Summertime Arts

Siderno - 01/08/2018 : 31/08/2018

Tovaglioli d'artista

Informazioni

Comunicato stampa

La generazione “nascosta”, degli anni Ottanta e Novanta, volutamente oscurata dal sistema e dalla comu- nicazione, dalla tenacia di Arte Povera e Transavanguardia, ormai ultra storicizzate, nel non volere cedere il testimone, dalla scarsa propensione italiana allo spirito di gruppo,sta conoscendo ormai una sempre più evidente rivalutazione, come avvenuto abbastanza di recente per correnti quali l’Arte Cinetica e la Pittura Minimale.
Il Post Moderno italiano viene riletto e se ne comprende la lungimiranza e la capacità non venuta meno di leggere l’esistente, il “qui ed ora”


Per parlare degli ultimi trent’anni circa di arte italiana non si può non partire da un inequivocabile, quasi scontato, dato di fatto, cioè che gli ultimi due movimenti innalzatisi ad un riconoscimento internazionale, sono stati l’Arte Povera e la Transavanguardia, con percorsi diversi che di recente si sono intrecciati in una sorta di reciproco riconoscimento, da cui non era difficile prevedere l’ attuazione in una sottile logica di esclusione di quanto sta al di fuori di quel recinto. La fascia generazionale maggiormente penalizzata da questo stato di cose, che trova solo parziale motivazione nell’indubbia forza espressiva dei movimenti prima citati, è stata quella, di non indifferente qualità, emersa subito dopo la Transavanguardia, tra la metà degli anni ’80 ed i primi anni ’90, periodo nel quale è, tra l’altro, avvenuta la mia formazione critica e da me ben conosciuto. Il fatto di avere sostanzialmente “saltato” una generazione sta all’origine, a mio modo di vedere, della sostanziale irrisolutezza dell’arte italiana lungo tutto il corso degli anni ’90.
Come è noto, dopo il 1975 la situazione muta radicalmente di segno. A seguito soprattutto del rigido rigore del concettuale di matrice analitica e tautologica, dove si manifestava una evidente prevalenza dei significan- ti sui significati e l’assenza di una dialettica con l’esterno, con l’opera proposta al grado zero, nella sua nudità formale e compositiva, e l’assoluto divieto, sancito dai severi sacerdoti del dogma, dell’introduzione di sia pur minime componenti manuali e decorative, si verificò un’implosione di quello stile, e la lenta ed ineso- rabile deriva verso altri territori, in sintonia con la costante ciclicità degli eventi artistici. Tra la fine degli anni ’70 ed i primi anni ’80 prende corpo ed evidenza la svolta post concettuale dell’arte, con l’esplodere di movimenti radunati attorno alle parole d’ordine del ritorno alla pittura, di matrice visceralmente neoespres- sionista od infarcita di valori simbolici e decorativi e, in generale, del ripristino di una manualità dal sapore antico, nell’accezione etimologica originaria della “technè”. Il moto spiraliforme dell’arte inverte la sua traiet- toria e intraprende un cammino a ritroso nel tempo, nel territorio densamente popolato della memoria, ci- mentandosi in un’operazione di citazione dei modi e delle maniere del passato, recente e talvolta remoto, per poi riproporsi al presente contestualizzato all’interno delle inquietudini della contemporaneità. Tra la metà degli anni ’80 ed i primi anni ’90 viene alla luce una generazione artistica di grande interesse impegnata in una ridefinizione dei generi e degli stili e in un rapporto di confronto serrato con la nuova società post mo- derna della tecnologia e dello spettacolo. Queste caratteristiche sfociano nel decennio successivo in un clima di generalizzato eclettismo stilistico, con punte di attenzione verso la rivisitazione dei linguaggi concettuali e pop ed un’apertura significativa nei confronti dell’uso della fotografia e delle tecnologie video e digitali.
Gli anni ’90 segnano l’ingresso del sistema artistico italiano in una fase di crisi e di de-valorizzazione nei confronti dello scenario internazionale, all’interno del quale iniziano a fare capolino i paesi emergenti del continente asiatico. Vengono privilegiati, da parte dei più forti soggetti della scena dal punto di vista critico, economico, istituzionale ed editoriale, artisti che si conformano ai canoni di un neo concettuale epigono ed irrilevante dal punto di vista linguistico o, all’opposto, pittori poco originali che si limitano a rimasticare gli stereotipi degli anni ’80. Per gli altri artisti, critici e gallerie che non si omologano a queste imposizioni scatta un fitto muro di silenzio ed un sottile boicottaggio.
Tuttavia, la sostanziale liquidità dello scenario inauguratasi con il nuovo millennio ed il progresso ulterio- re della tecnologia e delle comunicazioni, hanno permesso gradualmente, grazie al maggiore pluralismo informativo ed al moltiplicarsi delle occasioni espositive, quel fenomeno di rilettura degli anni Ottanta e Novanta che citavo in apertura, unito ad una inedita maturità formale e comportamentale delle più giovani generazioni.

