Take me a question

Caraglio - 03/03/2018 : 31/12/2018

Un progetto di interazione tra arte e spazio pubblico

Informazioni

Comunicato stampa

TAKE ME A QUESTION è un progetto di arte pubblica a cura di Andrea Lerda pensato per Caraglio, cittadina in provincia di Cuneo e a lungo sede del CeSAC - Centro Sperimentale per le Arti Contemporanee, organo parte dell’Associazione Culturale Marcovaldo che ha chiuso i battenti nel 2016. Il progetto prende vita su uno dei numerosi cestini pubblicitari che il Comune di Caraglio ha chiesto di installare all’agenzia Cladi Pubblicità di Torino e sparsi per tutto il centro del paese


Individuando questo contenitore di arredo urbano come spazio dedicato alla riflessione artistica e non alla propaganda pubblicitaria, il progetto intende attivare una riflessione sul ruolo dell’arte all’interno di un territorio che per diversi anni è stato protagonista della scena artistica nazionale e internazionale.
Prendendo in prestito le parole di Vito Acconci, TAKE ME A QUESTION vede “l’arte pubblica, in quanto luogo di raccolta per le persone, [che] funge da modello per la città” Un’arte pubblica che “ristabilisce gli spazi popolati che portano a discussioni che portano a dibattiti che portano a riconsiderazioni che portano alla rivoluzione. In un mondo di centri commerciali, l’arte pubblica ristabilisce la piazza”.
TAKE ME A QUESTION chiama in causa dunque l’arte contemporanea come strumento in grado di porre interrogativi ed evocare riflessioni, stimolando una riflessione sul suo ruolo all’interno della comunità locale e globale.
10 artisti verranno invitati a realizzare un progetto site specific a cadenza mensile. Attraverso la produzione di un poster d’artista, un cestino pubblicitario diventerà l’interlocutore per mettere in comunicazione arte e spazio pubblico dando forma a riflessioni e sollecitando una partecipazione collettiva.
La dimensione di non sense che il titolo del progetto evoca è il pretesto da cui partire per l’attivazione di una riflessione critica e partecipata tra spettatore, spazio pubblico e opera.
“To take something” (in italiano “prendere qualcosa”) è l’invito a vedere l’arte come un contenitore al cui interno sono depositati significati e contenuti. “Take me a question”, frase che risulta evidentemente sgrammaticata, è a questo punto una provocazione, che volontariamente intende generare una sensazione di disturbo e di messa in discussione di tutte le grammatiche convenzionali.
Take me a question racchiude l’invito all’interazione, lasciando intendere la presenza di due attori che generano un vero e proprio dialogo. Da un lato si pone una domanda, dall’altro si fornisce una possibile risposta. Ma i ruoli sono intercambiabili e allora le domande e le risposte diventano infinite.
Il primo intervento che inaugura il 3 marzo 2018 alle ore 16 sarà realizzato dall’artista FRANCO ARIAUDO e sarà visibile fino al 31 marzo 2018. Si ringrazia per il supporto alla produzione COLLI indipendent art gallery di Roma e l’artista.
INTERVENTO #1
FRANCO ARIAUDO
3-31 MARZO 2018



BIOGRAFIA

FRANCO ARIAUDO
(Cuneo 1979, vive a Torino)

La ricerca transdisciplinare di Franco Ariaudo attinge dal mondo dell’antropologia, della sociologia, della ritualità, dello sport e del tempo libero. Indaga, e talvolta destabilizza, quei cortocircuiti antropologici e sociali che portano alla formazione di uno specifico tipo di pensiero, all'instaurarsi di una tradizione o semplicemente all'espressione di un cliché. A livello formale, Ariaudo ricorre a diversi media e dispositivi che, in virtù di piccole variazioni percettive, tendono a disturbare lo sguardo abituale dello spettatore.
Dal 2015 Franco Ariaudo collabora con COLLI Independent Art Gallery di Roma. É membro del Progetto Diogene (Torino) dal 2011 e nel 2013 è stato artista residente presso Khoj, International Artist Association, Nuova Delhi, India nell’ambito della piattaforma Resò. Nel 2016 è stato invitato a Torun, in Polonia, attraverso il progetto New Urban Archaeology di Kulturhauz per sviluppare la sua ricerca in-situ intitolata Derby, curata da Krzysztof Gutfranski. Ad agosto 2017 ha presentato al CCA Ujazdowski Castle di Varsavia una performance partecipativa dal titolo "Cubo Race", a cura di Anna Czaban. Recentemente ha presentato la mostra/progetto "Sportification, The Big Piano Smash” alla GAM - Galleria d’Arte Moderna di Torino, a cura di Elena Volpato.
Ariaudo è autore e curatore con Fabio Cafagna del libro “Del Lancio” (Viaindustriae, 2015), un’analisi sul gesto del lancio nella storia dell'arte e con Luca Pucci ed Emanuele De Donno del libro “Sportification, eurovisions, performativity and playgrounds”, una ricerca interdisciplinare focalizzata sull'analisi dei temi dello sport, della competizione e del gioco in relazione al vasto archivio dello show televisivo Giochi Senza Frontiere e la performing art dal 1965 ai giorni nostri. Uno dei suoi ultimi progetti è Il Giornale Ideale, una pubblicazione sotto forma di quotidiano in cui chiunque può pubblicare le proprie notizie ideali.















