Ramon Feller – Das Be ist B

Lugano - 11/07/2014 : 02/08/2014

Il nuovo progetto espositivo della rada non si svolge a Locarno, ma a Lugano, presso lo spazio espositivo Sonnenstube, nato da poco in via Canonica, ma già resosi noto per qualità ed interesse dell'offerta culturale.

Informazioni

Comunicato stampa

Il nuovo progetto espositivo della rada non si svolge a Locarno, ma a Lugano, presso lo spazio espositivo Sonnenstube, nato da poco in via Canonica, ma già resosi noto per qualità ed interesse dell'offerta culturale.
Si tratta dell'esposizione personaleDas Be ist Bdi Ramon Feller (1988), giovane artista operante a Berna e vincitore nel 2013 del premio Kiefer-Hablitzel. E' questa la sua prima esposizione in Svizzera italiana e per essa Feller ha realizzato cinque nuove installazioni cinetiche, anche di dimensione rilevante


L'esposizione, nel suo insieme, muterà aspetto man mano, dall'inaugurazione della sera di venerdì 11 luglio fino alla chiusura di sabato 2 agosto, per cui è consigliabile anche visitarla più volte.
Il tempo, in effetti, è materia prima del suo lavoro. Lungo il suo asse Feller crea ritmi visivi e sonori allocati su registri sovrapposti. Come nella grande e potente installazione appena presentata a Basilea presso Schwarzwaldallee, il lento movimento di un motore sottende l'inverarsi di un punto di crisi irrimediabile, dopo di che l'opera iniziale può essere solo ricostruita mentalmente dai suoi resti.
Ramon Feller opera congiuntamente su principii fisici e su concetti artistici. Il punto di crisi può essere conseguito anche per via di fenomeni naturali progressivi e lunghi ad attuarsi, come l'evaporazione dell'acqua in un acquario.
In altre opere esposte Feller esplora la natura ondulatoria della luce e del suono, senza cercare nuovi punti critici, ma solo ritmi e dinamiche che contengono anche un discreto contenuto di casualità, o meglio d'indeterminatezza della facies momentanea dell'opera. In effetti questo giovane artista è interessato sia alla teoria dei quanti, che alla musica sperimentale ed a quella elettronica. Ma si dichiara attento anche al cinetismo minimale dei mobiles di Calder.
A proposito di arte cinetica ed uso delle tecnologie – sia nuove che retrò – è per me sempre interessante quanto essa si sviluppi oggi in Svizzera, con artisti come Zimoun, ma anche col duo ticinese Gysin e Vanetti, che Feller giustamente percepisce come compagni di viaggio.
Il titolo di quest'esposizione è volutamente non facilmente pronunciabile e fonte di ambiguità. Tra l'altro accenna ad un piano b per l'”essere”, sempre necessario anche nel caso di produzioni ad hoc ed in effetti applicato per questa mostra a Lugano, inizialmente immaginata con un'unica, grande, installazione.
La rada, come Sonnenstube, attribuisce notevole importanza allo scambio tra le varie regioni linguistiche svizzere. L'esposizione di Ramon Feller è la seconda tappa del progetto annuale che coinvolge “giovani leve svizzere”, realizzato dalla rada sotto il titolo globaleJeunesse d'Ivoire(anch'esso volutamente ambiguo), finanziato da Pro Helvetia.
Si ringraziano Sonnenstube, Simon Fahrni e Matthias Liechti.
Dopo questa mostra la rada tornerà con proposte espositive in location locarnesi, in attesa di spostare il proprio ufficio in quella che pare possa divenire la propria nuova sede, ancora nella città del Pardo.
all’interno diJeunesse d’Ivoire
progetto curato da Riccardo Lisi
e supportato da Pro Helvetia.
