Ri-Nascere

Biella - 23/11/2013 : 26/01/2014

Il Museo del Territorio ospita una prestigiosa mostra di arte sacra che spazia dall’antico fino al più stretto contemporaneo.

Informazioni

Comunicato stampa

Il Museo del Territorio ospita una prestigiosa mostra di arte sacra che spazia dall’antico fino al più stretto contemporaneo.
Il 2013 è l’anno della prima partecipazione alla Biennale di Venezia del padiglione della Santa Sede; questa straordinaria novità ci spinge a confrontarci sul ruolo dell’arte contemporanea rispetto al sacro, su come poter instaurare un dialogo su un tema da troppo tempo trascurato. Per secoli l’arte è stata veicolo di messaggi di grande spiiritualità, la vera sfida oggi è creare opere d’arte da contemplare per ricercare il trascendente o la verità nella bellezza


La mostra è suddivisa in tre sezion: arte sacra antica con opere quali la Madonna con il bambino del Francia e la Crocifissione del Lanino oltre a rari e preziosi ostensori e reliquiari del Museo di Oropa; arte sacra contemporanea con le opere di artisti quali Azuma, Carroll, Casorati, Coletta, Fallini, Fontana, Marchelli, Mondazzi, Nagasawa, Paladino, Rouault, Zorio e, in ultimo, giovani artisti a confronto con il tema della rinascita come Arecco, Gatti, La Rosa, Novello e Zanardi.

Il tema del nascere/rinascere ha attraversato tutta la storia dell’umanità. Sarebbe dunque impossibile anche solo delinearne alcuni tratti, affrontarne i punti salienti, prestandosi ad ampie e infinite riflessioni di carattere filosofico, teologico e antropologico. In questo senso, la mostra si pone come un luogo ricco di suggestioni, di frammenti che, ben lungi dal definire un percorso organico ed esaustivo, vuole offrire spunti, che si rimandano spesso tra loro senza soluzione di continuità, momenti di riflessioni che potranno essere poi rielaborati dallo spettatore nel proprio cammino personale. Così l’esposizione di Biella vuole diventare un luogo in cui si medita sugli interrogativi dell’uomo, di fronte al senso più profondo del nascere, del morire, del soffrire. Uno spazio in cui confrontarsi, in definitiva, con se stessi.
Le opere in mostra affrontano queste tematiche secondo diverse prospettive, dalla nascita di Cristo alla sua morte, per giungere alla risurrezione. Un buon nucleo di splendide opere antiche, che si collocano tra i secoli XIV e XVIII, provenienti dal Museo di Oropa, si incentrano sui misteri di nascita e di morte di Gesù. Le diverse scene della Natività e della Crocifissione, alcune di carattere popolare, altre frutto di committenze colte e ricche, appaiono in molte opere come ostensori, pastorali, reliquiari. Sono lavori di grande impatto visivo, dovuto anche alla presenza di numerosissime pietre preziose.
Alcuni lavori, soprattutto di arte moderna e contemporanea, riflettono specificamente sul tema della morte, come passaggio verso un oltre, come apertura a una luce, a una speranza di risurrezione. Sono per la maggior parte opere legate al tema della Croce. Da quella di Kenjro Azuma, in cui le braccia della croce si ripiegano su se stesse, come per significare un abbraccio del mondo, a quella di Pietro Coletta, in cui un filo di rame che lentamente si libera dalle viscere della terra, quasi vibrando nello spazio, come per salire verso il cielo, lascia presagire nel suo slancio verso l’alto l’evento della risurrezione; da quella di Mario Fallini, in cui i rocchetti di vetro crepati che compongono la croce suggeriscono lo squarcio del velo del Tempio, annullando in questo modo la separazione tra sacro e profano, alla croce «povera» di Mirco Marchelli, che si presenta quasi fosse una sindone composta di teli, sui quali sono inscritte le diverse croci della storia; dai «pali» di Marcello Mondazzi che, giustapposti gli uni sugli altri, formano una croce, diventando, in questo modo, simboli della violenza dell’uomo contro l’altro uomo, in quanto l’essere umano fa loro uso per colpire il proprio fratello, a quella di Mimmo Paladino che riflette invece sulla tematica tradizionale del Christus patiens, consegnandoci una commovente interpretazione, secondo la quale le braccia lunghissime di Cristo sembrano abbracciare tutti i popoli della terra. Se da un lato la croce è stata interpretata, soprattutto nel passato, come un luogo di «gloria» divina, dall’altro è invece rappresentata come un evento che definisce un dramma, un abbandono, un simbolo del dolore dell’uomo, di fronte alla solitudine della morte. Solenne e al tempo stesso drammatico è il crocifisso di Georges Rouault. L’artista francese presenta un Cristo dolente tra Maria, Giovanni e la Maddalena, simboli di un’umanità che attende dalla croce riscatto, redenzione. Una nuova vita.
Sul tema del nascere ci si affida soprattutto a opere simboliche legate da un lato al tema della luce, come gli specchi luminosi dell’artista americano David Simpson, il quale, realizzando superfici iridescenti, sempre mutevoli e provvisorie variando allo scorrere del giorno, riprende il tema di Dio come luce inafferrabile, o all’idea dell’attraversare, come il concetto spaziale di Lucio Fontana che, bucando la tela, lascia intravedere un oltre, un infinito a cui ogni uomo è chiamato. Dall’altro lato, con l’artista di origine australiana Lawrence Carroll, presente alla Biennale di Venezia del 2013 nel neonato padiglione della Santa Sede, si esplora l’idea del ri-nascere, a partire da materiali gettati e poi recuperati, in vista di essere salvaguardati, protetti, custoditi: ciò che è stato scartato può risorgere, rinascere, grazie al gesto dell’artista. All’idea della nascita sono poi accostate alcune Natività antiche, che mostrano come il tema della nascere sia stato affrontato in ambito cristiano. Così a uno splendido dipinto di Giacomo Francia, in cui è presentata una bellissima Madonna con bambino, sviluppando quei temi cari all’iconografia religiosa del Rinascimento, attraverso la presentazione della sacra famiglia negli spazi della Natura, come simbolo della riconciliazione tra uomo e cosmo grazie all’Incarnazione, o alla preziosa tavola di Lorenzo Costa sono accostate un bozzetto di Felice Casorati e un’incisione di Henri Matisse: splendide maternità che, con linguaggi completamente diversi, presentano con grande delicatezza e tenerezza un mondo ricco di affetto, di amore. Sono come inni alla fiducia a cui l’uomo è chiamato a vivere per vivere, a partire dall’abbandono di un bimbo nelle braccia della madre. Significativa è infine la presenza di alcuni giovani artisti, come Francesco Arecco, Massimiliano Gatti, Daniela Novello, Marco La Rosa e Serena Zanardi, che si sono cimentati sul tema della nascita.
La mostra inizia con una splendida opera di Antonio Fontanesi dal titolo “Sera” che mostra una donna in preghiera: per potere intraprendere un cammino attraverso quanto caratterizza più in profondità l’essere dell’uomo, la dialettica nascita/morte occorre una sosta, una meditazione. Un rientrare in se stessi, per compiere il viaggio della vita.