Senso Plurimo 4

Lecce - 29/11/2012 : 08/01/2013

Ritorna nel foyer dei Cantieri Teatrali Koreja di Lecce SENSO PLURIMO 4, la rassegna di arti visive, curata da Marinilde Giannandrea, giornalista, critica e docente presso il Liceo Artistico “V. Ciardo” di Lecce. La rassegna è un cantiere attivo di arti visive ed espressività contemporanea che si rinnova nello spazio espositivo progettato da Rune Ricciardelli.

Informazioni

Comunicato stampa

Ritorna nel foyer dei Cantieri Teatrali Koreja di Lecce SENSO PLURIMO 4, la rassegna di arti visive, curata da Marinilde Giannandrea, giornalista, critica e docente presso il Liceo Artistico “V. Ciardo” di Lecce. La rassegna è un cantiere attivo di arti visive ed espressività contemporanea che si rinnova nello spazio espositivo progettato da Rune Ricciardelli.


Anche nell’edizione 2012, Senso Plurimo si muove sulle linee della pluralità dei linguaggi in un processo interattivo tra le arti, i critici e il pubblico concentrandosi su cinque appuntamenti site specific con Claudia Giannuli, Aldo A

Pezzarossa e Cosimo Pesare, Francesco Cuna, Francesca Loprieno e Alessia Rollo, Fabio Santacroce.


Vernissage giovedì 29 novembre (e fino all’8 gennaio 2013) alle ore 18.30 con TANA LIBERA TUTTI (ingresso libero) il nuovo lavoro di Claudia Giannuli che ha scovato le vecchie campane di vetro della tradizione del Sud, il suo Sud, e le ha utilizzate per proteggere e completare le sue terrecotte.
Le cinque figure femminili di Tana libera tutti ci parlano di analoghe solitudini ed esprimono la loro posizione incerta in un mondo enigmatico; richiamano i giochi dell’infanzia e rimandano con un modellato curato e volutamente privo d’imperfezioni all’eleganza delle bambole di biscuit. Eppure, nonostante la loro gentile armonia, non annullano il senso d’inquietudine che traspare dall’iterata volontà a non scoprirsi e da una misurata disperazione legata al corpo e alle sue trasformazioni.

Sostiene Lorenzo Madaro […] Sature di polvere, le ritroviamo ancora nei grandi armadi delle sacrestie del Sud, oppure sui comò delle nonne nelle vecchie case dei paesi. Custodiscono solitamente una statua, quella del Santo Patrono nella fattispecie, ma spesso anche un ex voto. È un modo per proteggerle in una dimensione atemporale. Le piccole sculture che compongono Tana libera tutti in mostra nel box di Koreja per la quarta edizione di Senso Plurimo effigiano bamboline isteriche – con fisionomie attinte da un immaginario estrapolato anche dai manga giapponesi – che si muovono, sotto la campana di vetro, in un ambiente asettico. Vivono assorte nei loro imbarazzi; nascondo il viso per celare impalpabili vergogne, infilano tessuti sul capo per celare le proprie gelosie o tentano di nascondersi in un cantuccio per contemplare un’offesa.








La vergogna tra l’altro è un’attitudine antropologica del sud, quello che anche nei decenni recenti ha celato le proprie donne per proteggerle da chissà cosa. Ed è anche questo il rapporto dentro e fuori luogo di Claudia Giannuli con il suo territorio di appartenenza.
Al Sud retorico del paesaggio e di un’attenzione ossessiva alle danze popolari documentate attraverso la fotografia e il video, Claudia predilige recuperare sguardi a prima vista accessori e materiali ormai dimenticati, attraverso una ricerca sui modi di essere di un specifico Sud, di attitudini e sensazioni lievi. Il senso di appartenenza dell’opera verso il suo luogo, il suo contesto, risiede nel concepire una scultura di piccolo formato, quasi devozionale nella sua dimensione fisica, rapportandosi anche a tutta quella cultura della “scultura da camera”, che anche in Puglia ha avuto un’ampia fortuna, per via delle antiche e ampiamente documentate discendenze culturali di radice napoletana. Rimane, come già notava Pietro Marino a proposito delle opere proposte qualche mese fa in una personale barese, un humor inquietante, che probabilmente contrassegnerà anche i futuri sviluppi del suo lavoro, sempre nell’orbita di quel genius loci che, nonostante tutto, permane in certa arte contemporanea […]



CLAUDIA GIANNULI Bari, 1979
Modella con misurata sintesi formale piccole figure in terracotta che rimandano a universo femminile e familiare. Recentemente un suo lavoro è entrato nella collezione permanente del Museo Pino Pascali di Polignano a Mare (BA) www.claudiagiannuli.com