Opere di Totò Cariello , Gianni Cella, Carlo Fontana, Davide Ferro, Gianni Pedullà, Leonardo Santoli, Irene Zangheri.

Edoardo Di Mauro, gennaio 2018
























Totò Cariello

Il lavoro di Totò Cariello prevede l’uso di tecniche differenziate, quindi altamente indicative dell’attuale eclettismo stilistico, opera una riflessione sulla marginalità implicita, per chi è spirito sensibile e creativo nel vivere metropolitano. Per Cariello è colui che all’interno della metropoli, è in grado di ritagliare per se o/e per gli altri spazi di libertà, per sfuggire ad una omologante alienazione. Cariello da sempre osserva e indaga la società contemporanea con i suoi agglomerati urbani, la solitudine e il degrado delle periferie.






















Totò Cariello





















Gianni Cella

E’ nato nel 1953 a Pavia. Nel gennaio 2000 ha abbandonato il collettivo Plumcake per sentirsi responsabile del suo mondo creativo ed iniziare un nuovo percorso individuale tra disegno, pittura e scultura.Artista legato ai momenti importanti degli anni Ottanta e all’uso di un materiale industriale come la vetroresina smaltata, Gianni Cella è uno degli artisti più noti dell’arte italiana. Il modo di vivere e fare arte di Gianni Cella nasce da un surplus di empatia che lo fa sentire in contatto con il mondo, privilegiando da sempre nelle sue opere le figure tridimensionali caratterizzate da colori sgargianti. Il clima delle sue opere è quello dell’ironia agrodolce dei temi trattati, rappresentativi di un immaginario appuntamento ludico e scanzonato che lascia però intravedere un sottofondo di sottile tragicità. Le sue immagini sono dotate di un’empatia sensibile, in cui vengono trasfigurati stereotipi della figuratività popolare, elementi drammatici e strutture astratte appartenenti alla nostra epoca.





















Gianni Cella

























DAVIDE FERRO

nasce il 2 Marzo 1963 a Pavia dove risiede e lavora. Consegue il diploma di Maturità Artistica presso l’Istitu- to d’Arte “Michelangelo” di Pavia ed il diploma accademico in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti Euro- pea dei Media di Milano con una tesi intitolata “Arte come coinvolgimento sociale”. Dal 1979 ha effettuato esposizioni personali e collettive in spazi istituzionali pubblici e privati. Hanno acquisito una sua opera il Museo dei Lumi di Casale Monferrato, il Museo Parisi Valle di Maccagno (Va), l’Associazione Emergency di Gino Strada, l’Associazione Culturale Giorgio Gaber mediante la Libreria Bocca di Milano, il Collegio Universitario Lorenzo Valla di Pavia il Museo Galleria Premio Suzzara, i comuni di Stradella (Pv), Lardirago (Pv) e Belgioioso (Pv)






















