Piga & Catalano – Mystic light

Rivoli - 30/09/2016 : 23/10/2016

L'Assessorato alla Cultura della Città di Rivoli propone, nell'ambito dell'attività espositiva della Casa del Conte Verde, la mostra “Mystic Light” dei fotografi Patrizia Piga e Flavio Catalano.

Informazioni

  • Luogo: CASA DEL CONTE VERDE
  • Indirizzo: Via Fratelli Piol 8 - Rivoli - Piemonte
  • Quando: dal 30/09/2016 - al 23/10/2016
  • Vernissage: 30/09/2016 ore 18
  • Autori: Piga & Catalano
  • Generi: fotografia, personale
  • Orari: apertura al pubblico dal 1 al 23 ottobre 2016

Comunicato stampa


L'Assessorato alla Cultura della Città di Rivoli propone, nell'ambito dell'attività espositiva della Casa del Conte Verde, la mostra “Mystic Light” dei fotografi Patrizia Piga e Flavio Catalano.
L’evento, patrocinato dalla Regione Piemonte e dalla Città Metropolitana di Torino, verrà inaugurato venerdì 30 settembre alle ore 18:00
Sarà l’occasione per conoscere gli artisti torinesi e la loro attività fotografica dedicata al progetto Mystic Light, nato nel 2015 con una chiara matrice fiamminga e caravaggesca, caratterizzato dall’uso della luce naturale, come sottolinea il testo critico di Bruno Boveri: “Light. Luce. Ecco, la luce è il vero fulcro dell’atto creativo

Anche nella teoria creazionista la luce è fondamentale, senza la luce la creazione del mondo resta un’ipotesi, e difatti fondante nelle scritture è la frase “e la luce fu”. La luce dà vita alla materia che altrimenti sarebbe e resterebbe inerte. La luce la modella, la rivela, stabilisce piani visivi, elude e allude, enfatizza e ridimensiona, accende e spegne la vita. E a questo punto aggiungiamo l’aggettivo mystic, mistico, che ha perfettamente senso unito alla funzione sacrale e creativa della luce, che dà valore metafisico alla nuda realtà, all’oggetto come alla persona.”

Nel vasto curriculum di Piga & Catalano spiccano i riconoscimenti in tre concorsi internazionali:
Vicitori dell’International Garden Photographers of the Year 2016 a Londra, nella sezione Bountiful Earth, con tre fotografie: http://www.igpoty.com/competition09/winners_bountifulearth_Second.asp
http://www.igpoty.com/competition09/winners_bountifulearth.asp?parent=winners
Vincitori nella categoria Still Life a Uppsala in Svezia
https://1x.com/awards/winners.php
Vincitori dell’ International Garden Photographers of the Year 2015 a Londra, nella sezione Bountiful Earth http://www.igpoty.com/competition09/winners_bountifulearth_Second.asphttp://www.igpoty.com/competition08/winners_bountifulearth_fin1.asp
http://www.igpoty.com/competition08/winners_bountifulearth_fin1.asp

La mostra sarà visitabile a Rivoli, alla Casa del Conte Verde, fino al 23 ottobre.


INFORMAZIONI

Mostra: Mystic Light
Artista: Patrizia Piga e Flavio Catalano http://mysticlight.it
Luogo: Museo Casa del Conte Verde, Via Fratelli Piol 8 – Rivoli (To), Tel. 011.956.30.20
Inaugurazione: 30 settembre 2016, ore 18:00
Apertura al pubblico: dal 1 al 23 ottobre 2016
Orari: dal martedì al venerdì 16 – 19; sabato e domenica 10-13 e 16-19; lunedì: chiuso.
Ingresso: Intero euro 5,00; Ridotto euro 3,00 Tessera Musei gratuito
Promotore: Città di Rivoli – Assessorato alla Cultura www.comune.rivoli.to.it
Patrocini: Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino
Con il contributo di: Orogel
Ufficio stampa: B52 Associazione Culturale, [email protected] mob.333.764.27.82




