Ricerche e Tendenze

Castellanza - 22/01/2012 : 12/02/2012

Una rassegna dedicata alla fotografia contemporanea, presentando il lavoro di autori che con i loro progetti segnano il confine tra la fotografia documentaria e quella di ricerca artistica, da cui emerge una visione più intima e provocatoria, che esplora altre vie espressive.

Informazioni

Comunicato stampa

RICERCHE E TENDENZE
Fotografia Italiana Contemporanea
22 gennaio – 12 febbraio 2012

L’Archivio Fotografico Italiano, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del comune di Castellanza (Va) e dell’Amm.ne Provinciale di Varese – Assessorato al Marketing Territoriale, organizza dal 22 gennaio al 12 febbraio 2012, negli ampi spazi della storica Villa Pomini di Castellanza (Va), una rassegna dedicata alla fotografia contemporanea, presentando il lavoro di autori che con i loro progetti segnano il confine tra la fotografia documentaria e quella di ricerca artistica, da cui emerge una visione più intima e provocatoria, che esplora altre vie espressive


Un impegno ricorrente che vede l’Archivio Fotografico Italiano sempre in prima linea nella promozione della fotografia d’autore, e dei giovani fotografi e artisti, incoraggiando un costante dialogo tra le vecchie e le nuove generazioni e favorendo così uno scambio continuo di esperienze.
Di seguito gli autori e i progetti selezionati:


STEFANIA ROMANO
VOYAGE PRIVÈ

Una fotografia è insieme una pseudopresenza e l’indicazione di un’assenza.
Susan Sontag
L’emozione di un evento, una presenza riflessiva e silenziosa, l’essenza vitale di un oggetto. Una ricerca “spirituale” che si muove tra la realtà tangibile, materica e la bellezza, a tratti melanconica, di una parentesi che diviene arte pura. Un’idea che vibra, si materializza in un disegno mentale, e si trasforma per mezzo di uno strumento “semplice” in atto reale, portato avanti con una sacralità progettuale e fattiva, rivelando i segreti del proprio occhio. Stefania Romano mette in scena la sua idea, il suo mondo, riuscendo a creare una pulsione emozionale in un riuscito equilibrio tra la verità e la bellezza. Le sue abitudini percettive sono elementi del codice adoperato come mezzo per strutturare la sua visione. Immagini che ritornano ad un’essenza compiuta, autentica. Atmosfere rarefatte, oniriche, in cui una donna è in attesa, con una valigia, suo corredo simbolico, dentro cui racchiudere e conservare; un mondo, nel suo concetto simbolizzato di legame con ciò che si lascia, ed immagine archetipica della totalità della psiche; e dei cartigli che fuoriescono, calendari, temi astrali, memorie. 21 dicembre 2012 è il soggetto di questa ricerca, l’attesa di un cambiamento che investirà l’intera umanità, verso una possibile radicale trasformazione in senso spirituale. In un linguaggio simbolico, crea delle realtà dondolanti, in cui tutto temporeggia nell’attesa della fine di un tempo. Il senso di transitorietà investe la composizione, dove la figura femminile appare come una possibile viaggiatrice attraverso quello che sarà. In questo passaggio tra la fine di qualcosa e l’inizio di qualcos’altro, Stefania indaga le inquietudini legate alle previsioni che aleggiano nell’etere, mettendo in scena un ironico gioco di riflessioni dell’essere umano su come salvarsi da una fine, o di cosa potrebbe essere utile portare con sé. Nascono così fotografie allegoriche, ricche di dettagli, dove, abbandonato l’offuscamento del precedente periodo, ritorna col colore, creando composizioni dove l’arte fotografica diviene arte pittorica, dove le stesse componenti dell’immagine vengono sublimate, svincolando la mente dalla fisicità del realismo fotografico. (Laura Francesca Di Trapani)
Ognuno di noi è il risultato della propria biografia. La mia mi ha portato ad avere una visione leggera delle cose, ma non superficiale. Nella città in cui sono nata ed in cui vivo ho sempre notato una certa tragicità teatrale ad esprimere le emozioni che si risolve spesso in goffaggine, alla quale via via mi sono abituata. E’ venuto fuori così il mio mondo parallelo dove tutto accade, alle volte tragico ed alle volte grottesco come il mio vissuto, ma sempre leggero come le mie riflessioni che divengono lievi lasciando un’impronta, come fosse la traccia che resta dei sogni al mattino. Qualunque situazione, sia semplice che complessa, può essere raccontata con leggerezza.
La fotografia ritengo sia il medium che più verosimilmente rappresenti la realtà. E' la motivazione per cui scelgo di lavorare tradizionalmente, non in digitale. Non ci sono manipolazioni, o fotomontaggi realizzati con appositi programmi, ma agisco prima della stampa direttamente sul negativo.
Molto spesso costruisco io i costumi o gli accessori che servono, o comunque modifico sempre qualcosa di preesistente che magari ho in precedenza acquistato. Costruisco la scena a tutti gli effetti prima dello scatto. Sto molto attenta al trucco, alla luce, al taglio, nulla deve far pensare che sia un montaggio scenico. Il luogo dove scatto infatti è assolutamente reale.
Rubo al teatro la luce che illumina il protagonista che scelgo attentamente in base a ciò che devono rappresentare. Ecco perché alle volte io stessa poso.
Stefania Romano nasce a Palermo nel 1975. Nel 2000 consegue la Laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo e comincia la sua ricerca artistica utilizzando come medium la fotografia.
Ben lontane da ogni tipo di reportage o di documentazione, le sue foto sono solo l’ultimo stadio di un lento lavoro di elaborazione concettuale ma anche realizzativa, veri e propri tableaux vivants costruiti con la creatività di una scrittrice. Attiva nel panorama nazionale ed internazionale dal 2003, l’artista collabora con la galleria Antonio Colombo Arte Contemporanea di Milano.

