Raul Gabriel – Topos-Tomie

Perugia - 06/06/2012 : 15/07/2012

Un progetto espositivo basato sulla lettura comune di due identità, quella della città e quella del corpo umano.

Informazioni

  • Luogo: FONDAZIONE UMBRA PER L'ARCHITETTURA
  • Indirizzo: Piazza Danti, 28 – 06123 - Perugia - Umbria
  • Quando: dal 06/06/2012 - al 15/07/2012
  • Vernissage: 06/06/2012 ore 20.30
  • Autori: Raul Gabriel
  • Curatori: Paolo Bolpagni
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Patrocini: Dall'Ordine degli Architetti e dall'Ordine degli Ingegneri di Perugia

Comunicato stampa

TOPOS-TOMIE
Il corpo della città

a cura di Paolo Bolpagni


Raul Gabriel è nato in un sobborgo di Buenos Aires nel 1966. Arriva in Italia molto giovane

Dopo un periodo dedicato alla sperimentazione in musica, e un lungo viaggio a Santa Fé di Bogotà, alla fine del 1998 le arti visive diventano il fulcro della sua ricerca, e lo portano prima a Milano, quindi a Londra, dove in pochi anni realizza molte mostre in gallerie private e spazi pubblici, delineando un percorso che, avendo come nucleo centrale il tema del corpo e dell’identità biologica della realtà e dei suoi processi di mutazione, si declina in varie e differenti strutture estetiche e forme artistiche.



TOPO-TOMIE è un progetto espositivo basato sulla lettura comune di due identità, quella della città e quella del corpo umano. Questa prospettiva apre a interpretazioni sulla dimensione fisiologica, quasi ormonale, della città e al tempo stesso sulla dimensione architettonica del corpo. È l’apertura verso una riunificazione, o quanto meno una comparazione dei saperi.
Quindi si traccia un parallelo tra anatomia e topografia, tra dissezioni e assonometrie, tra edifici e organi del corpo umano, alla luce di un comun denominatore che è quello delle arte visive: il segno.
La sintassi dei ritmi, degli addensamenti, delle espansioni, dei frazionamenti, delle linee di forza della città e del corpo umano finiscono per rivelarsi omogenee nell’opera di Raul Gabriel.
La somiglianza tra corpo e tessuto urbano quindi non è semplicemente “concettuale”, o metafora simbolica. È un’attinenza molto più innervata, che interessa la strutturazione delle due dimensioni: una vera questione linguistica trasversale e a tratti intercambiabile, che apre a una visione unitaria dei progressi cognitivi e progettuali.
Nel momento in cui città e corpo si traducono in “scrittura” (gestuale e segnica), automaticamente generano un codice, una forma di crittografia che si propone alla decodifica. Lo stesso processo di decodifica genera un altro codice, e così via.
L’identità del reale si esplica nella mostra come un costante nascondimento nel momento del palesarsi. Questo genera il processo vivo della costante e fatalmente inevitabile ricerca.