Sergio Angeli – I resti del mondo | fase 4

Informazioni Evento

Luogo
SPAZIO URANO
Via Sampiero di Bastelica 12, 00176 , Roma, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

Il vernissage è previsto per venerdì 24 aprile, dalle 18.30 in poi, mentre l’esposizione sarà visibile fino al 10 maggio, solo su appuntamento.

Vernissage
24/04/2026

ore 18,30

Artisti
Sergio Angeli
Curatori
Michela Becchis
Generi
arte contemporanea, personale

Il primo appuntamento della sezione exhibition di START again, dispositivo di co-gestione pensato per Spazio URANO da Ivan D’Alberto e Francesco Campese, vedrà come protagonista l’artista Sergio Angeli con la mostra I resti del mondo | fase 4.

Comunicato stampa

Il primo appuntamento della sezione exhibition di START again, dispositivo di co-gestione pensato per Spazio URANO da Ivan D’Alberto e Francesco Campese, vedrà come protagonista l’artista Sergio Angeli con la mostra I resti del mondo | fase 4.
Il vernissage è previsto per venerdì 24 aprile, dalle 18.30 in poi, mentre l’esposizione sarà visibile fino al 10 maggio, solo su appuntamento.
La curatela della mostra è stata affidata a Michela Becchis, giornalista e storico dell’arte, la quale si è occupata anche del testo critico.
La proposta rientra in un progetto itinerante che trova in Spazio URANO una soluzione estetica inedita, presentandosi più come intervento installativo site-specific che come mostra tout court.
Lo stesso artista ha dichiarato che ogni tappa va ripensata in base al luogo in cui deve essere ospitato il progetto e per Spazio URANO le pareti della galleria sono diventate parte integrante del suo intervento.
Il cuore del lavoro di Angeli consiste nel raccogliere oggetti, materiali abbandonati, “resti” del quotidiano che la società getta via o disprezza. L’artista con quanto recuperato non si limita a comporre nuovi oggetti, ma spesso li utilizza come stencil, come tracce, come elementi per costruire figure o organismi che sembrano emergere da un futuro distopico o postumano. Mondi incespicanti, creazioni dove residui e rovine diventano materia viva. Il progetto appare come una meditazione sul declino: una civiltà che si avvia verso il collasso, che produce rifiuti, che consuma il suo stesso futuro, ma nello stesso tempo l’arte si fa gesto di speranza, testimonianza, possibilità di rinascita. Attraverso l’archeologia del presente, Angeli tenta, infatti, di trovare una via tra ciò che resta e ciò che può essere, tra la fine e un nuovo inizio.
A Spazio URANO, così come scrive Michela Becchis, «Angeli indaga quella terribile attitudine ad abbandonare e non a recuperare che il consumismo insegna ormai da generazioni con la capacità – invece – di metamorfosi che quell’abbandono involontariamente crea».
L’ufficio stampa di Spazio URANO
I resti del mondo | fase 4