FRANCESCA DELLA TOFFOLA
THE BLACK LINE SERIES

“The black line series” è un viaggio immaginario tra le pieghe dell’anima.
L’autrice attraversa luoghi reali e immaginari, comunica con gli oggetti, le pareti, gli angoli creando una profonda fusione tra se stessa e l’ambiente. Gli spazi sembrano piegarsi al suo volere acquistando una nuova dimensione temporale dove indagare desideri, cicatrici, moti dell’animo. Un’antologia di componimenti fotografici, metalinguistici dove la progettualità lascia grande spazio alla visione del colore. Il colore, dapprima protagonista nella sua pienezza, con il progredire dei racconti sembra scolorare quasi trasparire. Caratteristica del lavoro è il ritmo scandito dalla linea nera che unisce le immagini e crea nuove sequenze.
La black line è una parte di pellicola non esposta alla luce, un pezzo di realtà che non esiste ma che qui si mostra nella sua assenza, con il suo vuoto. La black line è una pausa, un pensiero inespresso.
La ricerca sulla linea nera è il filo conduttore che lega le immagini dei lavori presentati in questa sede: “Stanze”, “Pelle a pelle, seguendo le tracce del tempo e “Immobili evasioni dalla scatola del rigurgito emotivo”.
Afferma l’autrice: “Mettere insieme due immagini è un atto di raccontare, voglio spingere il lettore a trovare una storia, una coincidenza che lo renda partecipe dell’immagine. Nel mio percorso la linea nera muta, si trasforma, è in evoluzione. Prima elemento di unione, poi “orizzonte speculare” dove spazio e tempo appaiono dilatati. Tutto è immobile. La linea si scolora e confonde il sotto con il sopra, il prima e il dopo. Ora sequenza spezzata, ora custode di passaggi invisibili”.
Una ricerca metalinguistica sulla fotografia, quella della black line che nei tre lavori esposti, realizzati tra il 2005-2007, si evolve in particolare nell’interesse verso l’autoritratto. “Le fotografie sono espressione del mio modo di sentire, rimandano continuamente al mio vissuto. Non solo utilizzo spazi e oggetti conosciuti ma il corpo stesso. Lavorare con l’autoritratto porta la persona ad un coinvolgimento con l’atto del fotografare che va ben oltre lo scatto, si crea una specie di “relazione” tra se stessi, il luogo e la macchina fotografica che la cattura. Non so cosa apparirà, certo posso immaginarlo ma vederlo è sempre una scoperta: c’è lo stupore ogni volta. L’autoritratto mi permette di entrare, di dialogare con gli spazi, di giocare con il tempo, di avere uno sguardo doppio: dentro e fuori l’immagine”.
Francesca Della Toffola nasce a Montebelluna (TV) il 19 ottobre 1973.
Si laurea in lettere, a Venezia, con la tesi “Sulla soglia dell’immagine: Wim Wenders fotografo”. Dopo un iniziale interesse verso la macrofotografia e i particolari, inizia a esplorare il linguaggio fotografico: la ricerca sui materiali, la scoperta della linea nera e la riflessione sull’autoritratto.
Ha esposto in diverse manifestazioni fotografiche e gallerie. Nel 2005 viene selezionata per l’evento “Bordeline”, progetto collaterale alla Biennale di Arti Visive di Venezia, con la serie “S/Legami”. Nello stesso anno vince il Premio Giovane Autore all’Internazionale di Fotografia di Solighetto con il lavoro “Stanze”. Nel 2006 realizza uno dei suoi lavori più emblematici per spettro linguistico di significanti e significati: “Pelle a pelle-seguendo le tracce del tempo”, mostra esposta a Villa Onigo di Trevignano e al Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena (AR). Nel 2008 partecipa alla Biennale di Fotografia Contemporanea Internazionale della città di Jinan (Cina) dove vince il Premio Internazionale di fotografia Creativa con “Pelle a pelle”. In particolare nel 2009 presenta presso gli Spazi Bomben di Treviso “The black line series” e a Montebelluna alla Barchessa di Parco Manin la mostra “Insight – Immagini dall’inconscio”. Nel settembre dello stesso anno è la pubblicazione del libro “THE BLACK LINE SERIES” edito da Punto Marte. Nel 2011 partecipa alla rassegna “Padova Aprile” con “Evasioni della pelle” e nello stesso mese è protagonista della mostra “Il corpo e lo spazio” presso Villa Visconti d’Aragona di Sesto San Giovanni, Milano. L’anno si chiude con la personale INCURSIONI nella Sala Espositiva “Virgiglio Carbonari” a Seriate (BG).
Attualmente lavora come fotografa ed insegnante di fotografia a Treviso. Sue fotografie fanno parte di collezioni private e pubbliche tra le quali l’Archivio Zannier e l’Archivio Storico Fotografico della Galleria Civica di Modena.

