esposizioni, proiezioni e discussioni.

artisti: Giorgio Baroni, Samantha Calligaris, Guendalina Cerruti, Lorenzo Fioranelli, Veronica Gisondi, Livia Luzzago, Alessandro Moroni, Francesco Papetti, Giulia Pellegrini, Raziel Perin, Claudia Ponzi, Giulia Ratti, Camilla Salvatore, Gabriel Stöckli, Francesco Tola, Lia Tuia, Mauro Valsecchi, Niclas Winters, Min Zhao Zuo.



OPEN FIELDS è un progetto ideato e curato collettivamente dagli studenti del I anno del Biennio di Arti Visive e Studi Curatoriali, insieme al docente Andris Brinkmanis, che si sviluppa attraverso il format del FESTIVAL e dell’evento no-stop, usando i tappeti come supporto espositivo che, da strumento di demarcazione fisica arriva a delimitare il terreno dell'immaginario, come piattaforma di sperimentazione e di riflessione sulle dinamiche collaborative e comunitarie. La costruzione delle soggettività come atto performativo riprende una delle molteplici accezioni della performance, nella sua possibilità di sovvertire corpi, ruoli e saperi imposti dal sistema sociale, seppur nello spazio della rappresentazione. Così il tappeto, inteso come la parte di suolo che l’uomo reclama per sé, segna l'inizio della civiltà, che sia una semplice stuoia o l’intricata trama geometrica che delinea gli appezzamenti di terreno coltivati. È la pelle di bue con cui Didone da vita a Cartagine, in un atto performativo che è al contempo una forma di appropriazione e di indipendenza. “Liscio e striato, nomade e sedentario: lo spazio dove si sviluppa la macchina da guerra e quello istituito dall’apparato di Stato non sono della stessa natura”: così Deleuze e Guattari indicano le differenze tra due modelli che coesistono anche per i loro intrecci reciproci. E il feltro come anti-tessuto, senza trama e ordito, diventa nuovo codice di lettura dello spazio nomade, una distesa, transumante e illimitata, circoscritta simbolicamente dal tappeto come porzione spaziale che attiva dei processi di produzione artistica, mutuati dalle pratiche dell’erranza. Se le direzioni tematiche sono molteplici, la convergenza reale delle opere, seppur alcune di carattere installativo, rimanda a una preoccupazione strutturale rispetto alla performance come dispositivo di relazioni. A partire dai suoi elementi costitutivi (spazio scenico, temporalità, artista e pubblico) i tappeti elaborati nei singoli interventi delimitano e attivano uno scenario per la pratica artistica e curatoriale che, tra esecuzione e improvvisazione, diventano indicazioni linguistiche e strutturali che da un piano teorico si sviluppano nell’azione.
OPEN FIELDS si è sviluppato a partire da una discussione intorno al lavoro di Martina Brembati: un tappeto formato da pezzi di stoffa floreali donati da varie persone. L'importanza dell’opera si rivela nel processo che ne determina la forma compiuta, un insieme che diventa metafora di società, comunione e condivisione. I lavori installati nello spazio e le performance realizzate durante la giornata riflettono la difformità culturale e le istanze di approccio a questa tematica.

Progetto di Cecilie Hjelvik Andersen, Alessandro Azzoni, Martina Brembati, Nicole Caputi, Marina Cavadini, Giulia Fumagalli, Noy Jessica Laufer, Giulia Maiorano, Sara Marchesi, Carlo Miele, Francesco Pieraccini, Andrea Reggioli, Giovanna Repetto, Valentina Rigon, Sarp Renk Ozer, Ruben de Sousa, Marcella Toscani, Cristina Zappa, Fabiola Zero.



PROGRAMMA

Open lecture
14 Marinella Senatore

Performance
11.00/20,30 Velare di Giulia Maiorano
11.30/18.00 Visita Guidata di Noy Jessica Laufer
12.00/17.00/20.00 Sopra il tappeto niente di Andrea Reggioli
17.00 Welcome di Marina Cavadini.

Concerto
Musica ambient, atmosfere soffuse e improvvisazione nell’esibizione live di Alessandro Moroni, Raziel Perin e Gabriel Stoeckli.