Quattro mostre

Genova - 22/10/2011 : 05/11/2011

"Omaggio a Martino Oberto" a cura di Mario Napoli, illustra le fasi creative dell'artista; "10 Donne in Arte", a cura di Flavia Motolese offre uno spaccato del panorama artistico femminile; "Donne cervo" di Cristina Anna Adani, a cura di Franchino Falsetti, espone sculture che dialogano con la primitivita' e "Moods in colour" di Monica Curzi, a cura di Federica Postani, espone dipinti in cui il colore rappresenta uno stato d'animo, la propria quotidianita'.

Informazioni

Comunicato stampa

Omaggio a Martino Oberto

a cura di Mario Napoli

Continua fino al 5 novembre, presso SATURA art gallery, Piazza Stella 5/1 Genova, la mostra “Omaggio a Martino Oberto” ricordo postumo. La mostra, a cura di Mario Napoli, rimarrà aperta con il seguente orario dal martedì al sabato 15:30 – 19:00.

La ricerca artistica di OM prende avvio da personali studi filosofici attorno agli anni cinquanta

La propensione a considerare il pensiero filosofico la principale fonte per la creazione, lo conduce verso uno dei progetti più importanti e complessi cui si dedica dal 1958 al 1971: ‘AnaEccetera’, rivista di filosofia astratta e linguaggio. Ana è il prefisso che trasforma il significato profondo di ogni termine o concetto, la personale lente che Oberto sfodera per rileggere il mondo. Ana è anche l’inizio della parola “Anarchia”, segno della volontà di non sottostare ad un ordine di parametri culturali prestabiliti, e simbolo dell’atteggiamento utopistico di chi desidera agire (a)politicamente per mezzo del linguaggio e, in definitiva, dell’arte.

Dopo l’esperienza editoriale legata ad ‘AnaEccetera’, il prefisso Ana non verrà più abbandonato, ma subirà continui adattamenti terminologici (“Anafilosofia”, “Anartattack”), dimostrando come il “testo ana”, che sia stampato o che sia dipinto, costituisca l’unico atteggiamento filosofico possibile.

E’ l’idea della “prova a spensare”. “Io spenso”, afferma l’artista, manifestando quella libertà che è la piattaforma di lancio del pensiero, la base di partenza da cui tutto è possibile.
Nel 1974 Oberto è tra i firmatari del Manifesto della Nuova Scrittura, storico gruppo composto da Vincenzo Accame, Ugo Carrega, Corrado D’Ottavi, Vincenzo Ferrari, Liliana Landi, Rolando Mignani, Anna Oberto e Martino Oberto, in cui, a fronte di un orientamento non univoco, si possono identificare alcune precise intenzioni comuni, come quella di portare avanti una pratica della scrittura come analisi specifica dei suoi processi interni, da cui deriva la materializzazione visiva della scrittura stessa.

Negli anni Sessanta e Settanta è impegnato in diverse iniziative editoriali e culturali: elabora il ‘Journal Anaphilosophicus’, aderisce al Circolo Anarchico Ferrer, edita in autonomia ‘Aefutura’.
Dopo le esperienze di ‘AnaEccetera’ e della Nuova Scrittura, caratterizzate da un uso più tipografico, concettuale e descrittivo della scrittura, Oberto si rivolge con particolare attenzione al segno pittorico. La scrittura diviene più poetica ed allusiva, fatta di aforismi derivati dalle numerose passioni di studio filosofico e letterario, in cui i significati si condensano in pochi termini, aprendo allo spettatore un panorama ricco di allusioni culturali.
A questa modalità corrisponde una gestualità libera, così libera che a volte ignora (volutamente) ogni possibilità di comprensione attraverso il canale convenzionale.

Mettendo a confronto il periodo degli anni Sessanta e Settanta con i decenni successivi, si nota un mutamento (graduale) nel rapporto tra segno, intenzione e significato: la tensione libertaria e la demolizione delle strutture logiche grammaticali, che caratterizzava ‘AnaEccetera’ dava al lettore l’impressione di potere interpretare il testo, per via della sua stesura, per così dire, più lineare, talvolta tipografica. Ma si trattava di un’illusione, i testi erano volutamente ermetici, proliferanti e volti a offrire un panorama stratificato di possibili interpretazioni.

Quello stesso ermetismo ci viene restituito dall’artista attraverso il segno. Un segno che dagli anni Ottanta diventa estremamente gestuale, pittorico, e tratta il linguaggio con un codice non usuale, a fronte di una frase, uno slogan o un aforisma che, per sua natura è un condensato di pensiero in poche parole.