Sergio Angeli cerca i resti del mondo, resti industriali, resti naturali, resti che trova partendo da un itinerario che volontariamente ha inizio in prossimità della sua abitazione. L’idea di abitare viene, da questa sua ricerca, subito dilatata e diventa una sorta di responsabilità che si amplia ben oltre le mura della propria casa. Se abitare viene dalla forma iterativa di abere e quindi avere continuativamente nel tempo, ecco che è il tempo ad essere investito di questo “essere da qualche parte”. Infatti I resti del mondo è un progetto molto lungo che l’artista ha sviluppato nel tempo, con cautela e cura, partito da alcuni parchi romani è arrivato a posarsi in questa mostra come un vento leggerissimo che deposita in un piccolo spazio alcune considerazioni, pensieri di oggetti, di piante, di residui abbandonati a cui Angeli ha dato figura per mezzo della pratica dello stencil. Usa i suoi fogli trasparenti su cui si appoggiano delicati avanzi come quelli che Paul Valery chiamava relè: dispositivi poetici che trasformano un impulso minimo in un effetto amplificato.
L’artista nel suo itinerario urbano si fa osservatore situato e paradossale: un individuo immerso nel mondo ma dotato del privilegio di “non capire niente”, sempre citando il ruolo del poeta in Valery, se non il sottile dolore che prova guardando intorno a sé in quegli spazi. Solo così può vedere davvero.
Angeli si chiede come si abita il mondo e pur partendo da una sua porzione di mondo infinitesimale offre un’apertura ben grande e una visione amplissima del modo in cui molta umanità abita il pianeta. Si aggira per parchi che nascondono, non poi così accuratamente, discariche e raccoglie pezzi, resti industriali spesso difficili da ricollocare in un qualche ruolo tecnologico, residui di oggetti che lui chiama ironicamente “di civiltà”. Residui che si sono mescolati in un connubio che spesso pensiamo impossibile con resti di natura, creando una vegetazione cyborg, dei “fiori post umani” come li chiama l’artista. Se Gilles Clément ha definito “Terzo Paesaggio” parchi, aree disabitate, spazi industriali abbandonati, anfratti quasi invisibili dove crescono rovi, erbacce e sterpaglie tutti accomunati dall’assenza di ogni attività umana, Angeli invece ricerca in quegli stessi spazi la dispotica presenza umana e indaga insieme quella terribile attitudine ad abbandonare e non recuperare che il consumismo insegna ormai da generazioni con la capacità di metamorfosi che quell’abbandono involontariamente crea. Con le istallazioni che hanno segnato i precedenti capitoli di questo lavoro l’artista ha tratteggiato dei perimetri fatti di resti che allontaniamo da noi in un abitare mostruoso che trattiene il tempo contenuto nella parola ma solo per allargare la dismisura di ciò che buttiamo oltre quei perimetri.
Se mettiamo al centro l’essere umano o anche la semplice vita intelligente, il percorso della natura nell’organizzare le strutture in modo sempre più complesso si focalizza su porzioni sempre più piccole di materia e di realtà. Il maggiormente complesso accade in porzioni sempre più piccole, sempre più “residuali”. Lo stesso homo sapiens appare quindi una porzione residuale e ciò che abbandona scelleratamente nel mondo che lo circonda diventa una sorta di meta residuo che se pare non possa servire a organizzare qualcosa di complesso se non un’immensa massa composta di meccanica e natura che ci sommerge, nel lavoro di Angeli il meta residuo diventa traccia delicata, documento, indizio e segno leggero di passaggi violenti. Il suo lavoro allora dialoga con la scienza, in particolare con un gruppo di ricercatori dell’università di Bergen che hanno catalogato 1.181 sequenze di pollini fossili raccolti in siti di tutto il mondo ed hanno così raccontato la storia di un vertiginoso cambiamento inferto dall’Homo sapiens al pianeta, un cambiamento certo lunghissimo ma che ha poi subito un’accelerazione purtroppo devastante. Potremmo chiamarlo un soffio solidificato che si è fatto racconto, come quello delle veline, iscrizioni incorporate, traduzioni sensibili di Sergio Angeli.

Michela Becchis

Biografia

Sergio Angeli (Roma, 13 gennaio 1972) è un artista che si occupa di pittura, di installazioni e videoarte. Nel 1999 espone a Palazzo Barberini di Roma con una personale a cura di Nanni Latini. A Ottobre 2011 espone al Museo di Villa Vecchia di Villa Dora Phamphilj a Roma con la cura di Cecilia Paolini. Nel 2013 pubblica il libro di tavole e testi Questo è il mio martirio, (edizioni Lulu.com). Lo stesso anno partecipa alla mostra Incendium artisti per città della scienza, presso il PAN di Napoli. A luglio 2014 espone a Foca Izmir in Turchia presso N.1 Art Gallery, personale a cura di Berrin Vardar. Lavora nel 2015 al progetto La materia dell’assenza curato da Lorenzo Canova e che consiste in una serie di mostre itineranti in diversi musei italiani, il Museo Civico Umberto Mastroianni di Marino, e l'Aratro di Campobasso. Per lo stesso progetto viene pubblicato un catalogo edito da Rubbettino editore con testo di Lorenzo Canova. Espone inoltre a Dijon con una personale in occasione di Italianart festival. Nel 2016 espone alla mostra collettiva Tattoo Forever Vanitas vanitatum al Macro Testaccio di Roma, a cura di Ilaria Bandini. Dal 2017 lavora al progetto Lastlife presentato al MAAM e nel marzo 2018; in quell'occasione ha installato un’opera pittorica. Il progetto prevede diverse tappe espositive tra cui Officinenove e il Macro di Roma. Nel 2020, durante la pandemia per il Covid, concepisce il progetto itinerante Return to the innocence, installato in diversi luoghi come la Riserva naturale dell'Aniene. Nel 2021 inizia a collaborare con la galleria Interstellar di Nuova Dehli. Nel 2022 lavora ad una versione evoluta del progetto Return to the innocence con la collaborazione dello storico dell'Arte Fabio Benincasa. Lo stesso anno espone la personale Coltivare mondi alla galleria Triphè di Roma a cura di Maria Laura Perilli. Nell'estate del 2023 lavora e progetta Postnature, grande installazione realizzata in residenza all'Atelier Montez con il testo critico di Claudia Pecoraro. Nel 2023 lavora al progetto installativo che include migliaia di “impronte” di resti raccolti in natura realizzati su carta velina esposta all'atelier Montez con il testo critico di Claudia Pecoraro. Nel 2024 lavora al progetto I resti del mondo che vede protagonisti lavori di grande formato realizzati con resti trovati e raccolti per le strade poi utilizzati come stencil. Il progetto è stato esposto a Officinenove con la cura di Jamila Campagna e Monica Pirone, alla Casa del Municipio IV Ipazia d'Alessandria con la cura di Monica Pirone e Roberto Cavallini.