Piero Marussig – Camera con vista su Trieste

Informazioni Evento

Luogo
MUSEO CIVICO SARTORIO
Largo Papa Giovanni XXIII, 1 , Trieste, Italia
Date
Dal al

da giovedì a domenica, dalle 10.00 alle 17.00

fino alle 21.00 in occasione degli spettacoli di Trieste Estate 2022

Vernissage
09/07/2022
Biglietti

ingresso libero

Artisti
Piero Marussig
Generi
personale, arte moderna
Loading…

Alcuni indiscussi capolavori di Piero Marussig, uno dei protagonisti della stagione di Novecento Italiano, provenienti dal Civico Museo Revoltella e da collezioni private, sono esposti al Civico Museo Sartorio del capoluogo giuliano.

Comunicato stampa

Alcuni indiscussi capolavori di Piero Marussig, uno dei protagonisti della stagione di Novecento Italiano, provenienti dal Civico Museo Revoltella e da collezioni private, sono esposti al Civico Museo Sartorio del capoluogo giuliano per la mostra “Piero Marussig. Camera con vista su Trieste”, promossa dal Comune di Trieste – Assessorato alle politiche della cultura e del turismo e curata dalle storiche dell’arte Alessandra Tiddia, curatore e conservatore al Mart-Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, e Lorenza Resciniti, conservatore del Civico Museo Sartorio di Trieste.

«Non poteva essere che il Museo Sartorio, una casa-museo, un gioiello incastonato sul colle di San Vito ad accogliere questo saggio di pittura triestina» – afferma Lorenza Resciniti. «In primo luogo perché dalle finestre del secondo piano, dove sono allestite le opere, si gode di una vista magnifica sui tetti delle case della città, sul golfo e sulla costa, come la offre Marussig nei suoi quadri. In secondo luogo» – sottolinea la curatrice e conservatore del Sartorio – «perché questa sede dei Civici Musei di Trieste è il luogo ideale – per la sua atmosfera di intimità domestica, dove piace stare in silenzio a osservare il dentro e il fuori – per esporre le opere comprese in questo progetto, dipinti preziosi normalmente custoditi da un amorevole collezionismo privato, che li mette generosamente a disposizione di noi tutti».

Il progetto di allestimento, a cura della storica dell’arte Federica Luser per Trart, presenta i momenti salienti dell’opera di Marussig. Quello triestino raccolto nella villa di Chiadino e quello milanese in cui l’artista è protagonista della stagione di Novecento Italiano.
Le opere degli anni trascorsi a Trieste (dal 1906 al 1919) riflettono la sua percezione di un «macrocosmo racchiuso nel microcosmo della sua casa, dove interno ed esterno, natura e città, vita privata e vita sociale coincidevano. Chiadino era la sua Tahiti» – scrive la storica dell’arte Elena Pontiggia curatrice insieme a Elena Colombo, storica dell’arte e direttrice dell’omonimo studio d’arte a Milano, e ad Alessandra Tiddia del catalogo dedicato a Piero Marussig e Claudia Gian Ferrari Un omaggio triestino (edito da Trart a fine 2020).
 «Per un pittore intimista, anzi intimo come lui, la natura non superava i perimetri, pur ampi, del suo giardino e per dipingere la vita gli bastavano le figure e le cose che vedeva nelle sue stanze, sulla spianata di ghiaia bianca davanti alla villa, nel parco di alberi e piante che la circondavano».

Siesta (1912), Serata a Trieste (1914), Concertino nel parco (1916) sono solo alcune delle opere presenti in mostra riferite a questa tematica. Dipinti impregnati di un senso di agiatezza intima, quella “Gemütlichkeit” difficilmente traducibile con un sinonimo italiano, ma che corrisponde a un senso di armonia tra sé stessi e l’ambiente circostante, come ha ben osservato Alessandra Tiddia nel corso dei suoi studi dedicati all’artista. I dipinti di Piero Marussig sono finestre aperte sulla città e chiuse a contenere un mondo intimo fatto di affetti e “piccole e belle cose”.

Il progetto di allestimento si sofferma poi sul periodo milanese, iniziato nel 1919 con la prima mostra personale alla Galleria Vinciana a Milano, che apre all’artista le porte della critica e quelle del salotto di Margherita Sarfatti, introducendolo di fatto nel milieu artistico italiano. Nel 1920 Marussig si trasferisce nella città lombarda e da quel momento in poi espone a fianco di quei pittori che credono nella traduzione delle modalità classiche italiane in un linguaggio moderno: Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Achille Funi, Emilio Malerba, Ubaldo Oppi, Mario Sironi.

Accostando la propria ricerca a quella dei colleghi, Piero Marussig abbandona il colore espressivo e dà maggiore solidità alle sue figure, trasformando quella intima quotidianità tipica delle opere “triestine”, in una dimensione sospesa e idealizzata.

Fino al 1932 Piero Marussig parteciperà a tutte le attività del gruppo esponendo a importanti esposizioni in Italia e all’estero.