Pier De Felice – Pottery Invaders
Un legame storico, quello tra Pier De Felice e la galleria Febo e Dafne, che dura da quasi dieci anni e che si rinnova il 17 Settembre per presentare l’ultimo e sorprendente capitolo della ricerca dell’artista: “Pottery Invaders”.
Comunicato stampa
Un legame storico, quello tra Pier De Felice e la galleria Febo e Dafne, che dura da quasi dieci anni e che si rinnova il 17 Settembre per presentare l'ultimo e sorprendente capitolo della ricerca dell'artista: "Pottery Invaders". La mostra non è una rottura con il passato, ma la naturale e ironica evoluzione di un percorso artistico da sempre incentrato sulla memoria della materia, sulla sostenibilità e sulla riscoperta poetica della quotidianità. Il lavoro di De Felice si è sempre sviluppato per stratificazioni, sia fisiche che concettuali. Lo abbiamo visto nel ciclo Assemblages, dove i materiali di recupero diventavano organismi nuovi, e lo abbiamo ritrovato in Sottopelle (2023), dove il punteruolo incideva il supporto e la resina accoglieva parole, frammenti musicali e visioni intime, curando le ferite dell'uomo e del pianeta attraverso la perseveranza del mondo vegetale. Se in Piccoli spiragli di poesia la realtà si trasformava in un universo intimo e segreto, e in Pottery Dancers la ceramica si muoveva in una danza silenziosa e leggera nello spazio, oggi assistiamo a un vero e proprio cortocircuito visivo.
In Pottery Invaders, la terra cotta smaltata cessa di fluttuare nell'aria e decide di "invadere" la pittura e il supporto. Plasmata dall'artista, la componente ceramica si immerge direttamente tra le stratificazioni dell'opera, creando un sofisticato gioco di sdoppiamenti e corrispondenze plastiche in cui la superficie pittorica e la materia tridimensionale si fondono e si mettono a specchio. Questa inedita incursione materica porta con sé una decisa e vibrante evoluzione stilistica. I colori si fanno accesi, saturi e brillanti — come i caldi arancioni e i verdi rigogliosi che animano le composizioni - traghettando i lavori verso un'estetica marcatamente Pop. Anche i soggetti della natura di uso quotidiano - da sempre cari all'artista come simboli di libertà e resistenza - mutano pelle: frutti esotici, foglie imponenti e cactus popolano lo spazio con un tono più divertente, leggero e ironico. Questa chiave ludica dissacra la realtà senza mai sminuire la profonda serietà della ricerca concettuale e della salvaguardia del bello che da sempre contraddistingue De Felice.
A rendere ancora più evidente questa tensione poetica è la scelta dei supporti dal profilo irregolare, dove i bordi grezzi del cartone ondulato industriale vengono lasciati volutamente visibili, quasi a nudo. Questo contrasto radicale tra l'anima "povera" e recuperata del cartone e la preziosità vitrea, lucida e levigata della resina e dello smalto ceramico incarna perfettamente la poetica dell'artista. Inoltre, la frammentazione dello spazio visivo attraverso composizioni non convenzionali, dittici e installazioni d'ambiente che integrano elementi reali, scardina la visione tradizionale della tela e invita l'osservatore a ridefinire il proprio rapporto con l'oggetto quotidiano. Pottery Invaders celebra così un felice paradosso: l'invasione della materia si trasforma in un atto di libertà, dove il gioco, il colore e il recupero diventano gli strumenti definitivi per continuare a cercare e proteggere la bellezza del nostro mondo.
Pier De Felice (Torino, 1969) Vive e lavora a Pianezza (TO). Di formazione non accademica, De Felice giunge alla pittura dalla metà degli anni Ottanta. Nel 1989 intraprende un viaggio in giro per l’Europa che lo porterà per circa un anno e mezzo a contatto con gallerie e musei, rientrato comincia a frequentare lo studio di Enrico Colombotto Rosso. Da questa frequentazione, che dura oltre quindici anni, De Felice approfondisce le sue conoscenze tecniche in ambito artistico. Le prime mostre arrivano nel 2002 e tra personali e collettive, in Italia e all’estero, ha continuato ad evolvere il suo linguaggio pittorico contaminando di materiali e tecniche tra le più disparate, mantenendo sempre costante quella curiosità e quella passione per il viaggio e la scoperta che aveva caratterizzato il suo approccio iniziale all’arte. Tra le mostre più rilevanti si segnalano: La 54° Biennale Venezia Padiglione Italia Torino Esposizioni, nel 2011; Pier De Felice; Francesco Di Lernia, alla Galerija Dimenzija Napredka - Solkan (Slovenija) a cura di Willy Darko nel 2010; XX x XX Studio D’Ars – Milano, collettiva del 2013 a cura di Daniele Decia; la collettiva Sun Soul Various Spazio Novaventinove – Torino a cura di Francesca Canfora e Daniele Ratti nel 2011. Nella galleria Febo e Dafne di Torino ha realizzato le mostre personali “Short Stories” nel 2018, “Assemblages” nel 2020 e “Sottopelle” nel 2023.