DANIELE INDRIGO
Terre | Sogni – MISTICI ORMEGGI
Fine art photo landscapes

In mostra una selezione di vedute in bianco e nero di Daniele Indrigo, fotografo che negli ultimi anni si è fatto apprezzare per la preziosissima resa fineart di immagini ricche di grande attrazione emotiva ed estetica. La raccolta è tratta dal suo catalogo artistico intitolato Terre | Sogni, un album di magnifici paesaggi presentati in una sorta di “viaggio virtuale” lungo straordinari scenari catturati in terre vicine e lontane. Questo progetto, avviato nel 2004 e presentato per la prima volta nel 2008, è trattato come un work-in-progress continuamente arricchito da nuove opere, ideate con l’intento di accompagnare il visitatore attraverso spazi e silenzi carichi di poesia.
I ‘Mistici ormeggi’ sono i relitti del Tempo o le curiose pause nel respiro della Terra, che si aprono davanti allo sguardo del fotografo nel suo vagare tra il mare e le brughiere dell’antica Britannia, dove i ruderi di un remoto maniero potrebbero essere cassero o prua di nave abbandonata in secca, come i veri relitti che affiorano dalle sabbie dei Mari del Nord, mentre scogliere sferzate dal vento si protendono al largo doppiando fari lontani. E ancora montagne che si specchiano nell’acqua cristallina quasi ‘ormeggiate’ in attesa di salpare altrove, nuvole casualmente impigliate in cime tempestose o laghi finiti tra le curve di dolci colline come portati improvvisamente dal vento. Lo sguardo vede il paesaggio e ne restituisce la spettacolare bellezza, ammantata di silenzio; la mente corre a svegliare ricordi o costruire nuove emozioni. L’Arte fiorisce nei ‘mistici ormeggi’ dell’anima.