Negli anni Novanta prende il via il progetto “Art attack”, e “Anartattack”, in cui il segno si fa insistente fino all’horror vacui, ponendo la tela come soglia tra un pensiero in entrata, che oltraggia e sfonda, e un pensiero in uscita. Dalla membrana verso lo spettatore, la tela è la piattaforma di proiezione di un universo mentale divenuto quanto mai denso e sempre più virtuale, potenziale. Ma in fondo, scrive Oberto stesso in un recente lavoro, “non c’è niente da capire per una lettura emozionale del testo”. (Lorena Giuranna)

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10 Donne in Arte

a cura di Flavia Motolese

S’inaugura, sabato 22 ottobre 2011 alle ore 17:00, presso SATURA art gallery, Piazza Stella 5/1 Genova, la mostra “10 Donne in Arte”. La mostra, a cura di Flavia Motolese, rimarrà aperta fino al 5 novembre 2011 con orario dal martedì al sabato 15:30 – 19:00.

Questa mostra collettiva offre uno spaccato del panorama artistico femminile contemporaneo presentando le opere di dieci pittrici: Aurelia Albertocchi, Paloma Almela Garcia, Raffaella Bisio, Luisa Giovagnoli, Riri Negri, Tiziana Nucera, Gabriella Nutarelli, Sofia Paoletti, Gabriella Soldatini e Maria Vittoria Vallaro.
Questo evento vuole dare visibilità alla creatività di queste artiste ed essere un momento di riflessione e confronto, data la varietà stilistica ed interpretativa proposta: dieci modi diversi di rappresentare la realtà, di esprimere la propria immaginazione e di indagare l’inconscio.

La mostra, infatti, è caratterizzata dalla molteplicità e dalla commistione di generi e soggetti differenti poiché nasce con l’intento di mettere in luce le peculiarità di ogni singola artista. Una sorta di vetrina che permetta al pubblico di curiosare nel complesso e sfaccettato universo femminile.

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Cristina Anna Adani
Donne cervo

a cura di Franchino Falsetti

Prosegue fino al 5 novembre, presso SATURA art gallery, Piazza Stella 5/1 Genova, la mostra “Donne cervo” di Cristina Anna Adani. La mostra, a cura di Franchino Falsetti, rimarrà aperta con il seguente orario dal martedì al sabato 15:30 – 19:00.

Cristina Anna Adani nelle sue sculture ha teso ad evidenziare l’aderenza dei concetti base della vita con la “primitività” del segno rappresentativo e creativo del mondo empirico e fattuale con le prime forme di interiorizzazione delle angosce esistenziali dell’eterno rapporto inseparabile tra la vita e la morte, tra èros e thanathos. La sua attenzione è nell’infondere nelle sue informi figure femminili le sensazioni profonde del mistero, dell’ignoto, delle forze esoteriche di una religiosità pagana e primitiva. Il suo “immaginario archetipo” popolato da figure, fortemente simboliche, come: la Donna Falco, la Donna Cervo, Psiche, la Dea Bianca, Fantasma di fuoco, Circe, Despina, Caverne, ect…, ci introduce in un paesaggio magico, fatto di antichi sortilegi che ci comunica una visione del mondo dove il sogno ed il mito servivano per conoscere ciò che è oltre, un collegamento con la propria identità e con il resto incomprensibile e privo di materialità. E’ una stimolante testimonianza e ricostruzione della ricerca come rappresentazione di tutto ciò che esiste.

Sono schegge di un mondo antico, che rivela la nostra natura, inalterata nel tempo della storia, di cercare in noi stessi il senso della divinità. Ascoltare noi stessi, ascoltare “le sonore argille” di Cristina Anna Adani è come ri-scoprire la continuità della nostra umana storia: conoscere le cose mediante gli universi dei simboli, delle ideologie e delle idee. Nelle sue problematiche e dialettiche sculture l’immagine femminile è principio d’identità con l’archetipo universale dove anche l’uomo ne è presenza innata e la dualità di anima/animus ne fissa ancestralmente la tensione erotica ed il mistero dell’amore. La dimensione erotica e creativa trasforma la donna in luce-divinità/ luce-donna, producendo, nel tempo, nuove forme metamorfiche della “luce dell’amore” come trascendenza del mistero della bellezza e della sua materialità. Questa ricerca filosofica ed antropologica è alla base della produzione scultorea di questa interessante artista, poiché nel riproporre modelli di evocazione mitologica ed arcaica della figura umana, diventa archeologa essa stessa delle forme simboliche per decifrare l’irrealtà ontologica sia dell’esperienza umana sia delle primordiali concezioni della vita e del mondo. E’ saper cogliere il divenire del Tempo nel suo rendere illusorio ed evanescente ogni azione e testimonianza umana.

