Supernova

Milano - 23/03/2015 : 13/04/2015

La mostra, a cura di Karina El Hèlou, esamina la ricerca degli artisti sulla percezione dell’ inesorabile scorrere del tempo e la reminiscenza nostalgica del passato, temi interpretati secondo la diversa visione personale di ognuno.

Informazioni

Comunicato stampa

STUDIOCUR/ART è lieta di presentare Supernova, mostra collettiva composta dalle opere di quattro artisti: Raed Yassin, Basma Al Sharif, Simon Lewandowski e Sarah Francis, a cura di Karina El Hélou.

Scientificamente, dopo un’esplosione si crea un vuoto. In termini di astrofisica, il fenomeno del buco nero è spiegato dal vuoto lasciato da un’esplosione di stelle chiamato Supernova. Il senso di vuoto in cui ci imbattiamo nella vita quotidiana ha quindi un legame con il cosmo, soprattutto attraverso la misurazione del tempo. Il tempo è astratto e ha una dimensione relativa, non c’e’ alcun inizio o fine

Lo scorrere del tempo ci lascia inermi, senza la possibilità di tornare indietro o andare avanti, fatta eccezione per i nostri ricordi. Nelle nostre menti, ciò che era reale si fonde con ciò che non lo era. Ciò che è successo oppure no diventa irrilevante, poiché quello che rimane è una sensazione di assenza. La percezione del tempo è diversa per ognuno di noi: ad esempio la reminiscenza nostalgica, il vivere esistenziale o la pianificazione ossessiva del futuro sono alcuni meccanismi di difesa che sviluppiamo per compensare ogni perdita. Come possiamo riempire il vuoto lasciato da una persona, una relazione, un paese o un amico? Immagini, video, testi e lettere alimentano la nostalgia e contribuiscono a costruire dei miti / storie che raccontiamo a noi stessi ed agli altri. Come nel video di Raed Yassin intitolato Disco, attraverso cui l’artista libanese racconta la storia del padre perduto immaginandosi una vita diversa, o come nell’opera di Basma Al Sharif The Story of Milk and Honey, in cui un migrante ricorda la famiglia che ha lasciato. Dai ricordi creiamo miti, poemi, preghiere. Proprio come i poemi nostalgici dei beduini del deserto che saranno presentati in mostra con Al Woukouf Ala Al Atlal.
Nel video di Sarah Francis Nawal’s Rituals, prodotto da Ashkal Alwan, invece, il tempo presente fluttua come la coppia di persone che non vediamo ma possiamo ascoltare. Il film cattura in un’istantanea l’assenza di relazione tra un uomo e una donna, come se l’unica cosa che divisero fosse stato il tempo trascorso nell’atmosfera tranquilla ma pesante di Beirut. Il tempo viene forzato fino a diventare un perfetto fenomeno condiviso, mentre per lo spazio circostante diviene una dimensione immutabile. L’installazione di Simon Lewandowski Time Setter ha un meccanismo di un orologio che permette al tempo di tornare indietro e di andare avanti. La sua ricerca si basa sul nostro bisogno ossessivo di controllare il tempo. La necessità di misurare questa dimensione immateriale ed inafferrabile della nostra vita ci lega all’organismo dell’universo, alle sue stelle ed alle sue galassie. Forse il passato e il futuro ci sembrano migliori se osservati attraverso il prisma della nostra immaginazione. Come diceva Proust : «Gli unici paradisi esistenti sono quelli che abbiamo perduto».