Silvia Lanzalone / Donatella Pinocci – Misurare l’Infinito

Informazioni Evento

Luogo
SPAZIO SUPERNOVA
Piazza di Santa Maria in Trastevere, 1a, Roma, RM, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

14-19 SETTEMBRE 2026
Spazio Supernova - piazza Santa Maria in Trastevere, 1a
Installazione multimediale interattiva

15-20 SETTEMBRE 2026
Teatro Belli - piazza di Sant' Apollonia, 11
Esposizione strumenti storici provenienti dal Dipartimento di Fisica di
Sapienza Università di Roma e dal Museo Cagliero di Roma

Artisti
Silvia Lanzalone, Donatella Pinocci
Curatori
Donatella Giordano, Giovanni Organtini
Generi
arte contemporanea, doppia personale

Spazio Supernova presenta Misurare l’Infinito, una mostra di Silvia Lanzalone e Donatella Pinocci, a cura di Donatella Giordano e Giovanni Organtini.

Comunicato stampa

MISURARE L’INFINITO
Silvia Lanzalone e Donatella Pinocci

a cura di Donatella Giordano e Giovanni Organtini

14-19 SETTEMBRE 2026
Spazio Supernova - piazza Santa Maria in Trastevere, 1a

INAUGURAZIONE
14 settembre 2026
ore 20:00-24:00
Spazio Supernova
piazza di Santa Maria
in Trastevere 1a