La sua ricerca nei miti della femminilità non è fine a se stessa, ma risuona come linguaggio sonoro che non si disperde, ma si rintraccia nell’angoscia contemporanea, dove, secondo Heidegger, la “temporalità di ogni esistenza umana genera fatalmente l’angoscia e il dolore”. E’ il senso del Nulla che prevale nella nostra epoca e forse il lavoro intelligente della scultrice Cristina Anna Adani potrebbe suggerirci nuovi percorsi culturali: contrastare il dilagante processo di omologazione e di conformismo della personalità umana e l’ideologia dei nuovi idola artificiali che connotano il nostro immaginario ed il nostro modo contemporaneo di pensare e di rappresentare la realtà. E’ forse importante il ritorno simbolico al caos, alla spiritualità arcaica, allo sperimentare la luce della conoscenza e l’ombra psichica non prodotta dallo smarrimento od estraniamento dell’esistenza, ma dalla crescente consapevolezza delle esperienze iniziatiche e di resurrezione attraverso progressive crisi psichepatologiche in cui si esprimano l’esperienza profana e la dimensione del sacro. E’ un invito al “risveglio”, ad eliminare i “mostri” dei sogni, prodotti dal sonno non solo della Ragione, ma della perduta identità ancestrale e della presenza della Donna Madre, della Dea Bianca o della “Donna unica” medievale, fonti di nuove energie e di rinnovate immagini rigeneratrici di saggezza e di amore. “Così, coloro che nei quadri guardano coi loro occhi le immagini dell’arte non vedono le stesse cose, ma quelli che nel sensibile riconoscono l’immagine di un essere posto nel loro pensiero, sono per così dire turbati quando arrivano a ricordarsi della realtà vera: da questo turbamento nasce l’amore”. ( Plotino )

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Monica Curzi
Moods in colour

a cura di Federica Postani

S’inaugura, sabato 22 ottobre alle ore 17:00, presso SATURA art gallery, Piazza Stella 5/1 Genova, la mostra “Moods in colour” di Monica Curzi. La mostra, a cura di Federica Postani, rimarrà aperta fino al 5 novembre 2011 con il seguente orario dal martedì al sabato 15:30 – 19:00.

Colori come stati d’animo. A volte più incisivi, gettati e quasi “strappati” dalla tela, a volte sfumati e delicati come una dolce sensazione. Monica Curzi tira fuori la parte più intima di se stessa per comunicarla al mondo e per far sì che “il mondo” ritrovi qualcosa di sé nelle stesse pennellate.

In queste opere la quotidianità dell’artista si mescola ormai inscindibilmente con la sua arte diventando un tutt’uno. Gli studi per esercitare la professione di counselor, occupandosi quindi di ascoltare e capire i problemi dei suoi interlocutori, favoriscono notevolmente questa compenetrazione tra “vita reale” e “vita artistica” così come questa sua attitudine ad interpretare i sentimenti racchiusi nell’animo umano. I suoi quadri ne sono uno splendido riflesso.

In ogni opera c’è un momento vissuto, attraversato ed elaborato dall’artista. Talvolta si tratta di avvenimenti accaduti a terzi che hanno toccato particolarmente la sua sensibilità, altre invece si tratta di stati d’animo del tutto personali ,caratteristici di un determinato periodo di vita.

Monica Curzi concepisce l’arte come un fatto tutto personale e soggettivo che raramente esplode ed avverte la necessità di uscire alla luce per gridare la sua presenza. Ci possiamo imbattere in un inno alla vita e all’energia vitale nel vero senso della parola, come in “Life”, così come ad una liberazione da qualcosa di ingombrante, un peso, fino ad incontrare un fantomatico ed impalpabile angelo custode di cui si scorgono appena le grandi ali.
Ma è osservando con attenzione “Intimacy” che si viene travolti dal silenzio e l’artista ci conduce inconsciamente verso un momento di raccoglimento e di intimità. Il blu, infatti, viene qui utilizzato per indicare una profonda introspezione che si distacca fortemente da un bianco chiassoso e confusionario, quale il mondo che ci circonda.

A decretare la forte impronta femminile, che caratterizza la maggior parte della produzione dell’artista, “Hidden memories”, opera espressamente pensata per essere colta dalle donne. Il complesso mondo interiore di queste ultime è ricco di lacerazioni e “strappi”, ovvero momenti in cui la sofferenza non può fare a meno di uscire, che si stagliano violentemente su una tela totalmente rosa. Il dolore, talmente profondo da risultare insostenibile, viene celato dietro una apparente normalità, per non parlare di superficialità. In questo dipinto, che sembra quasi un grembo materno, si annidano inquietudini che restano ben nascoste agli occhi dei più.
Ma Monica Curzi oltre all’aspetto interiore e più profondo delle cose non trascura i fatti che accadono ogni giorno nel mondo.

Nella tela “Papaveri nel cuore”, infatti, trapela tutta la sua preoccupazione e partecipazione al dolore causato dalle stragi degli ultimi tempi, distruzioni e perdite dovute a fenomeni naturali, ma soprattutto c’è un riferimento esplicito al Giappone ed al recente Tzunami. La paura di non sapere come gestire il dolore e la morte è resa con forti tratti neri, addolciti soltanto dal rosso dei papaveri che si fanno largo in mezzo alle macerie.

Siamo davanti ad un’artista completa, giovane ma artisticamente già matura che sa analizzare ciò che c’è all’interno ma sa anche contestualizzare ciò che c’è all’esterno di se stessa, mettendo in relazione e facendo compenetrare questi due elementi con naturalezza ed istinto. Il viaggio attraverso le sue opere è prezioso per gli spunti di riflessione personale che fornisce all’osservatore, che si trova, così, “obbligato” a leggere dentro se stesso per qualche breve istante, lasciando da parte il caos da cui è circondato.