So Much More than the Sum of its Tropes

Torino - 24/09/2015 : 28/10/2015

Mostra narrativa ispirata dal libro di Theodore Sturgeon "The Dreaming Jewels".

Informazioni

Comunicato stampa

‘So much more than the sum
of its tropes’ è una bellissima frase
elaborata dal critico e scrittore
Jo Walton riferendosi al capolavoro
della fantascienza evoluta ‘Cristalli
Sognanti’, di Theodore Sturgeon,
pubblicato negli Stati Uniti nel 1950
e poi ristampato e tradotto in molti
paesi e molte edizioni.
Il ‘tropo’ è l’uso di un linguaggio
figurato, verbale ma anche visivo,
elaborato allo scopo di ottenere
un effetto artistico


Il romanzo ha ispirato un tentativo
sperimentale di ‘mostra narrativa’,
che per l’appunto coltiva l’ambizione
di essere qualcosa in più della somma
dei suoi addendi - cioè un’idea, un
desiderio di far dialogare attitudini
e discipline diverse, una storia
avvincente, opere direttamente legate
alla trama, in alcuni casi sono state
realizzate apposta, in altri scelte
accuratamente come contrappunti
visivi delle immagini mentali evocate
dal racconto.
L’esperienza narrativa è composta
di intuizioni, visioni, linguaggio ma
anche e sopratutto logica degli eventi,
connessione leggibile dei caratteri
in azione, equilibrio e necessità delle
azioni e delle storie.
Ecco che la mostra, un tentativo
di seguire e organizzare questi
principi nello spazio di una coraggiosa
galleria privata, si avvale della
partecipazioni di artisti molto diversi
tra di loro, e di un metodo di lavoro
curatoriale collettivo e partecipato,
nel quale Gianluigi Ricuperati,
iniziatore del processo, ha coinvolto
in un dialogo a responsabilità illimitata
Norma Mangione e il suo staff, in
particolare Annalisa Stabellini, e
soprattutto la curatrice Elisa Troiano,
co-fondatrice di Cripta747, e grazie
all’apporto cruciale di un grafico
e art director come Marco Cendron.
La mostra, in cui le opere si
comportano come ‘luoghi figurativi’
dell’azione del romanzo di Sturgeon,
chiede allo spettatore di muoversi
nello spazio come ci si muove in un
testo narrativo, con la sospensione
di incredulità tipica della fiction e
la partecipazione analitica e personale
che caratterizza la fruizione dell’arte,
quadro dopo quadro, scultura dopo
scultura, intervento dopo intervento.
Fino a mimare l’atto della lettura
immersiva nel movimento
transumante all’interno della galleria