Rodolfo Aricò – Uno sguardo senza soggezione

Milano - 13/11/2014 : 31/01/2015

Doppia mostra Uno sguardo senza soggezione, antologica di Rodolfo Aricò, l’artista milanese scomparso nel 2002 che, con la sua singolare coerenza inventiva, si è affermato come uno dei più originali protagonisti della seconda metà del XX Secolo per l’incessante rinnovamento del suo linguaggio espressivo in sintonia con le ricerche artistiche internazionali.

Informazioni

  • Luogo: LORENZELLI ARTE
  • Indirizzo: Corso Buenos Aires 2 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 13/11/2014 - al 31/01/2015
  • Vernissage: 13/11/2014 ore 18,30
  • Autori: Rodolfo Aricò
  • Curatori: Luca Massimo Barbero
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: martedì - sabato, ore 10.00/13.00 - 15.00/19.00. lunedì su appuntamento. Festivi chiuso
  • Biglietti: ingresso libero

Comunicato stampa

Giovedì 13 novembre 2014 alle ore 18.30 inaugura la doppia mostra Uno sguardo senza soggezione, antologica di Rodolfo Aricò, l’artista milanese scomparso nel 2002 che, con la sua singolare coerenza inventiva, si è affermato come uno dei più originali protagonisti della seconda metà del XX Secolo per l’incessante rinnovamento del suo linguaggio espressivo in sintonia con le ricerche artistiche internazionali


Il percorso espositivo è stato concepito come un iter unitario che mette in relazione due gallerie milanesi, Lorenzelli Arte e A Arte Invernizzi, per ricostruire, attraverso la scelta di opere fondamentali, l’attività dell’artista a partire dalla metà degli anni Sessanta sino agli inizi degli anni Novanta.

La mostra di Lorenzelli Arte esordisce con gli anni Sessanta che rappresentarono per Aricò un momento cruciale nella maturazione del suo linguaggio. In questo periodo prendono forma le Shaped Canvas, le tele sagomate “forme primarie oggetto di indagine al contempo spaziale, dimensionale e cromatica (…) configurazioni volutamente instabili e indefinibili” (Luca Massimo Barbero). Tra questi lavori spicca in mostra Loud (1965/66) -senz’altro il capolavoro di questo periodo- imponente opera costituita dall’unione di tele sagomate che assumono la valenza di archetipo e dove il colore si definisce attraverso una serie eterogenea di stesure che tradiscono l’apparenza di monocromia. E’ di questi anni la sua partecipazione alla Biennale di Venezia (1968) dove gli venne dedicata una sala. Per questa occasione Aricò concepì tre grandi opere ambientali due delle quali, Strutture assonometriche (per Danny n.1) e Strutture, sono esposte al pubblico ricreando parzialmente l’ambientazione veneziana dove rappresentavano il trionfo della pittura come spazio complesso, affatto annullato dalla struttura geometrica chiusa e dalla superficie definita che le ospitava.

La ricerca di Aricò matura nell’ambito di un dialogo internazionale di riduzione espressiva e costituisce, come afferma sempre Luca Massimo Barbero, “una riflessione squisitamente europea che si concentra sulle coordinate di rappresentazione e costruzione dello spazio”. Negli anni successivi infatti la sua analisi si foocalizza sulle diverse modulazioni strutturali ed espressive legate alle forme primarie, dedicandosi ad un tipo di indagine non solo spaziale ma anche dimensionale e cromatica che si esplica in configurazioni volutamente instabili e indefinibili, come emerge nell’opera Prospettiva per Paolo Uccello (1970), una reinterpretazione della sua visione umanistica della storia dell’arte e degli archetipi dell’architettura. Appena due anni dopo dipinge il lavoro estremamente significativo Blues (1972) che apre alle successive esperienze pittoriche degli anni 70 di cui è esempio Cat De A 4 Mentale A (1973).

Il decennio successivo rappresenta per Aricò uno snodo fondamentale che lo conduce ad una dimensione sempre più lirica. Le tele di questo periodo sono strutturate in maniera meno definita geometricamente e preludono alla progressione degli anni Novanta in cui la cognizione della tensione vitale accentua in lui la necessità di trascrivere in pittura la totalità dell’assoluto in una relazione con lo spazio sempre più fisica e corporale. Alla variazione della sagomatura corrisponde anche una diversa stesura del colore, molteplice e irregolare e molto più intensa come si può vedere nelle grandi tele Fuori posto buio (1990), Poligono scuro (1990) e Dentro il Blu (1993) che chiudono il percorso della mostra. In questi ultimi drammatici lavori le diverse modulazioni tonali vengono graffiate ed attraversate da linee irregolari e spezzate e si fa sempre più intensa la sensazione che il colore, pur mostrandosi in modo evidente, voglia nascondere qualcosa, come se queste opere fossero sospese in bilico nella descrizione tragica dell’uomo.

In occasione della mostra verrà pubblicata una monografia bilingue a cura di Luca Massimo Barbero, con la riproduzione delle opere esposte e un aggiornato apparato bio-bibliografico.