The last time

Torino - 05/11/2016 : 31/01/2017

L’esposizione collettiva della galleria De Chirico è una selezione di lavori che racconta alcune delle dipendenze più comuni.

Informazioni

Comunicato stampa

Le dipendenze, disse, sono solo uno dei tanti modi per curare lo stesso problema.
Le droghe, la bulimia, l'alcol, il sesso, sono strumenti per trovare un po' di pace.
Per sfuggire a ciò che conosciamo.
A quello che ci insegnano. Al nostro boccone di mela.
Chuck Palahniuk


The last time
opening 5 novembre 2016 | 18h00 – 00h00
5 novembre 2016 – 31 gennaio 2017


Dipendenza è un sostantivo polisemico e annovera tra i suoi significati l’impossibilità o l’incapacità di essere autonomi e l’assuefazione a sostanze la cui sottrazione induce disturbi fisici e psichici


Chiunque conosca una dipendenza auspica un’ultima volta, il famoso “smetto quando voglio”. The last time: la retorica interiore di chi ha una dipendenza, la voce che sussurra che sarà l’ultima iniezione di eroina o l’ultima “riga” di cocaina, non ci si ubriacherà più, sarà l’ultima volta di un rapporto sessuale compulsivo con lo/a sconosciuto/a di turno. Ci si cancellerà da Facebook, Twitter e Instagram. Si spegnerà il telefono. Il sexting (che secondo una stima viene praticato dagli italiani una volta a settimana) non sostituirà più il sesso vero. Lo statement “dell’ultima volta” in sé per sé pone automaticamente le basi del fallimento e della prossima ricaduta.
Una delle differenze, sostanziale e agghiacciante, tra le “vecchie” dipendenze e quelle “contemporanee” sta certamente nell’accettazione passiva delle dinamiche delle seconde, come valore aggiunto all’interazione sociale e alla realizzazione personale. Dipendenti dalla quantità di “like” raggiunti, dai messaggi ricevuti, whattsapp, Imessage, Messenger rendono l’individuo integrato e fanno da contraltare all’idea dell’uso dell’eroina negli anni Settanta ed Ottanta, simbolo di emarginazione e di ribellione alla società. Le nuove dipendenze esaltano l’idea di integrazione, fondendosi: ci si fotografa il corpo. Il cibo. I genitali. I drink bevuti. Si ritoccano le fotografie gli aforismi sono il mezzo per le proprie sensazioni.. E poi si “shara”, si condivide. Abusando anche del linguaggio.
L’esposizione collettiva della galleria De Chirico è una selezione di lavori che racconta alcune delle dipendenze più comuni: l’eroina, con le fotografie di Antoine d’Agata e di Larry Clark e gli Shotgun Painting di William Burroughs, il sesso compulsivo e feticista di Carol Rama, dell’artista (e tatuatore) messicano Dr Lakra e del fotografo Richard Kern, la dipendenza da denaro in un video dell’artista sempre messicano Federico Martinez Montoya.
Il linguaggio artistico che meglio esplicita le nuove dipendenze, da social network e internet è certamente quello della Street Art, crudele e dissacrante. In mostra uno dei lavori che hanno cambiato il modo di vedere l’arte di Shepard Fairey e due dell’italiano Mister Thoms. La dipendenza da viagra di Ben Frost. E un lavoro del writer più famoso e controverso del mondo, Banksy.