Gianni Cella





























Carlo Fontana

è nato a Napoli nel 1951; vive e lavora a Casier (TV). Compiuti gli Studi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, Carlo Fontana dipinge forme ed oggetti quotidiani, forme ed archetipi del mondo mediterraneo, illuminati da una luce abbagliante, scomposta nei colori dell’iride attraverso nua struttura sfaccettata, in una pittura pastosa, luminosa e densa, ottenuta facendo uso di pigmenti sciolti nell’olio di lino cotto. La casa, l’albero, la caffettiera napoletana sono soggetti ricorrenti, collocati in un ambiente inondato di sole e bagnato di mare azzurro, come quello di Napoli, sua terra d’origine. Gli interni domestici sono affiancati dagli esterni, scorci di qualche ponte, di qualche isola veneziana non ben definita, ora il mulino a vento e seppure non vi è alcu- na presenza umana l’uomo, l’ingegno dell’uomo, è presente nell’architettura e negli oggetti che ha costruito. Solo negli ultimi anni è comparsa la figura umana nei suoi lavori per sottolineare il rapporto con l’ambiente e per giungere nel ciclo Vogando e a sviluppare un rapporto tra mente e corpo e spazio circostante.






















Carlo Fontana


























Gianni Pedullà

Nato a Thunder Bay (Canada), vive e lavora a Bologna e Siderno. Artista italo-canadese, dagli anni Ottanta ha partecipato a numerosissime esposizioni personali e collettive in Italia, in Europa (Germania, Spagna, Repubblica Slovacca) e nel resto del mondo (Cina, Giappone). Lavora nell’ambito della scultura (bronzo, ceramica,cartapesta) pittura e installazioni Le opere di Pedullà appaiono come angeli. Le figure umane e le sagome di svariati animali da elefanti, coccinelle, pescipalla, ippopotami, pappagalli, formiche ecc…. appaiono come sospese nello spazio, soggetti nell’attesa che succeda qualche cosa come se emanassero una energia magnetica. ’opera di Pedullà fa spesso uso di materiali da riciclo, che rianima in una forma nuova, una nuova poetica, ricavando così una sorta di “Pedullà’Art Teory”






















Giovanni Pedullà
























Leonardo Santoli

è nato a Firenze - Pelago nel 1959. Diplomato in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. At- tualmente è docente di Pittura presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Ha insegnato presso le Accademie di Urbino, Lecce, Genova e Verona. E’ stato invitato ad importanti mostre presso gallerie private e Musei sia in Italia che all’estero, invitato dai più importanti critici d’arte. Ha ideato e realizzato le mani- festazioni: Vassoi d’arte e ricette d’artista e Vassaggi; “Le Visoni e le voci”, “Vibrazioni” e “L’Europa e il suo Mito”, per il Comune di Bologna. Rubinetti ad Arte e Uova d’Artista. Dannunziana in ricordo del 150° anno di Gabriele D’Annunzio, per la Provincia di Chieti e del Comune di Fossacesia. Ha collaborato con i cantanti Lucio Dalla, Luca Carboni, Roberto Ferri, con la stilista Giovanna Guglielmi ed il regista Dimitri Pasquali, con i poeti Davide Rondoni, Francesca Serragnoli. Ha curato, con il poeta Ezio Alessio Gensini il Calen- dario solidale I colori delle stelle 2015-2016-2017, fattiva collaborazione con noti attori/attrici, cantanti/e sportivi. I libri “ Succo di Melograno” sul femminicidio e “Pugni chiusi” sul bullismo editi dalla Presidenza del Consiglio della Assemblea della Regione Toscana.






















Leonardo Santoli




























Irene Zangheri

Nata a Bologna Pittrice, Installatrice ed Artista, è attiva anche come curatrice di mostre d’arte e video-interviste ad artisti contemporanei per l’archivio del C-Voltaire. Collabora con le riviste d’ar- te contemporanea Juliet Art Magazine e Art Journal. Lavora principalmente con la pittura ad olio, plexiglass e vetri colorati. Le tematiche affrontate presentano dei soggetti in bilico fra l’essere e il non essere prigionieri di qualcosa, che può essere materiale o mentale.