Tant que nous sommes vivants

Reggio Emilia - 26/10/2012 : 28/10/2012

Il Festival Aperto propone un allestimento completamente rivisitato del progetto commissionato dai Teatri nel 2005: un’opera che è al tempo stesso percorso espositivo e performance di musica, luci e sculture. Un Teatro Valli come mai si era visto prima.

Informazioni

  • Luogo: TEATRO VALLI
  • Indirizzo: Piazza Martiri del 7 Luglio, 7 42121 - Reggio Emilia - Emilia-Romagna
  • Quando: dal 26/10/2012 - al 28/10/2012
  • Vernissage: 26/10/2012 ore 20-23
  • Autori: Christian Boltanski
  • Generi: arte contemporanea, performance – happening, teatro

Comunicato stampa

TANT QUE NOUS SOMMES VIVANTS, OPERA LIRICA ITINERANTE DI CHRISTIAN BOLTANSKI, JEAN KALMAN, FRANCK KRAWCZIK
Il Festival Aperto propone un allestimento completamente rivisitato del progetto commissionato dai Teatri nel 2005: un’opera che è al tempo stesso percorso espositivo e performance di musica, luci e sculture. Un Teatro Valli come mai si era visto prima
26,27, 28 ottobre Teatro Valli, dalle ore 20 alle 23


Nell’arte contemporanea, le installazioni di Christian Boltanski si distinguono per un lavoro profondo lucido ed emozionante sul dolore e sulla memoria

Con lo scenografo Jean Kalman e il compositore Franck Krawczik, Boltanski ricrea per il festival Aperto un allestimento completamente rivisitato di Tant que nous sommes vivants (26, 27, 28 ottobre 2012 Teatro Valli) un progetto già commissionato e prodotto dalla Fondazione I Teatri nel 2005 e oggi ripreso in una nuova versione.
Un'opera che è al tempo stesso un percorso espositivo e una performance di musica, luci, sculture a cui assistere camminando, guardando, ascoltando….

Un percorso visivo, avvolgente ed emozionante che parla della condizione umana. Un teatro di invenzione, dove i “personaggi” seguono un percorso narrativo astratto, fatto di rimandi e suggestioni visivo-sonore: un'opera lirica “itinerante”.
Macchine per la nebbia, neve che cade, oggetti vari, attrezzeria teatrale, effetti luce, petali di fiori, fieno, sparsi in più punti all’interno del teatro. Lo spettatore che entra nell’atrio dovrà trovare il proprio percorso: salire verso le sale del ridotto, oppure accedere ai corridoi, affacciarsi ai palchi, raggiungere il palcoscenico, tornare sui propri passi, liberamente, fino a sazietà. Nel suo peregrinare incontrerà una banda musicale, musicisti, attori, misteriose presenze, una cantante. La musica pervaderà tutti gli spazi integrandosi con gli elementi visivi e spaziali, e trasformando il Teatro Valli in qualcosa di unico.

«Eravamo seduti in piazza Prampolini - è stato lo stesso Boltanski a raccontarlo - e alzando gli occhi abbiamo scorto la lapide che ricorda che a Reggio, nel 1797, l' esule polacco Jozef Wybicki compose l' inno nazionale della Polonia». Ora, benché nato a Parigi, Boltanski è di origine polacca e lo sono anche Jean Kalman e Franck Krawczyk, che per «Tant que nous sommes vivants» hanno rispettivamente creato le luci e le musiche. «Il caso a volte è intelligente - commenta Boltanski - . Il titolo della performance ricalca dunque il secondo verso dell' Inno, Fintanto che siamo vivi, e queste parole esprimono esattamente lo spirito che desideriamo trasmettere al pubblico». «Tant que nous sommes vivants» è un' opera a percorso e si snoda nei diversi spazi del teatro Valli: il pubblico potrà entrare in teatro in qualsiasi momento dalle ore 20 in avanti. Per le caratteristiche dell' allestimento, non può essere superato il numero di 100 spettatori simultaneamente presenti.

Le musiche sono in parte originali e composte da Franck Krawczyk, che suonerà la fisarmonica ininterrottamente per oltre tre ore, sull' adagio della Terza Sinfonia di Mahler in cui risuona il testo di «O Mensch!» di Nietzsche. Ma vi sarà anche una fanfara, quella di Dosolo, i fiati dell' Ensemble Icarus e un soprano.

Boltanski inizia da giovanissimo la sua carriera artistica, inizialmente avvicinandosi alla pittura, ma sviluppando, a partire dagli anni Sessanta, un complesso corpo di lavoro incentrato sul tema della memoria, (personale e collettiva), legato alla sacralità e al ricordo, che negli ultimi anni fa sempre di più riferimento alle drammatiche vicende della storia europea durante l’ultima guerra mondiale. Egli orienta così la sua ricerca verso nuove modalità espressive che possano condurlo sulla strada di un più profondo legame con il mondo reale, utilizzando strumenti meno tradizionali come i media e gli oggetti trovati, all’insegna di un marcato concettualismo.
La sua arte si costituisce di opere e istallazioni che acquisiscono il loro significato all’interno dello spazio in cui sono inserite, egli allestisce personalmente gli spazi riservati ai suoi lavori che trasformano il luogo espositivo in un fluido percorso personale, dove l'architettura diventa parte integrante dell'opera, creando di fatto delle opere site specific.
Teatro Valli Reggio Emilia, 26, 27, 28 ottobre 2012.