Robert Barry / Melissa Kretschmer

Napoli - 06/04/2018 : 19/05/2018

La Galleria Alfonso Artiaco è lieta di annunciare l’inaugurazione della quarta mostra di Robert Barry (le precedenti nel: 2007, 2011, 20124) e la terza mostra di Melissa Kretschmer (le precedenti nel 2008, 2011).

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA ALFONSO ARTIACO
  • Indirizzo: Piazzetta Nilo 7 80134 - Napoli - Campania
  • Quando: dal 06/04/2018 - al 19/05/2018
  • Vernissage: 06/04/2018 ore 19
  • Autori: Melissa Kretschmer, Robert Barry
  • Generi: arte contemporanea, doppia personale
  • Orari: Tuesday - Saturday 10 am / 7 pm

Comunicato stampa

La Galleria Alfonso Artiaco è lieta di annunciare l’inaugurazione della quarta mostra di Robert Barry (le precedenti nel: 2007, 2011, 20124)

Robert Barry è nato a New York nel 1936 ed è considerato uno dei primi e più importanti esponenti dell’arte concettuale. Intorno alla metà degli anni ’60, con i suoi quadri di matrice minimal, Barry elegge ad elemento primario della sua operazione artistica l’indagine dello spazio attorno al quadro oltre che dentro il quadro stesso, così come la sua collocazione nel contesto espositivo

L’artista interroga i limiti e la natura stessa della percezione, le possibilità dei nostri sensi in rapporto con elementi spesso sconosciuti e intangibili. Da sempre, è per lui, proprio l’atto stesso di percepire, più che l’oggetto della percezione, ad essere interessante e significativo.

Dopo i primi anni di sperimentazione dove l’artista utilizza i più diversi mezzi (suoni ultrasonici, gas inerti e magnetismo) per condurre la sua ricerca artistica, agli inizi degli anni ’70 Barry decide di focalizzarsi sulla parola come veicolo unico di significati e strumento privilegiato di comunicazione.
Celebre ed esplicativa in questo senso la sua frase: “L’arte è linguaggio ed ha luogo nel linguaggio.” Quest’ultimo è quindi inteso come un insieme di simboli arbitrari che combinati secondo regole precise divengono universali, permettendo il passaggio di significati ogni qualvolta è in atto un processo di comunicazione.

La parola può essere dipinta su tela o su muro, stampata su carta, proiettata in diapositive o scolpita. Fondamentale per l’artista è l’attenzione riservata alla spazializzazione della parola, la relazione che si viene a creare tra questa e il vuoto che c’è intorno.
Lo stesso Barry nel 1968 diceva: “Il nulla mi sembra la cosa più potente al mondo.” Il linguaggio è quindi usato in termini riduttivi assolutamente semplici, spesso tautologici ma allo stesso tempo molto evocativi e rarefatti. L'artista attinge a una lista sempre in crescita, di natura generale, per costruire il suo lavoro verbale.

Davanti a una grande varietà di significati e significanti, la costante fondamentale di tutta la sua ricerca resta il fatto che tra la sua mente e lo sguardo del pubblico avviene un passaggio di sole idee e concetti, non di messaggi prestabiliti e intenzionali: un punto di arrivo e uno di partenza che diviene il vero motore creative del suo lavoro.
L’appropriazione del messaggio da parte dello spettatore avviene a più riprese: in un primo momento c’è la decodificazione delle parole che singolarmente si leggono, si seguono con lo sguardo le linee create dalla loro posizione. In un secondo momento, facendo un passo indietro si riesce a considerare l’opera nella sua totalità osservando il contesto in cui essa è inserita e la relazione che instaura con l’ambiente circostante. Dopo di che, riavvicinandosi nuovamente sono le parole centrali ad attirare l’attenzione: scorrendo ogni curva di ogni singola lettera ci si sposta dallo spazio centrale alle parole incomplete che sembrano proseguire al di fuori del supporto stesso, permettendo quindi allo spettatore di creare una conclusione personale. Come fossero frammenti dell’inconscio.

Interessante spunto di riflessione finale la citazione della celebre critica d’arte Americana Lucy Lippard: “Barry non lavora con le parole: comunica delle condizioni.”