Testo Critico


Mystic Light

Urge una premessa.
C’è chi dirà: che belle queste foto, sembrano un dipinto. E’ un vezzo comune, qualcosa è bello (vale anche per altri giudizi, ma soprattutto per quelli estetici) non perché è se stesso, ma perché sembra qualcos’altro, un classico è la frase, di fronte a un lago: che bello, sembra il mare.
Ma sta storia la fotografia se la tira dietro fin dalla sua fondazione. Fotografia ancella della pittura, fotografia che, se vuole ambire a essere arte, con la pittura deve fare i conti. E allora vai di fotografia pittorica o pittorialismo. Ma, volendo, alla metà dell’Ottocento, una tale contaminazione poteva essere giustificabile, la fotografia neonata doveva ancora capire chi era e cosa poteva fare, ed era abbastanza logico partire da stilemi e filosofie proprie della pittura, l’espressione visiva per antonomasia da secoli operante. E’ quindi logico che i neo fotografi (in gran parte ex pittori) da lì partissero per le loro opere con intenzioni artistiche. Oscar Gustave Rejlander, per dirne uno, con la sua famosissima “Two Ways of Life” o Henry Peach Robinson (per dirne un altro) e la sua “Fading Away”. Un po’ meno logico che ci si dibatta ancora tra questi canoni agli inizi del Novecento, come aveva brillantemente da stigmatizzare Paul Strand in un suo scritto del 1923 (“Il movente artistico in Fotografia”, lo trovate in “Fotografi sulla Fotografia”, a cura di Nathan Lyons, Agorà Editrice, Torino, 2004, pp. 176/188): “Gomma, oli, obiettivi sfocati sono i peggiori nemici… dei fotografi. Il passato e il presente fotografico, complessivamente, con poche eccezioni, sono stati indeboliti e resi sterili dall’uso di queste cose. Ricordate, comunque, che tra il passato e il presente c’è questa differenza: nel passato, questi metodi esterni erano forse necessari come parte della sperimentazione e dell’affinamento della fotografia. Questa scusa non è più valida oggi” (op.cit. pag. 180).
E più oltre: “L’ottusità dei fotografi d’oggi, cioè dei cosiddetti fotopittorialisti, si vede nel fatto che non hanno scoperto le qualità fondamentali del loro mezzo. Sia nel fraintendimento del passato che nel loro lavoro” (pag. 181/182). Insomma, ribadisce Strand “Le forme degli oggetti, le tonalità di colore relative, le strutture e le linee, questi sono gli strumenti, strettamente fotografici, della nostra orchestra. Questi il fotografo deve imparare a conoscere, dominare, armonizzare” (pag. 179).
Bello, chiaro e netto. E conclusivo, verrebbe da dire. Ma forse no, se si pensa al dibattito snervante e sterminato degli anni Ottanta/Novanta del secolo scorso sulla fotografia come forma d’arte, con la bellissima (da intendere in senso ironico) frase “artista che usa la fotografia”, che poneva distinguo e articolazioni. Di fatto erano i critici, i curatori museali, che stabilivano chi poteva fregiarsi del titolo ed entrare nell’empireo.

Ma fermiamoci qui e veniamo a questo bellissimo progetto dei nostri Piga e Catalano.

Hanno capito perfettamente quel che diceva Strand, e sono andati oltre. Già lo chiarisce il titolo di questo loro lavoro “Mystic Light”. Lasciamo un momento da parte l’aggettivo e focalizziamoci sul sostantivo: Light. Luce. Ecco, la luce è il vero fulcro dell’atto creativo. Anche nella teoria creazionista la luce è fondamentale, senza la luce la creazione del mondo resta un’ipotesi, e difatti fondante nelle scritture è la frase “e la luce fu”. La luce dà vita alla materia che altrimenti sarebbe e resterebbe inerte. La luce la modella, la rivela, stabilisce piani visivi, elude e allude, enfatizza e ridimensiona, accende e spegne la vita. E a questo punto aggiungiamo l’aggettivo mystic, mistico, che ha perfettamente senso unito alla funzione sacrale e creativa della luce, che dà valore metafisico alla nuda realtà, all’oggetto come alla persona.
E la funzione di questa luce mistica è evidente immediatamente nelle tante nature morte (o still life, come si dice in inglese, con una splendida inversione di senso): ora valorizza un particolare, ora fa risaltare morbidezza e sinuosità delle forme, ora scandisce piani. E sempre orchestra, armonizza e dà senso ed equilibrio.
Ci sono rimandi pittorici evidenti (e non negati), proprio nell’uso di questa luce… Rembrandt, Caravaggio, i fiamminghi. Ma qui Strand non avrebbe nulla da ridire, anzi: “Se i fotografi, infatti, avessero realmente esaminato in modo critico la pittura, come un’evoluzione, se non si fossero contentati di fermarsi agli aspetti superficiali, alle opere scadenti, avrebbero scoperto che la solidità delle forme, la differenziazione delle strutture, il tratto e il colore sono usati come strumenti significativi in tutti i risultati massimi della pittura”.
Ed è quello che hanno fatto Patrizia e Flavio. Luce, armonia, senso dei volumi.
In una parola: arte!

Bruno Boveri