Sapientia itinerarium

Roma - 27/03/2012 : 16/04/2012

Secondo appuntamento del ciclo di mostre/incontri Ginnosofisti, realizzato in collaborazione con la Commissione Cultura di Roma Capitale. S’inaugura la doppia personale di Salvatore Pupillo/Jack Sal dal titolo: Sapientia "itinerarium", a cura di Francesco Gallo (Mazzeo).

Informazioni

Comunicato stampa

Martedì 27 marzo 2012 alle 18:30 nella sede di Bibliothè Contemporary Art Gallery in via Celsa 4/5 - Roma, avrà luogo il secondo appuntamento del ciclo di mostre/incontri Ginnosofisti, realizzato in collaborazione con la Commissione Cultura di Roma Capitale. S’inaugura la doppia personale di Salvatore Pupillo/Jack Sal dal titolo: Sapientia "itinerarium", a cura di Francesco Gallo (Mazzeo).

Sospensione e accumulazione sono i temi fulcro del lavoro di Salvatore Pupillo che nella sua installazione alterna insiemi di quadri grandi e piccoli, sospesi a coppia o ammassati in verticale dentro una scatola-libreria


Appositamente concepita per dialogare con lo spazio di Biblothè, l'installazione di Jack Sal intitolata Haven / Earth, si avvale del libro come elemento concettuale depositario della memoria d’ogni cultura, simbolo della scienza e della saggezza, come del trascendente.

Su” Itinerarium, scrive Francesco Gallo nel suo testo: “All’inizio è una parola, eretica, ribelle, che fugge da tutto, da ogni rimugino, di fieno e di fiele, dando una voce, all’atroce silenzio, facendo alfabeto, dove c’è solo una grande astinenza, della memoria e della dissipazione, senza che un vento qualsiasi cancelli le tracce, un oblio annulli la mente, accarezzando così, con ruvido fiato, il luogo dei mille luoghi, dove non ci sono le cose, non c’è niente, in lungo ed in largo, in traverso, niente, neanche una mano che tenda una mano, un gesto che pretenda un gesto e noi lo chiamiamo caos [...]ma d’improvviso nasce qualcosa, una parola e ancora una parola, un’altra e poi si compone un pensiero, così comincia un discorso dimesso, diverso, avverso di andare e venire, breve, lungo, chiaro, contorto… non si sa, cosa sia e cosa voglia, spandendo segni, tondi, speranze, idoli e divini, come vini, come viti e niente si sa, su di esso, solo una porta per entrare, per ruotare e per uscire, c’è… c’è, ma bisogna trovarla, ogni volta”.

Il progetto Ginnosofisti. Denudati fino all’essenza, è incentrato sulla figura del ginnosofista, “il sapiente nudo”, come i greci antichi definirono i saggi Rishi. Comprende una serie di appuntamenti che, nel corso del 2012 (marzo/luglio e settembre/dicembre) e di parte del 2013, avranno luogo nella spazio espositivo di Bibliothè per sfociare in un convegno sul tema ed in una mostra collettiva presso l’IISF - Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli e, contestualmente, in alcune Sedi espositive istituzionali della Capitale.

Coordinato da Lori Adragna con Enzo Barchi, Ginnosofisti, è frutto della sinergia dei curatori (Lori Adragna, Maria Arcidiacono, Manuela De Leonardis, Francesco Gallo, Guglielmo Gigliotti, Iacopo Nuti) e di artisti - tra cui Enzo Barchi, Claudio Bianchi, Vito Bongiorno, Trina Boyer, Rupa Chordia, Teresa Coratella, Giancarlino Benedetti Corcos, Bruno Ceccobelli, Gianfranco De Micheli, Baldo Diodato, Stefania Fabrizi, Andrea Fogli, Uttam Karmaker, Emilio Leofreddi, Massimo Livadiotti, Ria Lussi, Swami Madhurya Ban Maharaja, Patrizia Molinari, Simona Morgantini, Chiara Mu, Gianluca Murasecchi, Luca Padroni, Anna Paparatti, Paola Parlato, Alberto Parres, Paola Princivalli, Salvatore Pupillo, Claudia Quintieri, Ramanuja, Jack Sal, Silvia Serenari, Fra Sidival, Naoya Takahara, Tarshito, Fiorenzo Zaffina.
Per ritrovare una spiritualità originaria, il ginnosofista, “il saggio vestito dal vento”, squarcia il velo delle apparenze, si libera dal superfluo e trascende le influenze del mondo materiale - come la totale identificazione con il corpo, la nazionalità e il credo. Allo stesso modo l’artista contemporaneo chiede di ritornare alla propria essenza. Rivendica la libertà di muoversi in un’ottica integralmente artistica come soggetto e non più come oggetto di mercato; spogliandosi dai condizionamenti delle fabbriche d'immagine e degli interessi economici, auspica di riappropriarsi della peculiare “creatività teurgica” orientandola alla conoscenza di Sé travalicando ogni confine geografico, religioso, culturale (lori Adragna).
Calendario prossimi appuntamenti:

17 Aprile 2012
Tripla personale: Claudio Bianchi | Bruno Ceccobelli | Gianluca Murasecchi
a cura di Guglielmo Gigliotti
8 maggio 2012
Doppia personale: Emilio Leofreddi | Patrizia Molinari
a cura di Manuela De Leonardis
21 giugno 2012
Doppia personale: Baldo Diodato | Chiara Mu
a cura di Lori Adragna

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Sintesi storica GIMNOSOFISTI: denudati fino all'essenza
L'incontro di Alessandro Magno con i saggi che la Grecia definì gimnosofisti fu uno dei più felici nella storia antica. Confermava ciò che di meraviglioso i viaggiatori che giungevano da oriente andavano dicendo sui brahmini indiani, alcuni dei quali vivevano in mezzo alla natura, in assoluta povertà, spogliati di tutto. La loro nudità non dipendeva né da fattori climatici né tantomeno, socioculturali, ma rifletteva una mirabile evoluzione coscienziale, che li aveva portati a spogliarsi del superfluo e a condurre uno stile di vita essenziale, all'insegna della purezza e dell'immenso amore di Dio verso tutte le creature. Negli ambienti filosofici della Grecia, quei saggi nudi divennero per tutti i ginnosofisti e rappresentarono un modello di vita soprattutto per gli stoici. Anche nei primi secoli dell'era cristiana il mito dei gimnosofisti continuò a propagarsi, rappresentando un ideale punto di riferimento per alcuni padri della Chiesa. Dal testo Il modo di vivere dei Brahmani, che sant'Ambrogio vescovo di Milano tradusse o fece tradurre dal greco, leggiamo: «Ho il cielo come tetto, la terra come letto. I fiumi mi versano da bere, la foresta mi provvede il cibo. Non mi nutro delle viscere degli animali, ma la natura provvidente mi porge tutti i suoi frutti come una madre offre il suo latte».
La mostra Gimnosofisti. Denudati fino all'essenza, desidera esprimere un'arte che, sul modello di quei grandi sapienti, metta a nudo il pleonastico della vita fino a coglierne l'essenza. (Iacopo Nuti)