Nato nel 1965, Daniele Indrigo fotografa dal 1996. Oggi lavora esclusivamente nel metodo digitale, scattando ogni foto con particolare cura ed elaborandola successivamente con pazienti e raffinati interventi di sviluppo di “camera chiara”. Dal 2003 predilige il genere del paesaggio naturale, che tratta e stampa con la tecnica fineart in bianco e nero inkjet ai pigmenti di carbone, suo principale mezzo espressivo. Inoltre, più recentemente, si sta dedicando allo studio di immagini d’architettura e di dettagli d’arte storica o di archeologia, colti quasi in una loro segreta dimensione di vita interiore. Anche nella sperimentazione di questi nuovi temi Indrigo tratta l’aspetto compositivo e chiaroscurale con una peculiare nitidezza, restituendo allo sguardo ogni più piccolo dettaglio della scena fotografata.
Il progetto Terre|Sogni, avviato nel 2004, è stato esposto dal 2008 in diverse raccolte per mostre personali in Italia e Slovenia. Suo particolare interesse è anche quello delle arti in palcoscenico, spazio dove catturare l’espressività di volti e corpi in movimento per trasmetterne un preciso segno emotivo ed estetico, piuttosto di una semplice cronaca foto-giornalistica.
Dal 2010 condivide i progetti artistici ed espositivi di un gruppo di fotografi del Friuli Venezia Giulia che annovera alcune delle personalità più significative di questa regione - e note a livello nazionale ed internazionale - nel campo della fotografia d'arte e di ricerca, dell'editoria, dello scatto industriale e di documentazione del territorio.
Quando non è in viaggio alla scoperta del mondo, Daniele Indrigo vive e lavora a Sacile, storica “terra di mezzo” tra Veneto e Friuli e giardino della Serenissima.
Ha esposto in importanti spazi in Italia e all’estero, e pubblicato sue immagini su cataloghi, libri e riviste del settore.

EMILIO TOVAGLIERI
FEMME

Emilio Tovaglieri è un autore che non ama mostrarsi ma comunica per mezzo delle proprie immagini.
La sua fotografia si pone nel solco della tradizione moderna, con un approccio che lo porta a un rigore stilistico preminente nelle sue opere, sempre dai forti contrasti e dalle intense luminosità con graduali passaggi cromatici.
Emilio ha alle spalle una lunga esperienza come artista che ha plasmato inevitabilmente il suo senso estetico, liberando rappresentazioni creative e comunicative. Le sue composizioni sono caratterizzate da una vigorosa valenza simbolica che si esprime attraverso la figura femminile, ricercando fisionomie grevi e stridenti, e insieme dissacranti e seducenti.
Un linguaggio figurato affascinante e sfuggevole, che attrae e nel contempo respinge, mettendo in relazione il corpo umano con la bellezza e la grazia, senza vittimizzazioni e ipocriti concetti ideologici che pervadono questo genere fotografico.
Immagini vibranti di sensualità latente, che paiono come una necessaria e insaziabile esigenza dell’autore di ritrovare una turgida vitalità negli sguardi ammiccanti dei soggetti, che riprende nelle più diverse location, mantenendo un unicum sostanziale, quello di emanare fascino, sex appeal e passionalità, in un continuo gioco di sguardi e di complicità che la luce avvalora. Stampe fine art dalla trama porosa, che esaltano gli impulsi. (Claudio Argentiero)


Iniziative correlate:

Venerdi 27 gennaio 2012 – ore 21,15
Videoproiezione: Parliamo di grandi Fotografi - relatore Claudio Argentiero

Domenica 29 gennaio 2012 – ore 10-13 / 15-18
Corso di Lightroom - condotto da Luca Cicchello
E’ necessario iscriversi contattando: Fabio Preda T. 348.9642260 / e-mail: [email protected]

Domenica 29 gennaio 2012 – ore 15-18
Lettura dei Portfolio - selezione di autori a cura di esperti A.F.I.
E’ necessario iscriversi contattando: Fabio Preda T. 348.9642260 / e-mail: [email protected]

Venerdi 10 febbraio 2012 – ore 21,15
Chiacchierando di fotografia d’autore
Proiezione e commenti - relatore Claudio Argentiero


Dettagli dell’iniziativa:
Inaugurazione: domenica 22 gennaio 2012 ore 17
Villa Pomini – Via Don Luigi Testori, 14 – Castellanza (Va)
Orari di visita: venerdi e sabato 15-19 / domenica 10-12 / 15-19 – Ingresso libero

Comunicazione:
Claudio Argentiero T. 347-5902640 / e-mail: [email protected]
Sito web A.F.I.:
A.F.I. : www.archiviofotografico.org
e-mail: [email protected] fotografico.org