Robert Barry nasce, vive e lavora a New York.
I suoi lavori fanno parte delle collezioni permanenti dei maggiori musei e fondazioni del mondo inclusi Museum of Modern Art, New York; Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington, DC; Solomon R. Guggenheim Museum, New York; Musée d’Orsay, Parigi; Whitney Museum of American Art, New York; Musée National D’Art Moderne, Centre George Pompidou, Parigi; Museum of Contemporary Art, Los Angeles e la National Gallery of Art, Washington, DC.

La galleria Alfonso Artiaco è lieta di annunciare la terza mostra di Melissa Kretschmer (le precedenti nel 2008, 2011).

I dipinti di Melissa Kretschmer si trovano ad esistere in quell’affascinante incrocio tra la scultura a la pittura, dove l’interazione dei due elementi consente loro di trovarsi contemporaneamente su un unico piano e in un unico spazio.
I lavori sono focalizzati tanto sull'interno quanto sulla superficie e sul supporto dell’opera stessa. Con un'ampia varietà di materiali, il lavoro della Kretschmer riconfigura i confini predefiniti della pittura.

In mostra vengono presentati undici nuovi lavori che ripercorrono la ricerca formale da tempo intrapresa dall’artista. Processo e materiali sono i mezzi attraverso i quali il suo lavoro viene generato e sviluppato. Nello sviluppo creativo dell’opera non esistono schizzi o schemi preliminari ma lascia che sia il lavoro a svilupparsi da sé, prendendo spunto dagli stessi materiali.

Cera, grafite, carta e compensato sono i mezzi generalmente prescelti, segatura e taglio invece i nuovi elementi d’intervento introdotti. L’opera, generalmente parte da un compensato comune sul quale l’artista costruisce vari strati con fogli sovrapposti di pergamena e gesso lavato così da ricavarne una superficie delicata e traslucida.
Quest’ultima viene successivamente tagliata e scavata affinché i diversi strati sottostanti combinati con interventi di colore e struttura, possano manifestarsi in tutta la loro profondità e varietà formale. Quindi, l’artista inverte il processo tornando indietro nell'opera per rivelarne sia la superficie originale del legno che i bordi interni.

“M’interessa l'interazione tra la sottigliezza molto delicata, quasi nascosta, e la grettezza di una superficie scavata”

Centro focale della ricerca artistica della Kretschmer sono due elementi formali storicamente “marginali” ma che per lei divengono al contrario, elementi centrali da mettere in risalto: i margini del dipinto e l’interno della superficie sulla quale questo è trasportato. L’artista americana si chiede innanzitutto perché, se i bordi dei lavori sono così importanti, non metterli al centro del lavoro? E in secondo luogo, dato per assodato che le questioni del supporto e della superficie sono tematiche ampiamente trattate al centro della pittura astratta, perché non focalizzarsi sull’interno di entrambi? La superficie ha a che vedere con quello che risiede al di sotto. E’ sagomata, colorata e texturizzata dalla sua stessa fisicità, che sia essa sottile o spessa, visibile o meno. Ciò che accade in superficie inizia dal suo interno.

L’artista non si definisce mai soddisfatta o convinta dalla semplice dicotomia tra “superficie e supporto”. Ha sempre sentito la presenza di qualcosa d’altro, di più, che l’esperienza fosse potenzialmente più complessa e piena di quanto non veniva mostrato. C’è una profondità letterale e fisica del dipinto, che inevitabilmente arricchisce e accentua la profondità percepita. "Quello che succede sulla superficie inizia in profondità". (Melissa Kretschmer)



Melissa Kretschmer nasce nel 1962 a Santa Monica (California). Vive e lavora a New York.
Kretschmer ha conseguito un MFA all'Art Center College of Design di Pasadena.
Il suo lavoro è stato ampiamente esposto fin dai primi anni '90. E’ stata protagonista in diverse mostre museali, da segnalare quelle al Boulder Museum of Art, in Colorado; Frederick R. Weisman Art Foundation della Pepperdine University, Malibu, California; e il Museo PS1, Long Island City, New York.
Attualmente è presente in Painting After Postmodernism: Belgium - Italy - USA, a cura di Barbara Rose, in mostra alla Reggia di Caserta.