Spazio Supernova presenta Misurare l’Infinito, una mostra di Silvia Lanzalone e Donatella Pinocci, a cura di Donatella Giordano e Giovanni Organtini. Il progetto nasce dall’incontro tra la ricerca artistica delle due autrici e una riflessione sul significato della misura, intesa non soltanto come strumento per quantificare e delimitare la realtà, ma come processo di relazione attraverso cui ciò che osserviamo viene conosciuto e, in parte, trasformato.
L’idea di misurare l’infinito contiene un paradosso. Misurare implica circoscrivere, confrontare una grandezza con un’unità di riferimento e assegnarle una scala; l’infinito è, al contrario, ciò che sfugge a ogni limite. Misurare l’Infinito non cerca dunque di attribuire una misura definitiva a ciò che non può essere delimitato, ma di interrogare le modalità attraverso cui l’infinito può essere reso parzialmente intelligibile.
Fulcro della mostra è una grande installazione audiovisiva immersiva realizzata dalla compositrice Silvia Lanzalone e dall’artista Donatella Pinocci, nella quale proiezioni, suono, spazio architettonico e pubblico entrano in una relazione dinamica.
La dimensione visiva, sviluppata da Donatella Pinocci, consiste nella proiezione del video Infinito/finito, progetto itinerante, che rappresenta un cielo digitale e trasforma la percezione dello spazio architettonico fino a renderne incerti i confini. Su questa base si inserisce il lavoro di Silvia Lanzalone, che sviluppa una composizione musicale destinata a evolversi in tempo reale per tutta la durata dell’esposizione.
Elementi di natura plastica, frutto della collaborazione tra le due artiste, assumono un ruolo centrale nell’installazione. Concepiti come vere e proprie postazioni di osservazione e ascolto, i pannelli sonori sono posizionati secondo le principali direzioni della sezione dei solidi geometrici, diventando una soglia verso ciò che non è conoscibile.
Alla loro base, un tappeto sensibile al movimento costituisce un dispositivo di attivazione sonora, che trasforma l’ambiente in uno spazio aperto e in continua evoluzione.
La mostra prende così avvio da una considerazione centrale della ricerca scientifica: la misura non è mai completamente neutrale. Ogni misurazione è un’interazione tra ciò che viene misurato e lo strumento attraverso cui lo si osserva. Nella fisica classica gli effetti prodotti dallo strumento vengono generalmente considerati trascurabili rispetto all’incertezza della misura. La meccanica quantistica introduce invece una prospettiva diversa: a determinate scale, l’interazione tra sistema e strumento non può essere semplicemente eliminata o considerata un disturbo, così la misura diventa parte del fenomeno.
In questo contesto, è questa relazione tra osservazione e trasformazione a trovare una traduzione all'interno dell’installazione. Ogni visitatore, infatti, costituisce, per un tempo limitato, una sorta di misura temporanea della realtà dell’opera: la sua presenza determina una particolare condizione del sistema e ne rende possibile una specifica manifestazione. L’infinito diventa così qualcosa che non può essere colto nella sua totalità, ma che può essere continuamente interrogato attraverso una successione di esperienze e variazioni.
Nella cripta l’installazione, Misura per Misura affronta il tema attraverso una metafora astronomica. Le luci, sospese nello spazio tridimensionale, reagiscono al movimento cambiando il tessuto sonoro. Riflettendosi sulla superficie dell'acqua creano l’illusione di un cielo stellato e mostrano come elementi molto distanti tra loro nella profondità possano apparire vicini sul piano della percezione. È ciò che accade anche quando osserviamo le stelle: la loro posizione nel cielo è una proiezione apparente di un universo tridimensionale e la distanza reale tra esse non può essere determinata dalla sola posizione osservata, ma richiede specifiche tecniche di misurazione. In questo campo è stato fondamentale il contributo di ricercatrici come Henrietta Swan Leavitt, che individuò la relazione tra il periodo di variazione della luminosità delle Cefeidi e la loro luminosità intrinseca, e Cecilia Payne-Gaposchkin, che studiò attraverso gli spettri la composizione e le proprietà fisiche delle stelle, anche sulla base dei sistemi di classificazione sviluppati da Annie Jump Cannon. La scala dell’opera traduce questa immensità in una proporzione concreta: su una lunghezza di circa 1,5 metri, ogni decimetro corrisponde a circa 9 miliardi di anni luce, in rapporto a un universo osservabile del diametro di circa 90 miliardi di anni luce.
L'esposizione si estende negli spazi del vicino Teatro Belli, con una selezione di strumenti di misurazione provenienti dal Dipartimento di Fisica di Sapienza Università di Roma e del Museo Storico dell’I.C. Cagliero di Roma, proponendo gli oggetti come testimonianze concrete dei diversi modi attraverso cui l'essere umano ha cercato di osservare, confrontare e comprendere la realtà.
Gli strumenti esposti restituiscono una storia della misura fatta di gesti, procedure e dispositivi differenti. Dal Dipartimento di Fisica di Sapienza Università di Roma provengono una bilancia analitica, accompagnata da un set di pesi campione per la sua calibrazione, una livella di precisione e uno sferometro, strumenti che testimoniano il progressivo affinamento delle pratiche attraverso cui peso, equilibrio, distanza e curvatura vengono osservati e confrontati.
Dal Museo Storico dell’I.C. Cagliero provengono invece strumenti che ampliano il campo dell’osservazione: un analizzatore/multimetro per la misurazione delle grandezze elettriche, un microscopio monoculare e un microproiettore per l’ingrandimento e la proiezione di ciò che l’occhio non può cogliere direttamente. Completano la selezione alcuni strumenti di disegno geometrico in legno — squadra, goniometro, compasso e riga — una livella a bolla e altri oggetti legati alla dimensione quotidiana e didattica della misura.
Nel loro insieme, questi strumenti compongono una costellazione di diversi modi di interrogare la realtà: pesare, allineare, confrontare, ingrandire, tracciare, verificare. La loro presenza accanto all’installazione mette in relazione forme storiche e contemporanee di osservazione, suggerendo come ogni strumento non si limiti a registrare una realtà già data, ma contribuisca a definire il modo in cui essa può essere percepita e interpretata. All'interno degli ambienti del Teatro Belli, un rimando alla mostra in corso presso Spazio Supernova è dato dall’opera Infinito, composta da nove elementi: otto elementi pittorici, realizzati da Donatella Pinocci, e un QR Code che conduce al lavoro sonoro realizzato da Silvia Lanzalone.
Il progetto è curato da Donatella Giordano insieme al fisico Giovanni Organtini, la cui partecipazione mette in relazione le ricerche artistiche con i temi della fisica, della cosmologia e della percezione dell’infinito. Il dialogo tra arte e scienza diventa così uno strumento per interrogare non soltanto ciò che possiamo misurare, ma anche i limiti e le condizioni attraverso cui costruiamo la nostra conoscenza del mondo.
L'evento si inserisce all'interno del Festival ArteScienza 2026 organizzato dal Centro Ricerche Musicali, a cura di Michelangelo Lupone, in collaborazione con Fondazione Fons Olei.
Coordinamento allestimenti Emanuela Mentuccia.