The cat is on the table

Pistoia - 19/11/2011 : 10/01/2012

Collettiva multisettoriale. Invece di sciogliere ambiguita', contestualizzare, familiarizzare, "The cat is on the table" scansa qualsiasi spiegazione autorevole e unilaterale del senso, cedendo il posto a una conversazione di tipo nuovo. Con Elena Narbutaite, Dina Danish, Deric Carner...

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Comunicato stampa

SpazioA gallery ha il piacere di presentare il gatto è sul tavolo / the cat is on the table, una mostra a cura di Chris Fitzpatrick



“Mi dispiace, ma il gatto è sul tavolo…” Cos’altro puoi dire quando non riesci a esprimere quello che hai in mente? Quale altra formula potrebbe riassumere, in modo semplice e conciso, quello stato bizzarro, quasi pre-verbale di mutismo che emerge quando, in una lingua straniera, ti trovi a corto di parole? Sapete come funziona, è una specie di regressione: ti metti a farfugliare come un disperato, arrossisci, strabuzzi gli occhi, balbetti qualcosa, ti impappini, agiti freneticamente le braccia come se nuotassi a cagnolino… Sei completamente arenato, non riesci a uscirne, quindi ti tocca scaricare il gatto da Rosetta Stone, buttarlo fuori dall’aula. Ti arrendi: “Mi dispiace, ma il gatto è sul tavolo.”

Certo, magari ce l’hanno davvero, un libro o una penna sul tavolo, ma ti capiranno comunque, se ricordano la classica frase dei loro vecchi corsi di lingua.

Il gatto è sul tavolo / the cat is on the table comprende i lavori di dieci artisti internazionali, ma con i gatti non ha a niente a che fare. Come espressione idiomatica, “the cat is on the table” può essere una formula comoda, da usare per essere gentili e farsi capire all’istante. Come titolo di una mostra, può anche rappresentare la conclusione da trarre da un esame degli oggetti stranieri riuniti sotto il suo nome (più che come un solido collante capace di unire i progetti in una sequenza coerente). Se nell’arte contemporanea le parole risuonano sempre più forti, questa mostra offre un momento di silenzio. Invece di sciogliere ambiguità, contestualizzare, familiarizzare, Il gatto è sul tavolo / the cat is on the table scansa qualsiasi spiegazione autorevole e unilaterale del senso, cedendo il posto a una conversazione di tipo nuovo.

Elena Narbutaite (nata a Vilnius, Lituania, 1984; vive a Vilnius) espone una scarpa ambidestra, che dunque non è stata progettata per il piede sinistro o per il destro, ma per uno qualsiasi dei due, o, se vogliamo, per entrambi. Forse è una scarpa che serve a perdere la strada, a imboccare una direzione a caso, una scarpa per Clifford Irving. Per quando le direzioni sono tutte sconosciute, o nessuna è più cruciale delle altre, per trovare le vetrate di una chiesa ortodossa russa.

La voce di Dina Danish (nata a Parigi, Francia, 1981; vive ad Amsterdam) che conta i numeri in inglese si diffonde nella galleria, mentre la sua mano disincarnata si sforza di trovare ogni modo possibile di rappresentare con le dita i numeri da 1 a 5.

C’è un segnale, o meglio, un quadro che sembra un segnale, oppure un manifesto, di Deric Carner (nato a Arlington, Virginia, USA, 1975; vive a New York). Un segno che comprende una serie di segni, raccolti e accostati. Qualcuno ha sentito parlare della “topologia”, e di una tazza di caffè che si trasforma in un donut, in una tazza di caffè, in un donut.

Sulla parete c’è una zona grigia — può sembrare un’ombra, che proietta a sua volta ombre. Non ci sono riflessi, Kamau Amu Patton (nato a New York, USA, 1972; attualmente residente allo Studio Museum di Harlem, New York) ha coperto la superficie rettangolare di carta sgualcita con variazioni di grafite e vernice nera per ottenere una sfumatura spettrale, assorbente.

Sul pavimento c’è una buccia di banana, ma Adriana Lara (nata a Città del Messico, 1978; vive a Città del Messico) sa che la sua posizione cambierà di giorno in giorno. Dove andrà a cadere? Chi ci scivolerà sopra? Chi scoppierà a ridere? Comunque vada, la buccia di banana è sul pavimento.

C’è persino un tavolo, sul quale Freek Wambacq (nato a Bruxelles, Belgio, 1978; vive tra Bruxelles e Berlino) ha disposto una moltitudine di oggetti usati nel cinema per produrre gli effetti sonori. Questi oggetti silenziosi hanno la capacità di rappresentare un rumore che non corrisponde al loro aspetto. Non c’è dubbio che gli elefanti siano in grado di dipingere, ma possono le antilopi riprodurre il suono degli elefanti che si muovono?

C’è anche un libro, ma non è sul tavolo. Pensavo di conoscere la storia di Don Chisciotte finché Gareth Long (nato a Toronto, Canada, 1979; vive a New York) non l’ha riscritta usando produttivamente gli errori della traduzione e della trascrizione automatica.

Alice Channer (nata a Oxford, Inghilterra, 1977; vive a Londra) ha creato due grandi forme ellittiche, entrambe coperte di stoffa, che suscitano due grossi interrogativi: cosa sono e cosa fanno? Sono loro a indossare la parete o la parete che indossa loro? Altre domande possono nascere, questi stessi oggetti sono domande: ostacoli ontologici, testi asemici che non sappiamo come leggere di preciso.

Rosalind Nashashibi (nata a Croydon, Inghilterra, 1973; vive a Torino) ha creato una forma astratta che rappresenta un pensiero astratto, riprodotta in lilla direttamente sulla superficie del muro. È possibile “leggere”, decifrare questa forma, come una frase? Un luogo su cui proiettare il pensiero? È intercambiabile? O plasma i nostri pensieri, come la punteggiatura, un glifo? Quali pensieri suscita questa forma pensata?

In una fotografia di Arunas Gudaitas (nato a Vilnius, Lituania, 1973; vive a Vilnius), il viso di Socrate è stato “rasato” da uno scultore. Se la barba può essere una maschera, o un segno, questo vale anche per l’essere sbarbati?


In galleria sarà anche disponibile “The Cat is on the Table: A Potential Neologism,” un testo pubblicato alle pagine 9-16 di The Baltic Notebooks of Anthony Blunt.
Questa prolungata conversazione, che si interroga su quale sia il senso idiomatico della frase “Il gatto è sul tavolo”, include contributi di Mirene Arsanios, Deric Carner, Dina Danish, Gintaras Didžiapetris, Marcella Faustini, Kevin Killian, Agnieszka Kurant, Raimundas Malašauskas, Nicolas Matranga, W.P. McNeill, Darius Mikšys, Jacopo Miliani, Kristina Lee Podesva, Post Brothers, Carson Salter, Jennifer Teets, Viktor Tikrai, Xiaoyu Weng, ed è stata curata da Chris Fitzpatrick.