il programma annuale è sostenuto da
Repubblica e Cantone Ticino, Fondi Swisslos.
Das neue Ausstellungsprojekt von la rada findet nicht wie üblich in Locarno statt, sondernin Lugano im Ausstellungsraum Sonnenstube, der vor kurzemin der Via Canonica ins Leben gerufen wurde, aber bereits bekannt ist für seine Qualität und das Interesse am Kulturangebot.
Das Be ist Bist die Solo-Show vonRamon Feller (1988), ein jungerKünstler, der in Bern arbeitet und 2013 den Kiefer-Hablitzel-Preise gewonnen hat.Das ist seine erste Ausstellung in der italienischen Schweiz, für die Feller fünf neue, kinetische Installationen–auch von erheblichen Dimensionen – geschaffen hat.
Die Ausstellung wandelt ihr Erscheinungsbild vom Eröffnungsabend am 11. Juli bis zur Schliessung am Samstag, 2. August; so empfiehlt es sich die Ausstellung auch mehrere Male zu besuchen.
Die Zeit-in der Tat - ist das „Rohmaterial“ für seine Arbeit. Entlang der Zeit-Achse kreiert Feller visuelle sowie klangvolle Rhythmen, angeordnet auf überlappenden Registern. Wie bei der großen und mächtigen Installation, welche erst kürzlich in der Basler Schwarzwaldallee gezeigt wurde:das langsame Drehen eines Motors läuft auf den unabdingbaren Krisenpunkt zu, danach kann dann das anfänglich entworfene Werk nur mental mit seinen Überresten rekonstruiert werden.
Ramon Feller verbindet physikalische Prinzipien und künstlerische Konzepte. Ein Krisenpunkt kann auch langsam durch natürliche, progressive Phänomene erreicht werden,wie beispielsweise das Verdampfen von Wasser in einem Aquarium.
Mit weiteren Werken erforscht Feller die wellenförmige Natur von Licht und Tonohne einen neuen kritischen Punkt zu suchen,nur Rhythmen und Dynamiken, die auch einen gewissen Inhalt an Zufall oder besser gesagt an Unbestimmtheit der momentanen Facies des Werkes enthalten. Der junge Künstler ist effektiv an der Quantentheorie interessiert, wie auch anexperimenteller und elektronischer Musik. Ebenso sagt er, dass er die Minimal-Kinetik der Calder-Mobiles aufmerksam verfolgt.
Kinetischer Kunst und Nutzung der Technologien - sowohl neue als auch veraltete - ist interessant zu verfolgen, wie sich dieseheute in der Schweiz entwickelnmit Künstlern wie Zimoun, aber auchmit dem Tessiner Duo Gysin und Vanetti, welcheFeller zu Recht als seine Wegbegleiter bezeichnet.
Der Titel dieser Ausstellung ist willkürlich, nicht leicht verständlich und vieldeutig. Unter anderem deutet er einen „to be“ B-Plan an, welcher immer notwendig ist, auch bei Ad-hoc-Produktionen und derin der Tat für diese Ausstellung in Lugano angewendet wurde. Die Ausstellung war zunächst mit einer einzigen großen Installation gedacht.
La rada wie auch die Sonnenstubelegen großen Wertauf den Austausch zwischen den verschiedenen Sprachregionen.Die Ausstellung von Ramon Feller ist die zweite Etappe des Ganzjahres-Projektes, realisiert von la rada, mit dem all umgreifenden TitelJeunesse d'Ivoire(ebenso bewusst mehrdeutig)und von Pro Helvetia finanziert, welchesjungeSchweizerTalente involviert.
Grossen Dank geht an die Sonnenstube, Simon Fahrni und Matthias Liechti.
Nach dieser Ausstellung wird la rada mit einem Ausstellungprogram wieder aus dem „Locarnese“ zurück kehren, aus den voraussichtlich neuen Büros und dem zukünftigen, neuen Sitz - weiterhin aus der Stadt des „Pardo“.
innerhalbJeunesse d'Ivoire
Projekt von Riccardo Lisi
mit Unterstützung von Pro Helvetia.
Das Jahres-Programm wird unterstützt vom
Kanton Tessin, Swisslos Fonds.