Testo critico di Andrea Lerda relativo al primo intervento di Franco Ariaudo che inaugura sabato 3 marzo 2018 alle ore 16 a Caraglio.
Ogni citazione totale o parziate del testo deve riportare la fonte autoriale. Grazie.


Uno dei primi casi, forse proprio il primo, in cui è stato utilizzato come medium di comunicazione visiva urbana il cartellone pubblicitario fu in occasione dell’Operazione 24 fogli, intitolata Dissuasione Manifesta. L’evento si tenne a Volterra, nel 1973, con il coordinamento di Enrico Crispolti. In quel caso il manifesto, di dimensioni decisamente importanti (6 metri di lunghezza per 2,80 di altezza), diventò per la prima volta un oggetto depositario di contenuti diversi da quelli consueti nel circuito della comunicazione consumistica (pubblicità di prodotti, di aziente, di film ecc.). Ecco che cosa veniva riportato nello statement dell’iniziativa: “Se la destinazione consueta [del cartellone pubblicitario] è quella della ‘persuasione’, più o meno occulta, verso i condizionamenti del consumismo, l’Operazione 24 fogli suggerisce un rovesciamento di intenzioni, proponendo immagini concorrenziali e alternative nello spazio urbano: non ‘persuasione occulta’, bensì Dissuasione Manifesta. Attraverso l’Operazione 24 fogli, pittori e scultori, operatori visivi cercano un tipo di comunicazione diverso: si appropriano di un ‘mass medium’ urbano per agire nella dimensione di questo, che è lo spazio cittadino, per agire insomma nello spazio cittadino con un mezzo specifico e non improprio. L’Operazione 24 fogli è dunque una proposta alternativa al circuito di fruizione consueto alla pittura e alla scultura. Si stabilisce un rapporto nuovo, aperto nello spazio cittadino, sulla città, un dialogo che è ideologico proprio nei canali di una comunicazione che promuove altrimenti la disattenzione ideologica, l’attenzione inconsapevole di sola superficie, la percezione disattenta”.
Il contenitore che ospita il progetto di arte pubblica “Take me a question” è invece un cestino pubblicitario. Nonostante le dimensioni, più ridotte rispetto all’esperienza di Volterra, le premesse concettuali rimangono pressoché identiche. Provocare lo sguardo e stimolare il pensiero. Il suo formato ricorda in questo caso quello delle locandine informative che siamo abituati a vedere fuori dalle edicole. Questa specificità, unita alla recente indagine che Franco Ariaudo sta portando avanti dal 2017 con il progetto il Giornale Ideale, costituiscono le premesse per l’intervento che l’artista ha deciso di realizzare a Caraglio.
Franco Ariaudo ha deciso di sviluppare il concept del suo manifesto partendo da due eventi specifici di cronaca locale: il primo, meno recente, è quello relativo alla chiusura del Centro Sperimentale per l’Arte Contemporanea nel 2016, il secondo, più attuale, si lega al contenuto della lettera aperta che Mauro Gola, Presidente di Confindustria Cuneo, ha inviato alle famiglie cuneesi. In questo documento il Presidente Gola scrive che molto spesso la scelta della scuola superiore “viene fatta dando più importanza ad aspetti emotivi e ideali, piuttosto che all’esame obiettivo della realtà” . Riportando poco dopo il dato secondo cui la quasi totalità delle assunzioni sul territorio cuneese sono di operai specializzati e di addetti ai macchinari, invitava esplicitamente le famiglie a indirizzare i loro figli non sulla strada di una formazione intellettuale in ambito umanistico o scientifico, bensì di quella professionale. Insomma, potremmo leggerla senza troppi errori in questo modo: meno filosofi e più operai. Mauro Gola scrive una cosa corretta: “il nostro dovere è quello di evidenziarvi questa realtà”. Tuttavia non considera che quel senso di responsabilità al quale fa riferimento nella sua lettera non risiede semplicemente nell’invitare a scegliere la strada più semplice, quanto di fare si che siano le istituzioni e la politica a generare le opportunità mancanti o assenti nei settori meno cari al territorio cuneese.
Il manifesto di Franco Ariaudo ribalta la situazione dei fatti e facendo leva sul potere immaginifico dell’arte, annuncia l’apertura di una sede del Louvre a Caraglio. L’evento scardina le certezze del Presidente che, inviando una nuova lettera agli studenti, compie una vera e propria chiamata alle armi: “servono più artisti”.

Andrea Lerda
Courtesy per l’immagine copertina del progetto: Tamara Janes, Alter Ego, 2013, still da video. Courtesy Boccanera Arte Contemporanea, Trento